La battaglia di Torino di Gigi Padovani. Un’anticipazione dell’autore

di Gigi Padovani

Torna di grande attualità il racconto della «battaglia di Torino», che in sette giorni dell’aprile 1945 riuscì a liberare il capoluogo piemontese dalla morsa della Wermacht e delle Brigate Nere prima dell’arrivo degli Alleati. Sono orgoglioso che questo mio lavoro basato sulle testimonianze che raccolsi direttamente dai protagonisti dell’insurrezione oltre quarant’anni fa, con l’aiuto dei partigiani dell’ANPI di Torino, – esca nuovamente in proprio questo momento, con il titolo La Liberazione di Torino. Aprile 1945: le sette giornate dell’insurrezione (Edizioni del Capricorno, Torino), arricchito con molti aggiornamenti storiografici, schede e 24 pagine di immagini d’epoca.

In questi giorni siamo bombardati in televisione dalle atroci immagini della guerra in Ucraina, dove un popolo aggredito resiste eroicamente all’aggressione dell’esercito russo mandato da Putin, e la tentazione di girarci dall’altra parte è forte. Il rifiuto della guerra come male assoluto è legittimo, ma di certo la Resistenza non è stata e non può essere considerata “pacifista”, come ha ribadito in una bella intervista su “Repubblica” lo storico Giovanni De Luna (14 aprile 2022 p. 17).

Nel 1943 impugnare le armi contro i nazisti occupanti e contro i fascisti di Salò che li aiutavano, fu un imperativo morale. Allora non poteva esserci equidistanza, in nome di un astratto pacifismo. E del resto lo stesso Pontefice San Giovanni Paolo II ebbe modo di dire che la pace deve accompagnarsi sempre a giustizia e libertà, oltre a verità e amore.

Le donne e gli uomini che dal 18 aprile del 1945 rischiarono la vita per cacciare i nazifascisti agirono soprattutto per riconquistare la libertà perduta dopo vent’anni di dittatura mussoliniana. Fu una lotta di popolo, di tutte le classi sociali di tutti i partiti di opposizione: comunisti, sociali, democristiani, azionisti e liberali, cioè quelli che firmarono la nostra Costituzione.

Come scrive il presidente di Istoreto Paolo Borgna nella bella prefazione al mio libro, «Quell’avanguardia minoritaria ma non irrilevante di combattenti contro il nazifascismo aveva prefigurato, con la struttura dei CLN, un embrione di Stato che segnava una cesura storica rispetto al ventennio mussoliniano».

Con impegno ed entusiasmo nel mio racconto ho ripercorso ora per ora le «sette giornate di Torino», durante le quali si affrontarono circa tredicimila militari tedeschi e fascisti, muniti di carri corazzati e di un ottimo equipaggiamento, contro alcune migliaia di sappisti (organizzati nelle SAP, le Squadre di Azione Patriottica, nate per difendere le fabbriche, con poche armi e tanto coraggio) e diecimila partigiani provenienti dalle valli del Torinese (Lanzo, Chisone, Pellice, Susa) e dalle colline del Monferrato.

Durante l’insurrezione gli operai occuparono le fabbriche, resistendo alle colonne motorizzate dei nazifascisti. Furono ore drammatiche, perché i partigiani tardavano a scendere in città, anche a causa di un contrordine del colonnello inglese Stevens: si scoprì poi che cercava di evitare l’insurrezione, affinché a liberare Torino fossero gli Alleati in arrivo da Bologna. Poi, finalmente, nella notte tra il 27 e il 28 aprile, i nazifascisti scapparono, consegnandosi a Ivrea agli americani. Tutto si concluse il 30 aprile 1945 con i solenni funerali delle vittime: circa 800, tra i caduti durante i combattimenti e quelli colpiti dai cecchini fascisti.

Le prime jeep USA giunsero in piazza Castello soltanto il 3 maggio 1945 e trovarono una città ordinata, al lavoro, con tutti gli organi di governo già insediati. Scrisse Franco Antonicelli, l’intellettuale liberale presidente del Comitato di Liberazione piemontese: «Torino si mostrò città così civilmente preparata, così organizzata, da creare una vera sorpresa negli Alleati».

 

Questo sito web utilizza i cookie per le statistiche e per personalizzare la navigazione. Scopri come disattivare o cancellare i cookies di eventuali terze parti non installati direttamente sul sito Disabilito

Le impostazioni di questo sito web sono predisposte per "permettere ai cookie" di offrirvi la migliore esperienza di navigazione possibile. Se continuate nella navigazione senza modificare le vostre impostazioni dei cookie o cliccate sul pulsante "accetto" più in basso, allora acconsentite alla suddetta "cookie policy".
E' possibile disattivare o cancellare i cookies di eventuali terze parti non installati direttamente sul sito alla pagina Privacy e cookie policy

Chiudi

Con il contributo di