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Gli archivi storici delle scuole

Ada Prospero Gobetti Marchesini insegnante:
una ricerca storico-didattica negli archivi scolastici

di Roberta Serra

In un curricolo storico che sappia coniugare saperi e competenze e ponga realmente l’allievo al centro dei processi di insegnamento e apprendimento, l’esperienza del laboratorio trova radici e ragioni nel ruolo sempre più significativo della storia contemporanea nella formazione secondaria, sia dal punto di vista cognitivo sia per l’esercizio del diritto di cittadinanza.

Con la valorizzazione degli archivi scolastici si è aggiunto un ulteriore tassello alla produttività delle forma di didattica attiva, esercitata su letture e tagli della contemporaneità.[1]

Il centenario della nascita di Ada Prospero Gobetti Marchesini ha offerto l’occasione per organizzare nell’ambito del Progetto Storia 900 [2] un laboratorio di ricerca didattica sulla storia del territorio aperto a studenti del triennio dell’Istituto Professionale Commerciale" Paolo Boselli" di Torino. Presso l’archivio della scuola, infatti, è conservato il fascicolo personale di Ada Gobetti, che al Boselli insegnò negli anni scolastici 1943/44 e 1944/45.

Obiettivo essenziale del laboratorio è stato lo sviluppo delle capacità inferenziali nella lettura di fonti archivistiche per promuovere una consapevolezza della storia non solo come materia di studio ma anche come vissuto di una collettività di cui gli studenti stessi fanno parte.

Impostare un lavoro finalizzato all’acquisizione delle competenze indicate ha richiesto una serie di operazioni didattiche che schematicamente possono essere così sintetizzate:

1. l’assunzione come punto di partenza di una questione problematica in modo tale che il percorso didattico sia finalizzato alla risposta a quella domanda: nel nostro caso, se e in che misura le autorità scolastiche controllarono le frequenti richieste di congedo di Ada Gobetti nel periodo ‘43-’45. I periodi di congedo coincidevano infatti con l’attività partigiana svolta in Val di Susa con il figlio Paolo

2. la narrazione degli eventi pertinenti per contestualizzarla e per documentarla opportunamente (letture su Torino in guerra e sulla figura di Ada Gobetti)

3. una scelta mirata di fonti da analizzare (i documenti conservati nel fascicolo personale di Ada Gobetti presso l’archivio dell’Istituto Boselli).

Dopo la definizione puntuale della questione problematica, a una prima fase di documentazione – lettura e analisi di brani tratti da testi su Torino in guerra [3] - è seguita la presentazione della figura di Ada Prospero Gobetti Marchesini nelle molteplici valenze intellettuali, politiche, etico - civili e pedagogiche [4]. Gli allievi hanno preso in esame alcuni testi che consentono di focalizzare la figura di Ada nel contesto storico-culturale dell’Italia fascista e della seconda guerra mondiale. Fra il 1943 e il 1945 la sua casa di via Fabro 6 diventa uno dei punti di riferimento dell’antifascismo torinese e una delle sedi clandestine del Partito d’Azione. Mentre Torino è in guerra - tra fame, sfollamenti, violenze dei nazifascisti, tessere annonarie e borsa nera - le minoranze politicizzate si attivano, si cercano e costruiscono una rete clandestina che dà vita agli organi politici e militari della resistenza.

Ada in quegli anni insegna inglese. Nel 1928 ha vinto il concorso ordinario ed è entrata in ruolo nella scuola media. Dopo otto anni trascorsi fra Bra e Savigliano, ha ottenuto il trasferimento al ginnasio Balbo di Torino. Le leggi fasciste vietano alle donne di insegnare filosofia nei licei.

Ada, inoltre, non vuole adattarsi a insegnare storia negli istituti magistrali poiché la disciplina avrebbe dovuto assumere, contro la sua disponibilità, i caratteri di "storia del regime fascista".

