«Noi
non volevamo vivere e testimoniare, ma vivere per testimoniare»,
afferma Primo Levi nella prefazione
del testo teatrale di Se questo è un uomo.
Questo stesso imperativo guidò anche il giovanissimo
Germano Facetti, deportato a Mauthausen-Gusen a diciassette
anni
per ragioni politiche, anche se la sua testimonianza giunse
dopo un silenzio tenuto per oltre 50 anni.
Silenzio prima e presa di parola poi riconducono al tema
più generale della testimonianza dei sopravvissuti.
Generale è anche il tema del linguaggio in cui questa
si manifesta. Facetti non si servì della scrittura
ma delle immagini per denunziare l’orrore di cui era
stato vittima e spettatore: i suoi disegni di luoghi e scene
del campo, le fotografie e i documenti cercati fra i materiali
abbandonati dai tedeschi in fuga costituiscono uno straordinario
reportage da Mauthausen. Quando, ormai settantenne, egli
decise di mostrare al pubblico quei ‘documenti’,
egli inquadrò il suo discorso nella storia del novecento,
e attinse ancora una volta alle immagini, questa volta estraendole
dal suo immenso archivio di grafico e geniale art director dei Penguin Books e di grandi opere di storia del XX secolo.
La sua opera di grafico di fama internazionale si intrecciò dunque
con la sua vicenda di deportato, in una lunga, originale
elaborazione
La novità del tema e la suggestione della storia emblematica
che lo esemplifica hanno indotto il Museo Diffuso della Resistenza,
della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà a
farsi promotore della mostra (R)esistere per immagini.
Germano Facetti dalla rappresentazione del Lager alla storia
del
XX secolo: un’esposizione che fa ripercorrere al visitatore
l’itinerario di una scoperta, la stessa che ha impegnato
il gruppo di archivisti e ricercatori dell’Istituto
piemontese della Resistenza, alle prese con la decifrazione
dell’archivio ricevuto
in dono da Facetti nel 2006.
Si conferma in tal modo la validità della collaborazione
fra il Museo e gli Istituti che concorrono alla sua attività,
nell’intento di avvicinare il pubblico alle fonti stesse
della ricerca.
Un ringraziamento particolare è dovuto alla Compagnia
di San Paolo, che ha reso possibile la realizzazione della
mostra, sostenendola con la consueta, illuminata apertura.
Ersilia Alessandrone Perona
Presidente del Museo Diffuso della Resistenza della Deportazione, della Guerra dei Diritti e della Libertà
Direttrice dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea 'Giorgio Agosti'