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palazzo dei Quartieri Militari, F. Juvarra

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Introduzione ai documenti
di Mario Paschetto

In data 18 agosto 1938 il Regio Provveditorato agli Studi di Torino trasmette alle scuole della provincia la circolare del Ministro dell’Educazione Nazionale Bottai che ha per oggetto la formazione della coscienza razzista e la diffusione della rivista “La difesa della razza”. In essa si dà brevemente notizia dell’uscita del primo numero della rivista per proseguire poi con l’affermazione che il problema razziale costituisce il “principio basilare” della politica del Duce e con la definizione del ruolo fondamentale che la scuola dovrà assumere per l’affermazione della dottrina razzista. Conclude, infine, raccomandando la massima diffusione della rivista in tutte le scuole di ogni ordine e grado.

A partire dall’inizio di settembre del 1938,il governo fascista italiano emana una lunga serie di testi legislativi che ne determinano la politica razziale. Si tratta, fino all’ottobre del 1942, di regi decreti legge e regi decreti; successivamente, con l’instaurazione della Repubblica Sociale Italiana, fino ai primi mesi del 1945, di decreti ministeriali e di decreti legislativi del Duce (senza dimenticare, per tutto il periodo indicato, l’innumerevole quantità di circolari e di altre disposizioni amministrative). La parte più corposa e più nota fa, comunque, riferimento al 1938 e non è certamente un caso che uno dei primi provvedimenti (regio decreto legge 5 settembre 1938, n. 1390) riguardi proprio la scuola.

Documento di grande interesse, in questo contesto, è la Carta della scuola, redatta dal Ministro dell’Educazione Bottai e approvata dal Gran Consiglio del Fascismo il 15 febbraio 1939. In esso viene definito il progetto di riforma della scuola, articolato in ventinove punti, che oltre a tracciare il nuovo ordinamento della scuola fascista, dalla scuola d’infanzia alle superiori, ne sancisce principi, fini e metodi. A questo proposito citiamo testualmente: “La scuola fascista per virtù dello studio, concepito come formazione di maturità, attua il principio d’una cultura del popolo, ispirata agli eterni valori della razza italiana e della sua civiltà; e lo innesta, per virtù del lavoro, nella concreta attività dei mestieri, delle arti, delle professioni, delle scienze, delle armi”.

Tracce della legislazionerazziale si trovano anche nelle numerose pubblicazioni “culturali” dell’epoca fascista. Una di queste è “Gymnasium”, rivista bimestrale didattico-letteraria per le scuole medie, pubblicata a Torino dalla SEI a partire dal 1933. Dalle sue pagine, a titolo di esempio, presentiamo: le norme per l’associazione all’ENIM (Ente Nazionale Insegnamento Medio) degli istituti privati di Istruzione media; un articolo di fondo sui compiti nuovi della cultura nella scuola che, nella parte finale, polemizza sui manuali scolastici compilati da autori ebrei; i chiarimenti in merito alle presentazione di certificati di arianità richiesti da molte amministrazionistatali e parastatali per la partecipazione ai concorsi da loro banditi; il bando per l’ammissione ai concorsi e agli esami di abilitazione all’insegnamento nelle Regie scuole.



Documenti di riferimento