Al lavoro si aggiungono progressivamente i compiti e le difficoltà di creare un esercito clandestino, di armarlo e di organizzarlo. Nell’anno scolastico 1943/44 è comandata presso la Scuola tecnico-commerciale Paolo Boselli di Torino; completa la cattedra con alcune ore all’Istituto Industriale Principe di Piemonte. Dal mese di ottobre del 1944 a questi istituti si aggiunge il liceo classico Gioberti.

La lettura tematica di passi tratti dal Diario partigiano ha evidenziato alcuni aspetti dell’attività di Ada nel periodo della resistenza, dal rapporto con le istituzioni scolastiche - Direttore della Scuola Commerciale Boselli, colleghi dei vari istituti, Provveditore agli studi - all’attività di sostegno ai gruppi partigiani nei quali milita il figlio Paolo. La schedatura delle fonti, tredici comunicazioni protocollate e firmate dal Direttore della Scuola Commerciale Boselli, Aspesi, e dal Provveditore agli studi, Canepa, ha consentito agli allievi di classificarle in cinque tipologie: comunicazioni del Direttore al Provveditore di richieste di congedo ordinario per motivi di salute presentate da Ada; quesiti rivolti dal Direttore al Provveditore a proposito delle domande; risposte del Provveditorato ai quesiti stessi; richieste di precisazioni da parte del Provveditorato e comunicazioni del Ministero. La descrizione analitica delle fonti ha richiesto agli allievi di identificare alcune informazioni essenziali (mittente, destinatario, luogo, data, numero di protocollo, timbro, firma) oltre all’oggetto specifico della comunicazione.

Il confronto fra i brani tratti dal Diario partigiano e le comunicazioni intercorse fra il Provveditorato di Torino e la Direzione del Boselli a proposito delle numerose richieste di congedo di Ada ha favorito la problematizzazione dei documenti ritrovati in archivio. Esiste una coincidenza fra i periodi di assenza di Ada e l’attività di sostegno ai gruppi partigiani in Val di Susa? E, in caso affermativo, le autorità scolastiche quale atteggiamento assunsero nei confronti di questi congedi?

Sulla base delle fonti analizzate, gli allievi hanno ipotizzato che le autorità scolastiche tenessero sotto controllo i movimenti di Ada: lo testimoniano le i richieste di ulteriori certificati e documentazioni rispetto a quelli presentati con le domande di congedo. Nel 1944 Ada presenta quattro richieste di congedo ordinario: dal 29 febbraio al 3 marzo; dal 27 marzo al 17 aprile; dall’11 al 30 settembre; dal 19 novembre al 18 dicembre. Nel periodo compreso fra il 19 dicembre 1944 e il 18 aprile 1945 richiede inoltre un periodo di aspettativa per infermità, che le viene concesso con l’assegno di L.12.441, corrispondente alla metà del suo stipendio più L. 1930,50 pari alla metà dell’assegno temporaneo di guerra.

Il 27 novembre 1944, il Provveditore restituisce al Direttore della Scuola Boselli la sua richiesta di congedo, invitandola a regolarizzarla con istanza in carta bollata, corredata da apposito certificato medico, debitamente legalizzata dal Prefetto Tollini, nominato dal Comando tedesco.

In precedenza, in data 1 aprile 1944, a proposito del congedo ordinario di 21 giorni, il Direttore Aspesi aveva precisato al Provveditore che riteneva "trattarsi veramente di malattia e quindi non essere necessaria una visita fiscale".

Come si evince dalla lettura del Diario partigiano, [5] dal Provveditore Canepa Ada è già stata convocata telefonicamente nel febbraio di quello stesso anno.

L’episodio è stato individuato dal gruppo di studenti che aveva l’incarico di rintracciare nel testo i rapporti di Ada con le autorità scolastiche. L’occasione dell’incontro di Ada col Provveditore è offerta da una circolare che chiede ai docenti di dichiarare se hanno figli nati nel 1925 e, in caso affermativo, se si sono presentati alla leva.

