Per Dada. Un ricordo di Ersilia Alessandrone Perona e Luciano Boccalatte

di Ersilia Alessandrone Perona

Per ricordare Dada Vicari Comandone pubblichiamo il ricordo di  Ersilia Alessandrone Perona, già direttrice di Istoreto le parole dette da  Luciano Boccalatte, direttore dell’Istituto, al Tempio crematorio del Cimitero monumentale di Torino, l’11 novembre 2021.

Dada Vicari Comandone di Ersilia Alessandrone Perona

Tutto è cominciato con una storia di Resistenza. Incontri e parole scambiate a metà degli anni Ottanta davanti all’ascensore del nostro palazzo con la signora Vicari, l’energica e simpatica Pina allora quasi settantenne, che, saputo del mio lavoro presso l’Istituto storico della Resistenza in Piemonte, mi accennò e poi mi raccontò lungamente la morte del marito, Michele Vicari, sappista garibaldino ucciso dalle Brigate nere il 18 aprile 1945. In via Casalis 49 lo ricorda una lapide, dove non mancano mai dei freschi garofani rossi. Seppi poi che di quei fiori si curava una delle due figlie di Pina, Dada. 

Vedevo Dada più raramente di sua madre, benché abitasse nello stesso condominio. La incontravo con la sua bicicletta, quando rientrava dalla Venchi dove lavorava nell’amministrazione, o dall’asilo dei due bambini, Michele e Paolo, il secondo ancora molto piccolo. Con lei, scambio di parole di simpatia fra coetanee sempre di corsa. Poi la Venchi chiuse, Dada si trovò alla ricerca di un nuovo lavoro. E a me, nominata da poco direttrice dell’Istituto, sembrò la persona adatta, per la sua competenza e per la sua storia familiare, a occuparsi, se lo avesse gradito, della segreteria e dell’amministrazione. Lei accettò con entusiasmo.

 Era allora presidente dell’Istituto Giorgio Agosti, che con la sua autorevolezza mai separata dalla concretezza e da una benevola, amichevole considerazione dei più giovani, esercitava su tutti noi una forte influenza. Sentivamo la forza della sua lucidità, della sua involontaria testimonianza scevra di retorica e, se mai, venata d’ironia. In più, credo che Dada avvertisse un legame tenace fra la sua storia familiare e ciò che Agosti rappresentava. 

Il legame con Giorgio fu per Dada così sentito che, quando il peggioramento della vista gli impedì praticamente di leggere, lei registrò per lui interi romanzi, inventandosi pioniera degli audiolibri. 

 Dada si inventava le soluzioni, facendo migliorare l’organizzazione dell’Istituto, povero di supporti umani e materiali e dal bilancio molto limitato. Erano gli anni della trasformazione tecnologica, occorrevano dei nuovi computer, si doveva procedere alla schedatura informatica della cospicua biblioteca dell’Istituto (60.000 volumi). Lei imparò il sistema di schedatura per dare una mano al prof. Piero Traversa che se ne occupava: oggi si direbbe che era multitasking, ma lo era d’istinto, per la sua intelligenza e per la sua estrema generosità. E fece appello alla collaborazione volontaria di persone motivate, diventando una volontaria lei stessa, quando raggiunse le condizioni per la pensione.

  Gli anni ’80-’90 furono di grande crescita culturale dell’Istituto, come si può constatare scorrendo le relazioni di attività di «Mezzosecolo». Dada supportò in ogni modo quel fervore di iniziative, dai rapporti amministrativi con gli enti erogatori di risorse alla cura organizzativa di seminari e convegni internazionali. E fu coinvolta in pieno nella grande avventura del trasloco dall’appartamento che fu di Piero Gobetti in via Fabro 6 alla nuova sede di via del Carmine 13, nel palazzo San Celso dei Quartieri Militari juvarriani, ottenuto dal successore di Agosti, Giorgio Vaccarino.   

 La sua era anche partecipazione alle finalità primarie dell’Istituto, come dimostrò donando con i suoi familiari il prezioso album fotografico dei funerali del padre nei giorni dell’insurrezione di Torino, impressionante documento del coraggio e della dignità di un piccolo corteo che sfila fra soldati tedeschi armati e, come narra la memoria familiare, muniti di cani. O come fece con l’iniziativa, appresa dai gruppi di ricerca, di intervistare la madre facendole raccontare la sua guerra: cosa che Pina fece con grande efficacia, come mostra il video realizzato dalla stessa Dada.

