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Primo
Levi. I giorni e le opere
a
mostra PRIMO LEVI. I GIORNI E LE OPERE,
inaugurata al Museo Diffuso il 7 aprile 2007 si è chiusa il 7 ottobre
scorso e ha iniziato ad essere ospitata in diverse città, non solo italiane.
Dal
22 al 28 ottobre è stata a
Belgrado, per iniziativa dell’Istituto Italiano di
Cultura. Il 7 novembre è arrivata a Roma, Casa delle
Letterature. Nel 2008 andrà a Bergamo, Foligno,
Reggio Emilia.
La mostra è il risultato di una collaborazione fra
il nostro Istituto e il Centre
d’Histoire de la Resistance
et de la Déportation della città di Lione.
La versione originale è stata curata da Philippe Mesnard
e da Carlo Saletti, quella italiana è a cura di
Alberto Cavaglion ed Elisabetta Ruffini
Le diverse linee che definiscono Primo Levi intellettuale
e scrittore e Primo Levi testimone sono rappresentate in
40 pannelli.
Si tratta di comprendere che senza l’attività di una scrittura
specificatamente letteraria, coltivata prima della prigionia, ma anche durante
e dopo, senza la riflessione critica che ha animato la scrittura fino a condurla
all’elaborazione di I sommersi e i salvati, la testimonianza
di Levi non ci sarebbe stata e non ci sarebbe giunta con quell’autenticità che
oggi tutti gli riconosciamo. Come corollario risulta evidente che l’esperienza
concentrazionaria ha introdotto nella scrittura stessa di Levi una necessità e
un’esigenza etica che sorreggono l’insieme della sua opera e
del suo pensiero e senza le quali il senso del suo lavoro sfuggirebbe.
Numerosi documenti rimettono in luce in Primo Levi la figura di uomo pubblico,
di opinionista a «La Stampa», di drammaturgo che adatta Se questo è un
uomo per il teatro e ne segue le rappresentazioni per l’Italia,
di uomo di radio, di scrittore riconosciuto con diversi premi e, poco prima
della sua
morte, interpellato per il Nobel.
E la chimica e il chimico? È evidente che non si potrebbe avvicinare
Levi scrittore, intellettuale e testimone senza ricordare quanto la chimica
abbia contato per lui: un mestiere, come amava dire, ma anche il quadro dominante
della sua esistenza, una maniera di vedere e di trovare un posto nel mondo.
La chimica è uno dei fattori che gli hanno permesso di sopravvivere
a Auschwitz e, più tardi, di mantenersi ai margini di quegli ambienti
propri ai letterati e alle loro case editrici a cui Levi si sentiva estraneo.
La chimica rinvia anche alle questioni della scienza e della ragione, questioni
centrali quando si tratta di opporsi all’irrazionale e all’oscuro,
o all’oscurantismo dei negazionisti.
Segnaliamo ancora che il taglio di questa esposizione non è «biografico».
Certi elementi biografici (come i suoi studi e il suo mestiere; il suo ingresso
nella Resistenza e il suo internamento nel campo di Fossoli prima di essere
deportato ad Auschwitz) hanno la funzione di rilevare lo sviluppo dell’opera
e la progressione del riconoscimento pubblico di Primo Levi. Non ci si sofferma
sulla vita familiare dell’autore, ma soltanto su alcuni aspetti, per
altro già piuttosto complessi, della sua vita pubblica.
In
occasione del lavoro preparatorio dell’esposizione
sono stati reperiti due testi di Levi non inseriti nell’edizione
delle Opere Einaudi, a cura di Marco Belpoliti, di
cui si dà qui
notizia:
- Per un Levi mal noto.
Cattiva trasmissione / cattiva ricezione di Alberto
Cavaglion
- Teatro Comunale di Bologna, 13 marzo 1961 di Alberto Cavaglion
Sempre
nel periodo di apertura della mostra a Torino il Liceo
Classico “M. D’Azeglio” ha allestito
una esposizione documentaria su Primo
Levi e il Liceo D’Azeglio,
di cui viene fornita qui una sintetica documentazione a
cura del professor Giorgio Brandone, che vivamente si ringrazia
per la preziosa disponibilità.
a.c.
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