Con il Preside della Scuola Principe di Piemonte Ada aveva ammesso di avere un figlio del 1925 che non si è presentato alla leva. [6] Alla richiesta di precisazioni, Ada risponde di non avere notizie di Paolo e il Preside le suggerisce un possibile escamotage. Si potrebbe dire al Provveditore che il ragazzo si trovava nell’Italia del Sud quando è stata invasa e che lei non ne ha più saputo niente. Ada accetta, sorpresa dell’aiuto inatteso. Il 9 febbraio incontra il Provveditore , che la riceve con cortesia quasi espansiva chiedendole però come prova una cartolina o una lettera del figlio. Deve risalire al periodo antecedente l’invasione del Sud da parte degli alleati.

Ada promette che la cercherà, senza capire se il Provveditore la sta prendendo in giro o fa sul serio ."Faceva sul serio e aveva perfino gli occhi lucidi dalla commozione. Disse ancora varie cose del paese e mi accompagnò ossequiosamente alla porta. Quando fui fuori non potei fare a meno di pensare per la seconda volta in poco più di una settimana: grande popolo italiano!". [7]

Per Ada, la commedia della doppia identità e della simulazione - rischosa ma necessaria - continua fino ai giorni della liberazione. E’ l’aspetto indagato, nell’ambito del laboratorio, da un gruppo di studenti che nel Diario partigiano ha scoperto puntuali coincidenze fra i congedi di Ada e gli spostamenti in Val di Susa per l’attività partigiana. [8]

Un’insegnante speciale, la professoressa Marchesini: nasconde bombe a mano nella borsetta, e quando c’è il coprifuoco scrive con il gesso sui muri "W l’Italia libera" o "Abbasso il fascismo". Solo al termine della guerra, quando viene nominata vice sindaco, i suoi ex allievi scopriranno che la loro insegnante di inglese, la professoressa Ada Marchesini, vedova di Piero Gobetti, è stata una protagonista della resistenza torinese al nazifascismo.

Per una valutazione complessiva dell’attività di laboratorio, occorre chiarire che l’ipotesi su cui si è fondato il progetto è tratta dai riferimenti teorici e dalle modalità operative utilizzate dal gruppo di psicopedagogisti che fa capo al Dipartimento dei Processi di sviluppo e socializzazione dell’Università di Roma "La Sapienza".

Attraverso le forme del discorso argomentativo e la mediazione semiotica e culturale offerta da quei particolari oggetti di conoscenza che sono le fonti archivistiche, l’esperienza laboratoriale si richiama alla valorizzazione del ruolo dell’interazione sociale nei processi di costruzione della conoscenza.

Il laboratorio è stato quindi pensato come una struttura funzionale che dà continuità all’attività didattica, permettendo alle competenze degli allievi di sedimentarsi e di diffondersi.

Obiettivo essenziale è stato motivare gli studenti all’apprendimento storico mediante un metodo interattivo, favorendo così il passaggio dalle operazioni argomentative e le procedure epistemiche più semplici a quelle proprie della disciplina storica, cioè dai concetti " spontanei" ai concetti "scientifici" di Vygotskiy.

Requisiti essenziali delle fonti analizzate sono stati la leggibilità, la possibilità di problematizzarle e di integrarle in un sapere storico di fondo.

In quest’ottica le attività del laboratorio non si presentano come una somma di iniziative collegate al programma in modo più o meno convincente né come un progetto finalizzato al raggiungimento di un determinato traguardo, ma come una serie di attività didattiche strutturate che inseriscono il "fare storia" nella quotidianità del lavoro a scuola e che si avvantaggiano della possibilità di utilizzare fonti tratte dagli archivi scolastici oltre a strumenti e competenze mirate.


Note

[1] La valorizzazione degli archivi scolastici si inserisce nel più ampio progetto "Archivi del’900" che si rivolge a tutti gli istituti, fondazioni e associazioni che conservano documenti di questo secolo per favorire interventi di schedatura, riordino e inventariazione. Si veda al proposito: S.Barbalato, Il progetto"Archivi del’900", "Mezzosecolo. Materiali di ricerca storica", n.12, Annali 1997-98.