 Ma Dada non era solo un pilastro dell’Istituto: la sua energia, il suo temperamento solare la portava ad amare le lunghe passeggiate in montagna, i viaggi con Gianfranco, ad assumersi lavori manuali per migliorare la casa loro e dei figli ad Alpignano, a fare volentieri e con divertimento il caddy del marito sui campi da golf, in giro per tanti paesi. E trovava il tempo per leggere (il dono a lei più gradito, un libro), persino per studiare il russo, che metteva alla prova conversando, sempre sulle scale del nostro condominio, con un altro neofita, il dottor Poletti.

 Il suo cambiamento di alloggio, la mia uscita dall’Istituto nel 2012 non diminuì di una linea il nostro legame, fatto di troppe cose realizzate insieme, e rese più facili dal suo ottimismo.

Quell’ottimismo che l’ha portata ad essere la Dada di sempre, vicina ai suoi, agli amici, al suo Istituto, fino all’ultimo, nonostante il male che ce l’ha tolta. 

Per Dada.Parole dette  al Tempio crematorio del Cimitero monumentale di Torino, l’11 novembre 2021
di Luciano Boccalatte

E’ sempre grande e dolorosa pena prendere commiato da chi, come la nostra Dada, ha affrontato  ogni giorno, fianco a fianco e per oltre trent’anni,  l’avventura di quella che mi piace definire ancora una volta la piccola repubblica dell’Istituto della Resistenza. A questa repubblica Dada è stata  fedele fino al suo ultimo giorno con un impegno che traeva energia non solo dal suo carattere generoso, dal suo ottimismo, dalla sua forza d’animo, dalle sue  capacità e dal suo senso del dovere, ma che aveva radici nelle ragioni stesse dell’esistenza dell’Istituto, così come si era configurato fin dalla sua fondazione. Radici che affondavano nella  storia familiare, nella memoria di quel padre di cui non poteva serbare ricordo, il partigiano Michele Vicari, ferroviere, assassinato a Torino il 18 aprile 1945 dalle brigate fasciste, alla vigilia dell’insurrezione. E nella forza della madre Pina.

Qui, di fronte al suo feretro, mi si sovrappone nella mente un’immagine: Dada sorridente al tavolo dell’organizzazione di quella che era stata la sua prima prova, il convegno dell’Istituto sull’insurrezione in Piemonte per il 40° anniversario della liberazione, nel 1985.

Era stata una felice scelta, una delle innumerevoli,  di Ersilia Alessandrone Perona, allora direttrice dell’Istituto, che l’aveva per così dire “arruolata” nella nostra piccola squadra, un gruppo coeso e solidale di cui Dada divenne subito una colonna portante.

Ci ha portato in dote l’esperienza maturata negli anni in cui lavorò nell’impresa privata, la concretezza e la capacità di affrontare senza tema e senza indugi, con spirito pratico e deciso, tutti i problemi che  l’Istituto si è trovato di fronte, dalla quotidiana lotta con risorse sempre scarse, alle grandi svolte maturate con il trasferimento nella nuova sede nel 2003, alla partecipazione attiva alle campagne di ricerca.

Ma non è solo questa la dote che ci lascia: era per chi, come me, appartiene alla sua generazione, una sorella più che un’amica, e per le generazioni più giovani una sorella maggiore, attenta con affetto vero, alle vicende di ciascuno, pronta a sorreggere e ad aiutare, così come con i suoi familiari, il marito Gianfranco, i figli, le nuore, la sorella, i nipoti con  cui condividiamo oggi il dolore del distacco.

Nei nostri cuori e nella nostra mente resta come lascito ereditario che non si cancella la sua umanità e il senso del lavoro collettivo e solidale volto a uno scopo comune: non lo disperderemo.

Dada carissima, spesso di fronte alle difficoltà che si presentavano con frequenza mi ripetevi che il nostro buon presidente Giorgio Agosti, con il quale avevi fino all’ultimo avuto un rapporto filiale, ci avrebbe tutelati, ovunque fosse stato.

E ancora nel messaggio che ci siamo scambiati due giorni prima che ci lasciassi  mi scrivevi “E’ stato così bello lavorare insieme per tutti questi anni, l’Avvocato sarà sempre vicino all’Istituto, anche se sarà sempre più difficile”.

L’ultima volta che ci siamo visti, al momento di lasciarci, la tua carezza lieve e discreta e il tuo sorriso, stanco per il male che ti ha sottratto alla tua famiglia e a noi, è stato il tuo commiato.

Quanto ci hai dato in questi lunghi anni di amicizia e di lavoro comune è la nostra tutela: sorridici, Dada, ovunque tu sia.

 

L’ultimo saluto a Dada, domani al Tempio crematorio del cimitero Monumentale di Torino alle ore 10.

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