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Laboratorio Scopri Torino
Corso di formazione su Torino nel '900
Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea 'Giorgio Agosti'
LA
CITTA' DELL'IMMIGRAZIONE
a
cura di Marta Margotti
Lo studio dell'immigrazione a Torino non è agevole
- per
la vastità e la varietà delle fonti;
-
per
la mancanza pressoché totale di ricerche complessive.
L'immigrazione fu un'occasione
- di
grandi speranze di affrancamento dalla situazione di povertà
patita nei paesi di origine, di miglioramento delle condizioni
di vita, di ascesa sociale, di progresso, di integrazione;
- ma
anche di distacco doloroso dalle proprie origini, di conflitti,
di difficoltà di integrazione, di insoddisfazione e di frustrazione
delle aspirazioni.
Il
fenomeno migratorio ebbe tratti fortemente contraddittori
in cui si intrecciarono speranze e fallimenti, integrazione
e emarginazione.
CAMBIAMENTI DEMOGRAFICI.
- In
40 anni, dal 1929 al 1969 (in meno di due generazioni),
i residenti a Torino sono più che raddoppiati (da 588.000
a 1.177.000). Si trattò di una crescita continua (escludendo
il periodo della guerra), con un ritmo rapidissimo dall'inizio
degli anni Cinquanta: in 10 anni, dal 1953 al 1963, la popolazione
aumentò del 50% (da 753.000 a 1.114.000).
- Nel
1961 si superò la soglia simbolica del milione di abitanti
e in quell'anno si registrò il maggior numero di arrivi
(75.920 immigrati contro 22.628 emigrati).
PROVENIENZA DEGLI IMMIGRATI.
Regioni
di provenienza
- Piemontesi.
- Altri
settentrionali (soprattutto dal Veneto, da cui si emigrò
sino alla metà degli anni Sessanta).
- Meridionali:
prima arrivano pugliesi, abruzzesi e molisani, poi calabresi,
campani, lucani e siciliani, in ultimo i sardi.
Città/campagna.
MOTIVAZIONI DELLA PARTENZA.
Le
ragioni che spinsero a lasciare i paesi di origine furono
di carattere economico, ma
non solo:
- povertà/benessere
(ma partirono più i contadini proprietari di piccoli appezzamenti
di terreno che i braccianti);
- naturale
e particolare/nuovo e artificiale (TV, racconto degli emigranti
);
- da
una «società della sussistenza» alla «società del benessere».
LAVORO.
- Entrata
precoce nel mondo del lavoro e uscita relativamente anticipata
(rendimento della forza lavoro immediato e concentrato).
- Rispetto
alla media dei lavoratori presenti a Torino, tra gli immigrati
vi sono pochi impiegati, dirigenti, liberi professionisti,
commercianti, ma anche pochi artigiani; trovano lavoro soprattutto
come dipendenti con mansioni operaie.
- Gli
immigrati trovano lavoro nell'edilizia e nelle piccole imprese,
in una sorta di apprendistato prima dell'ingresso nella
grande industria (anche se la Fiat, fino all'inizio degli
anni Sessanta, recluta soprattutto piemontesi).
- Diffusa
situazione di sfruttamento, in particolare dei nuovi arrivati:
cooperative, carovane.
- Relazione
positiva e inscindibile tra tempo di permanenza a Torino,
mobilità sociale e grado di integrazione.
ISTRUZIONE.
- Basso,
ma non bassissimo grado di istruzione (dato che conferma
che a partire non furono le persone più marginali e più
sprovvedute dei paesi di emigrazione).
- Difficoltà
nell'inserimento scolastico:
- dialetto
e lingua italiana;
- inserimenti
durante tutto l'anno scolastico;
- livello
inferiore di preparazione dei bambini immigrati, a parità
di classe frequentata;
- classi
numerose e mancanza di strutture (doppi e tripli turni);
- impreparazione
degli insegnanti;
- abbandoni
scolastici (sia per le difficoltà incontrate nella scuola,
sia per ingresso nel mondo del lavoro).
CASA.
- Prime
sistemazioni: presso i parenti, in locande e pensioni (molte
delle quali erano nelle vicinanze della stazione di Porta
Nuova), case di ringhiera, soffitte e scantinati nei quartieri
di Porta Palazzo e del Centro Storico, ricoveri organizzati
dall'assistenza pubblica e da istituzioni religiose.
- Successive
sistemazioni: nelle case popolari (Piano Casa), case Fiat,
concentrate nei quartieri operai delle Vallette, Mirafiori,
Barriera di Milano e nei comuni della cintura (tra il 1961
e il 1967, i 23 comuni dell'hinterland crebbero di oltre
l'80%).
- Il
problema dell'abitazione era il più grave perché, se relativamente
facile era trovare un lavoro, molto più difficile era trovare
una sistemazione dignitosa ed economica.
- L'«emergenza
abitativa» ebbe pesanti conseguenze sul livello di igiene
e sulla salute degli immigrati (crebbe la mortalità infantile),
creò difficoltà nei ricongiungimenti familiari, occasioni
di liti e contrasti dovuti anche alla situazione di sovraffollamento,
diffusi casi di sfruttamento, di speculazione e di discriminazione
(«Non si affitta ai meridionali»).
- La
legge sull'inurbamento del 1939, in vigore fino al 1961,
prevedeva in modo volutamente contraddittorio che per poter
cambiare residenza bisognava avere un'occupazione nel luogo
della nuova dimora, ma per ottenere un'occupazione era necessario
possedere certificato di residenza nella città di immigrazione.
ASSISTENZA.
- Enti
pubblici: Comune (in particolare, l'Ente comunale assistenza),
la Provincia e enti nazionali;
- enti
privati, tra cui gli uffici assistenza aziendali, per esempio,
quello della Fiat);
- enti
religiosi e opere pie (un caso particolare è rappresentato
dal Centro assistenza immigrati della diocesi di Torino).
CIBO.
- Carenze
alimentare riscontrate soprattutto nei bambini (scarsa qualità
e qualità degli alimenti consumati).
- Cambiano
le abitudini alimentari degli immigrati, ma anche dei torinesi
di origine.
ALCUNE CONCLUSIONI.
-
L'immigrazione contrastò la tendenza all'invecchiamento
della città (anche se generalmente si registrò una drastica
riduzione della natalità nelle famiglie immigrate).
- Gran
parte della classe dirigente torinese (economica, politica
e sociale) non comprese nelle sue esatte dimensioni la misura
del cambiamento in atto.
- L'integrazione
non fu uniforme: alcuni tornarono ai paesi di origine, diversità
delle capacità e delle occasioni di integrazione, differenza
tra la prima e la seconda generazione.
- Torino,
città immigrata?
- Città
di immigrati: dalle campagne, dal Veneto, dal Sud a
Torino (terza città meridionale, dopo Napoli e Palermo).
- I
torinesi «immigrarono» a Torino (città trasformata e
in parte irriconoscibile).
27
novembre e 4 dicembre 2002
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