[2] Il Progetto Storia ‘900, coordinato dalla scuola Polo "Q.Sella" ,ha iniziato nell’anno scolastico 1999-2000 una ricerca dal titolo Giovani e storia su motivazioni e attese degli allievi riguardo la storia del’900.Il gruppo dei docenti coinvolti nel progetto ha elaborato un questionario da sottoporre a giovani della stessa fascia d’età ma di provenienza sociale e di ordine di scuola diversi.
Nel corso dell’anno scolastico 2001/2002 lo stesso , modificato in seguito alle indicazioni degli allievi a cui era stato somministrato, è stato riproposto in altre classi dagli stessi allievi a cui era stato proposto, questa volta nelle vesti di intervistatori. Dalla collaborazione tra docenti e discenti sono emersi spunti per una più efficace didattica della storia nel corso di momenti di riflessione e di progettazione comuni: accanto alla valorizzazione degli archivi scolastici gli allievi hanno sottolineato l’importanza del ricorso a fonti audiovisive(cinema e storia) e a spazi laboratoriali più frequenti.

[3] Si è fatto riferimento in particolare a G. De Luna, Torino in guerra(1940-1945), in Storia di Torino, vol.8, Torino, Einaudi, 1998; al catalogo della mostra allestita nel 1995 alla Mole Antonelliana, a cura di G. De Luna, L. Boccalatte, B. Maida, Torino in guerra 1940-45, Torino,Gribaudo,1995; alla testimonianza autobiografica di Carlo Chevallard, Diario 1942-1945, nell’edizione critica curata da R. Marchis, R. Roccia, G. Vaccarino, Torino in guerra tra cronaca e memoria, Torino, Archivio storico della città di Torino,1995; alla rievocazione letteraria di Renzo Rossotti, Se c’era la luna. Torino sotto le bombe, Torino, Fògola,1993. Di particolare utilità didattica è l’unità di lavoro Una città nella guerra. Bombardamenti aerei su Torino durante la seconda guerra mondiale, numero speciale di "Cronache piemontesi",17,1984, curata da R.Marchis e A. Martina.

[4] Sulle donne in guerra a Torino e in Piemonte il riferimento principale è il volume di A. Bravo e A. M .Bruzzone, In guerra senz’armi. Storie di donne. 1940-1945.,Roma-Bari, Laterza, 1995; fonte preziosa per la comprensione della figura di Ada è la raccolta delle lettere di Ada e Piero Gobetti curata da Ersilia Alessandrone Perona, Nella tua breve esistenza: lettere 1918/1926, Torino, Einaudi, 1991.Per approfondire aspetti specifici dell’attività di Ada si possono consultare B. Guidetti Serra , Una donna, una persona, in "Mezzosecolo. Materiali di ricerca storica", n.7,Annali 1987-1989 ; C. Spillari , La trasmissione nell’itinerario di Ada Gobetti, in Donne educatrici: Maria Montessori e Ada Gobetti,a cura di Letizia Comba, Torino, Rosenberg & Sellier, 1996; F. O .Zorini, Umanesimo, democrazia, società: Ada Gobetti nella pedagogia del dopoguerra, in "Mezzosecolo. Materiali di ricerca storica",n.12, Annali 1997-1998.

[5] A.Gobetti , Diario partigiano, Torino, Einaudi,1996, p.80.

[6] A.Gobetti, Diario partigiano, Torino, Einaudi, 1996, p.73.

[7] A.Gobetti, Diario partigiano,Torino, Einaudi,1996, p.81.

[8] Si veda in particolare il periodo dicembre-gennaio 1944-45 durante il quale Ada svolge con il figlio Paolo attività partigiana a Beaulard, Salbeltrand, Bardonecchia, Exilles e Susa, tenendo anche i contatti a Milano con i gruppi partigiani dell’Italia: A. Gobetti, Diario partigiano, 1996, pp.274-315.