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palazzo dei Quartieri Militari, F. Juvarra

 punto elenco Scuola e leggi razziali  punto elenco Introduzione ai libri di Stato

Introduzione ai materiali
di Magda Morezzi

L’ “educazione al razzismo” operata dalla scuola fascista appare evidente dalla lettura dei testi scolastici dell’epoca, in un crescendo in cui il razzismo assume un carattere centrale nella visione della cultura che il regime intende trasmettere agli studenti e, tramite loro, a tutto il Paese.
L’interpretazione della realtà e della storia offerta alla scuola, con i costanti richiami alle radici nazionaliste e colonialiste della vocazione imperiale fascista, ribadisce l’esaltazione della superiorità della “razza italica” a partire dalle sue vagheggiate origini romane. La grande guerra e la vittoria sono presentate come punto di partenza della rivoluzione fascista e dell’orgoglio di razza, le conquiste coloniali sono viste come un capitolo eroico della grandezza del popolo italiano, capace di portare tra i “selvaggi” la sua superiore e benefica civiltà.

Nel testo unico di Stato (imposto alla scuola elementare con la legge del 7 gennaio del 1929, diffuso in tutta Italia dall’anno scolastico1930/1931 e aggiornato ogni tre anni) si trovano fin dall’inizio ampi spazi di esaltazione nazionalistica, militaristica e imperialistica dettati dal Regime a cui si aggiungono con il varo delle leggi razziali pagine esplicitamente razziste e antisemite.

La prima Dichiarazione della Carta della scuola (varata nel 1939 dal ministro dell’Educazione nazionale Giuseppe Bottai) nel suo perentorio riferimento agli eterni valori della razza italiana proclama tale indirizzo. Nei libri rivolti ai docenti, che devono operare nella scuola e nelle colonie estive, molte pagine sono dedicate alla razza e le discriminazioni sono introdotte a fianco delle provvidenze come strumenti di difesa della razza italica. Non va poi dimenticata l’azione svolta dalla Gioventù italiana del littorio (GIL), istituita il 27 ottobre 1937 per raccogliere in una sola organizzazione i giovani dai 6 ai 21 anni e direttamente dipendente dal Partito nazionale fascista. Attraverso questo canale, che opera a fianco della scuola inquadrando tutti i giovani, viene ampiamente diffusa una pubblicistica pesantemente razzista.

Al Primo libro del fascista, edito nel 1937 dal Partito nazionale fascista per trasmettere ai giovani i fondamenti della formazione fascista, segue nel 1940 il Secondo libro del fascista, completamente dedicato al tema della razza. I due testi vengono poi pubblicati insieme in un unico libretto nel 1941. In questa edizione complessiva i discorsi sulla rivoluzione fascista, il Duce, il partito, lo stato corporativo e l’autarchia occupano un centinaio di pagine, la trattazione del tema della razza quaranta pagine. Tale proporzione conferma che il Regime considera tale argomento centrale nella formazione dei giovani. Il libretto si presenta nella parte finale come una sorta di “catechismo” del razzismo, poiché è organizzato in domande e risposte intitolate “Che cosa devo sapere sulla razza”. Il suo acquisto viene ripetutamente caldeggiato dal Ministro Bottai, che si rivolge ai Provveditori e ai Presidi perché lo diffondano tra gli alunni. Insistono con grande enfasi sul tema della razza anche le riviste e le attività culturali promosse sempre dal Partito nazionale fascista e rivolte ai giovani di diverse fasce di età. Non sono immuni da influenze razziste neanche i libri che i giovani potevano leggere privatamente, perché il filtro del Partito nazionale fascista si spinge fino al controllo di tali letture, attraverso capillari indagini svolte attraverso la scuola.



Documenti di riferimento