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palazzo dei Quartieri Militari, F. Juvarra

 punto elenco Scuola e leggi razziali  punto elenco Introduzione ai quaderni di scuola

Introduzione ai documenti
di Riccardo Marchis

Si propongono qui due quaderni di scuola di Elena Ottolenghi intitolati, secondo la denominazione data dalla riforma gentiliana, “Diario della vita di scuola” riguardanti rispettivamente l’anno scolastico 1937/1938 e il successivo 1938/1939. Il primo compilato nella terza classe B della Scuola elementare “Rignon” di Torino, il secondo redatto nella quarta elementare della Scuola ebraica “Colonna e Finzi” della stessa città, frequentata dopo l’entrata in vigore delle leggi razziali [Alcune notizie sulla “Colonna e Finzi” sono reperibili in Cristina Bonino, La scuola ebraica di Torino, 1938-1943, in Bruno Maida ( a cura di), 1938 I bambini e le leggi razziali in Italia, Firenze, Giuntina, 1999, pp. 65 e ss.]. I due quaderni mostrano elementi di continuità e differenze che meritano di essere anticipate per ciò che rivelano del passaggio tra la vita precedente e il dopo, indelebilmente segnato dall’applicazione delle inique leggi.

In quelle pagine vi è una sostanziale continuità nell’attenzione riservata alle ritualità, alle mete e agli appuntamenti del regime così come ai fasti di casa Savoia, vissuti come un connotato sostanziale della scuola ormai fascistizzata, da cui non era pensabile scartare, quand’anche ve ne fosse stata l’intenzione, nell’una come nell’altra scuola. Quaderni consimili a questi, compilati a partire dalla seconda elementare, avrebbero dovuto garantire uno spazio di espressione libera e creativa degli allievi e, in parallelo, le annotazioni dei docenti denominate “Cronaca della scuola” avrebbero dovuto consentire di cogliere la “scuola nella sua vita”, nonché servire a “scoprire il segreto dell’effettiva scuola”. Questo almeno nelle intenzioni dell’estensore dei programmi delle elementari del 1923, Giuseppe Lombardo Radice; presto però di questa documentazione si era appropriata, secondo il proprio spirito, la scuola fascista, trasformandoli in strumenti di vigilanza e di misura della propria capacità di plasmare le giovani generazioni, quanto in profondità si sarebbe meglio visto negli anni a venire. Tuttavia, già nei tempi del consenso, dai quaderni di “Diario” si esprime per qualche misura un’infanzia autenticamente curiosa e vivace che trapassa le pose proposte, e qualcosa delle parole e dei disegni parla dei piccoli autori, sino a restituire al termine “diario”, che campeggia nella prima pagina a mo’ d’intitolazione, una certa verosimiglianza.

Nelle annotazioni di Elena, poi, si aggiungono ai momenti di vita di scuola, piccoli quadri di vita domestica, tratti dalla quotidianità e dalle vacanze scolastiche che disegnano una serena famiglia borghese intenta al pari di ogni altra nelle occupazioni e nelle cadenze di un’esistenza tranquilla, segnata all’improvviso dalla dolorosa scoperta di una diversità impensata e incomprensibile.
A distinguere le annotazioni dei due quaderni giungono le notizie sui momenti salienti del calendario di vita ebraico e sulle funzioni religiose, suggeriti sicuramente dal nuovo contesto e richiamati alla vigile sensibilità e all’intelligenza di Elena dai discorsi uditi in casa, che parlano di angosciose e dure scelte di esilio, di perdite di affetti che la inducono a espressioni serie e inusitate per lei anche nella forma: “Rabbrividisco al pensiero che, forse, dovrò anch’io allontanarmi dalla mia adorata Italia (20 aprile)”.

Ma il punto centrale delle differenze tra i due quaderni sta nel racconto della sua esclusione dalla scuola pubblica e della separazione dall’amata maestra, annunciato nelle ultime pagine del quaderno 1937/1938 e descritto lungo l’arco dell’intero anno scolastico successivo, con un crescendo d’intensità che commuove. Nelle pagine del 1938/1939 vi è infatti il diario di una perdita, che non ha consolazione pur con il costante e, se possibile, accresciuto affetto della famiglia e con i successi raccolti anche tra i nuovi compagni. E’ un dolore che si rinnova ad intervalli sino a chiarirsi alla mente di Elena attraverso le forme sfuggenti e rivelatrici di un sogno, nel quale essa esprime a se stessa ciò che fino ad allora aveva tentato di non dirsi: “[...] io non potrò più stare con quella maestra che mi insegnò a leggere, a scrivere ... e piansi, piansi, piansi ... e poi mi svegliai sempre molto triste e con gli occhi bagnati (18 aprile)”.

I due quaderni, in definitiva, servono per avvicinarsi a capire che cosa abbiano significato le leggi razziali per chi le subì bambino. E non solo. Lo sguardo spaesato e spiazzante di Elena, che non riesce e non può darsi ragione, rappresenta - in nuce - lo stupore e l’angoscia di chi visse adulto gli stessi momenti, di colpo relegato in un mondo di discriminazioni e disuguaglianza.

Suggerimenti didattici

Diversi gli approcci possibili a queste fonti, a seconda dell’età degli allievi e degli scopi didattici per i quali saranno analizzate. Un elemento di partenza comune che si ritiene di proporre è la ricerca dei personaggi che si affacciano nelle annotazioni di Elena, registrando per ognuno i ruoli e le relazioni che li legano. Inoltre si propone di annotare i fatti della “grande” storia che si presentano al chronicon. Un’ulteriore proposta potrebbe consistere nella ricerca di notizie relative ad alcuni personaggi individuati. Per esempio si potrebbero ricercare notizie riguardanti la sua compagna Nora Böhm (7/10/1938 e 20/2/1939) attraverso il racconto L’anello della nonna Rita, pubblicato su Ha Keillah, bimestrale ebraico, febbraio 2008, n. 1.

Relativamente ad Elena daremo noi qualche notizia per venire incontro alla legittima curiosità dei lettori: all’immagine della bambina dai capelli rossi che ci viene incontro dal veloce ed ironico ritratto tracciato da Aldo Zargani nel suo Per violino solo (Bologna, 1995, pp. 73 e ss.) e a quelle che ricaviamo dai suoi quaderni, possiamo accompagnare l’immagine sorridente di un’affabile signora che porta nello sguardo la stessa vivace intelligenza e nelle parole, per chi abbia la fortuna di ascoltare la sua testimonianza nelle scuole, la sensibilità ed il ricordo di chi visse quel tempo e il successivo periodo delle persecuzioni nazifasciste, a cui riuscì a sfuggire con i suoi genitori [Alcuni estratti di una sua intervista appaiono in Sonia Brunetti, Fabio Levi (a cura di), I nonni raccontano, in 1938. I bambini e le leggi razziali, cit. pp. 119 e ss.].



Documenti di riferimento

I diari di vita scolastica 1937/1938 e 1938/1939