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Per
una discussione sugli archivi storici
delle scuole e la loro valorizzazione
a
cura di
Riccardo Marchis
cinque anni dall'inizio dei corsi organizzati con l'Itc "Quintino
Sella" e con il consorzio di scuole torinesi, costituitosi
nella primavera scorsa in Rete degli archivi della scuola,
è utile stendere alcune considerazioni, per avviare una riflessione
tra i Colleghi e i potenziali interlocutori. Le proposte di
ricerca didattica che hanno caratterizzato ciascun anno di
attività, hanno incontrato l'attenzione costante degli insegnanti
appartenenti ai diversi ordini di scuola di Torino e provincia,
e hanno sortito risultati tangibili, in parte riprodotti nel
recente quaderno Tra
vecchie carte e in alcune produzioni, realizzate autonomamente
dalle scuole, come la Scuola elementare Battisti-Casati. Altri
lavori, in corso di definizione, verranno messi a disposizione
nei prossimi mesi.
Nelle
due ultime edizioni del corso, i partecipanti ai gruppi di
lavoro hanno affiancato l'interesse per i temi affrontati,
d'indubbio rilievo, a una riflessione metodologica sull'approccio
alle fonti per affinare metodi comuni d'indagine ed, inoltre,
hanno impostato una riflessione sulla didattica laboratoriale
adottata, al fine di meglio individuare le procedure, le pratiche,
le abilità impegnate nelle esperienze condotte. L'obiettivo
era ed è la messa a punto di itinerari mirati a costruire
conoscenze e strumenti, utilizzati "in situazione"
per fondare ed accrescere le competenze disciplinari degli
allievi, riutilizzabili in nuovi contesti. Si tratta di un
ambito di osservazione che ha trovato punti di contatto con
altri seminari di docenti, che ha sortito momenti di discussione
comune, ad esempio nel convegno Insegnare
la contemporaneità: laboratorio, curricolo, competenze,
e altri ne sortirà nell'anno prossimo, sicuramente nel Seminario
sulla didattica della storia e il curricolo condotto dall'Irre
e dal nostro Istituto.
Si
è trattato di un'apertura importante al confronto, per far
conoscere in una cerchia più ampia di docenti esperti le potenzialità
euristiche e metodologiche di questo approccio, che condivide
con la didattica delle fonti primarie gli obiettivi pedagogico-didattici,
ma che fa della prossimità delle fonti, in senso materiale
e metaforico, uno strumento peculiare per motivare gli allievi
e avviarli lungo i percorsi di una didattica attiva.
Lo sviluppo dei corsi e l'accumulo di esperienza sulle fonti
hanno fornito nei più assidui partecipanti uno specifico interesse
per l'aspetto documentalistico e archivistico dell'iniziativa,
che pone al suo centro una risorsa di grande rilievo sotto
il profilo culturale (sia per la Scuola, sia per gli studi
in generale) oggetto nei decenni trascorsi di un'attenzione
intermittente e disomogenea, che è cresciuta negli anni per
merito di iniziative numerose, condotte così come a Torino
in molte città e paesi.
Tuttavia
gli archivi scolastici richiedono ulteriori interventi coordinati
e programmati che mettano a frutto le diverse, qualificate
competenze istituzionali e sappiano inserire il bene archivio
tra le risorse stabili del sistema scuola, a vantaggio della
sua offerta formativa.
Alcune
riflessioni si sono condotte nel tempo, anche nel nostro "cantiere":
dapprima con un ciclo d'incontri nel marzo - aprile 2000,
in collaborazione con la Sovrintendenza archivistica e l'Archivio
di Stato, e poi con il seminario Gli
archivi storici delle scuole: un bene culturale per la scuola
dell'autonomia. Strumenti, figure, contesti per la valorizzazione,
ma molto resta da fare per corrispondere alle necessità di
salvaguardia e di valorizzazione delle fonti della scuola,
e, parallelamente, ma non disgiuntamente, per costruire le
competenze e le figure che gestiscano la risorsa nella scuola.
Esiste su questo terreno una disponibilità non piccola, da
non disperdere, tra i docenti che hanno partecipato ai corsi
e che hanno attivato, nelle scuole di appartenenza una circolazione
virtuosa delle esperienze, suscitando nelle rispettive sedi
una sensibilità al problema ed interventi, anche di sola ricognizione
dell'archivio, che necessita di sostegni e di risorse affinché
l'interesse non rifluisca.
Esiste,
inoltre, uno spazio sul piano degli ordinamenti e nel contratto
della scuola (cfr. l'art. 21) per l'inserimento di figure
di progetto utilizzabili in compiti documentalistici, che
andrà preservato e, se possibile, ampliato in occasione dell'imminente
rinnovo contrattuale della scuola (con riferimento anche a
corrispondenti compiti per il personale amministrativo).
