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ALPES
EN GUERRE / ALPI IN GUERRA 1939 - 1945
Introduzione
alla mostra
a
mostra Alpi in guerra/Alpes en guerre è stata realizzata
a Grenoble dal Muséè de
la Résistance et de la Déportation de l’Isère,
con la collaborazione dell'Istituto piemontese della Resistenza
e della società contemporanea, e il contributo
dell'Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea
in Valle d'Aosta e dell'Isalp-Istituto di storia delle
Alpi di Lugano. Insieme, i partners hanno definito l'impianto
scientifico, di cui dà conto il catalogo, e hanno messo
a disposizione un'ampia documentazione, attingendo ai loro
archivi e svolgendo apposite ricerche.
Composta
di pannelli dal profilo irregolare e dalle tonalità spente,
quasi a evocare l'aspro ambiente montano, la mostra si
articola in sei sezioni, intervallate da tre postazioni
video, che aggiungono sequenze di immagini a quelle esposte.
Integrano il percorso un documentario e un film di 6 minuti
proiettato sul lungo schermo della Galleria delle immagini,
che riassume con animazioni e materiali d'archivio le fasi
della guerra tra Italia e Francia fino ai trattati di pace.
Apre
la mostra una grande fotografia di Hitler e Mussolini,
quasi a ricordare che tutto ciò che si osserverà deriva
dalle ideologie messe in pratica da questi due uomini.
Il
percorso inizia con la presentazione del territorio alpino
alla fine degli anni '30: un periodo cruciale, nel quale
le società tradizionali, pur restando legate alla pratica
dell'allevamento e dell'agricoltura, modificano progressivamente
i loro modi di vita sotto la spinta dell'industrializzazione
e del turismo. L'esistenza della frontiera politica non
incide sulle relazioni di popolazioni che hanno in comune
lingue e tradizioni.
La
prospettiva si allarga, spostandosi sulla posizione strategica
delle Alpi occidentali e sul loro ruolo nella geopolitica
mondiale dalla fine del XIX secolo al 1945. Pur non costituendo
un fronte di primaria importanza, esse sono difese da imponenti
fortificazioni e da truppe specializzate: gli Chasseurs
alpins (Cacciatori alpini) e gli Alpini, reclutati
in seno alle comunità locali.
Una
terza sezione informa sulle potenze che si affrontano sul
campo e sullo svolgimento della guerra. Segue l'evocazione
della Resistenza, che si sviluppa da un lato e dall'altro
delle Alpi, dando luogo alla creazione di 'repubbliche
libere', come quelle del Vercors in Delfinato o della Val
d'Ossola, Valmaira ed altre in Piemonte, poi schiacciate
dalla repressione tedesca.
Terre
di resistenza, le Alpi furono anche terra di rifugio per
quanti erano in pericolo di vita: militari ed ex prigionieri
alleati, partigiani, antifascisti e soprattutto ebrei dell'Europa
centrale e orientale che cercavano di sfuggire alle persecuzioni.
Dopo l'emanazione delle leggi razziali (1938) che li cacciarono
dall'Italia e l'occupazione tedesca della Francia (1940)
essi compirono intricati percorsi alla ricerca della salvezza.
Li
accolsero nelle Alpi le zone francesi dell'occupazione «mite» degli
Italiani, fino all'8 settembre 1943, e in numero sempre
più rilevante la neutrale Svizzera, verso la quale si riversavano
i perseguitati da ogni parte della frontiera.
Ma
non tutti riuscirono a sfuggire al furore della guerra
e alla logica omicida dei nazisti e dei loro collaboratori,
le milizie di Vichy e i fascisti della Repubblica sociale
italiana.
Il
pesante tributo pagato dalle popolazioni alpine è il tema
della quinta parte.
I
bombardamenti alleati sui centri urbani industriali fecero
numerose vittime fra gli abitanti. Torture, esecuzioni
sommarie e deportazioni s'intensificarono durante l'occupazione
tedesca di tutte le Alpi fino alla Liberazione, che arrivò nell'agosto
1944 nelle Alpi francesi, ma solo nell'aprile 1945 nelle
Alpi italiane.
La
sesta parte illustra le tappe della difficile riappacificazione
tra italiani e francesi, conseguenza della guerra del 1940:
ridefinizione delle frontiere, tentativi di annessione
della Val d'Aosta, manifestazioni di italofobia, che hanno
reso più lenti l'elaborazione della memoria e lo stesso
lavoro storiografico.
La
mostra suggerisce quanto resta ancora da fare, da ciascun
versante, sessant'anni dopo. La sua realizzazione e la
collaborazione transfrontaliera nella quale essa s'iscrive
sono tuttavia una prova dell'esigenza di lavorare in comune
per scrivere in una nuova prospettiva la storia europea.
Nellallestimento
di Torino la mostra presenta degli approfondimenti cartografici,
sulla sociologia alpina e sulle linee di fortificazione
dei due versanti (La fine delle frontiere).
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