Resta
da vedere - ed è questione centrale - se il recupero/valorizzazione
degli archivi scolastici possa incrociare i piani di innovazione
e di riforma della scuola, che ha trovato un cardine essenziale
nell'autonomia e più di recente ha assunto una nuova dimensione
regionale, che coinvolge ulteriori soggetti nella definizione
degli indirizzi e delle priorità. E se possa, inoltre, spostando
il discorso su di un altro piano, essere considerata risorsa
per l'intero processo di formazione dei ragazzi, e per la
costruzione della loro cittadinanza, non solo di singoli aspetti,
pur importanti, come quelli assegnati all'insegnamento/apprendimento
della storia.
E' indubbio che la nostre risposte siano, nell'un caso come
nell'altro, positive alla luce delle esperienze condotte nelle
scuole italiane. Se consultiamo lo schedario virtuale - solo
virtuale, purtroppo - delle ricerche didattiche già compiute
(ecco, immediato, un altro settore d'intervento documentalistico:
come e con quali strumenti si conserva la memoria dei lavori
compiuti?) risulta evidente una possibilità di uso delle carte
della scuola per numerosi contesti disciplinari, come matematica
(statistica), lingua 1, pedagogia, diritto, scienze, economia,
senza contare insegnamenti specialistici come, ad esempio,
storia dell'educazione e storia delle mentalità; e con altrettanta
evidenza emerge che i saperi, le abilità e le competenze utilizzate
nelle unità e nei moduli adottati, disegnano un'inter (e trans)
disciplinarietà dei percorsi, che trae ulteriori occasioni
dal contesto laboratoriale in cui principalmente si svolgono
tali attività, portatore - come in effetti è - di specifici
elementi affettivi, motivazionali e operazionali.
E
dunque, in attesa che si chiariscano gli orizzonti delle trasformazioni
annunciate dal Ministero, racchiuse all'interno della proposta
di legge delega, converrà accumulare esempi di praticabilità
dei percorsi comuni ad altre aree e dipartimenti.
Tralasciando
in queste note gli obiettivi attesi nelle singole aree disciplinari,
si possono enumerare - non è un esercizio ozioso - le competenze
strumentali e trasversali che entrano in gioco nelle attività
laboratoriali condotte sulle carte custodite nella scuola,
che si connettono specificamente all'uso di linguaggi diversi,
alla scrittura e alla lettura, all'individuazione - localizzazione
- organizzazione - trattamento delle informazioni, all'analisi
e alla presentazione di un argomento, con la preventiva negoziazione
nel gruppo di lavoro, se previsto, dei significati da attribuire
alle fonti e alla ricostruzione che si è operata. Sono elementi
che, nel loro insieme, convergono nella capacità di condurre
attività via via autonome di ricerca, utilizzando le procedure
che le sono proprie.
Ma
tutto ciò rimanda ad un orizzonte ancora poco presente nella
scuola italiana e posto al centro, invece, dall'Unesco,
e dall'International federation of library associations
and istitution, nel definire le finalità dell'istruzione
e della scuola in una società complessa, in rapida trasformazione,
che deve fornire agli allievi la capacità di orientarsi in
modo autonomo e critico nel campo del'informazione e delle
fonti, per reperire dati e strumenti necessari alla soluzione
di un problema dato.
Si
tratta di un campo in cui potenziare l'offerta didattica,
che richiede la formazione di figure docenti appositamente
istruite e la creazione di ambienti didatttici come la biblioteca-laboratorio
multimediale e l'archivio storico, che consentano di passare
da un insegnamento basato sull'uso delle risorse ad un apprendimento
attraverso le risorse. Si sono conteggiate in anni recenti
elaborazioni, progetti e sperimentazioni che hanno preso questa
direzione, per esempio all'Itc Abba di Brescia. Ma
un merito particolare in questo campo va alla Bdp,
ora Indire, per il suo lavoro pionieristico e a taluni Irrsae
(Irre), come quello piemontese, che hanno dato luogo a positive
esperienze, che vanno connesse, a nostro avviso, a campi d'intervento
contigui, come può essere questo delle carte della scuola.
Un
possibile punto di contatto nella situazione torinese può
essere dato dal confronto con le attività condotte sul terreno
delle biblioteche scolastiche dal progetto di Rete, come proseguimento
su scala regionale del Progetto nazionale biblioteche.
Un progetto che, negli anni della sua durata, ha suscitato
energie e attenzioni nei confronti sull'ambito documentalistico
e ha dedicato attenzione alla formazione di figure esperte.
Dunque una possibilità di elaborazione comune da non trascurare,
a nostro avviso, vista la contiguità tra i profili impegnati
in biblioteca e nell'archivio scolastico, che integrano la
figura del docente documentalista: un' "interfaccia"
essenziale tra l'utenza e i beni culturali custoditi e accresciuti
dalla scuola nel corso della sua attività.
2
settembre 2002
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