Inclusione ed esclusione

L’intervento di Micaela Procaccia, Soprintendente archivistico per il Piemonte e la Valle d’Aosta, avvenuto in occasione del seminario Le mostre come strumenti didattici. Istruzioni per l’uso del marzo 2010, presenta alcune testimonianze raccolte dalla Shoah Foundation e ne offre possibili chiavi di lettura per un utilizzo didattico.

Inclusione ed esclusione: percorsi di convivenza attraverso le testimonianze dello USC Shoah Foundation Institute for Visual History and Education

Introduzione

La cittadinanza è, allo stesso tempo, un concetto giuridico e sociale. Si acquisisce formalmente la cittadinanza di un paese attraverso un complesso percorso amministrativo che, di fatto, costituisce il riconoscimento finale di un ben più lungo e articolato percorso nella storia e nella società di un paese, che ha condotto all’identificazione di una persona o di un gruppo come parte di una comunità. Come è noto, questo è specialmente vero per quei paesi, come l’Italia, che non attribuiscono ancora la cittadinanza sulla base del cosiddetto ius soli ( il fatto, cioè, di essere nati nel territorio dello Stato), ma sulla base dello ius sanguinis (l’essere figlio di cittadini italiani).

In ogni caso, che si diventi cittadini perché si nasce in una famiglia o perché si nasce su un territorio, il riconoscimento giuridico di questa appartenenza è il frutto del modo in cui una società si mostra (o meno) pronta a includere le persone e non a escluderle.

La storia ci mostra come, specialmente nei confronti di minoranze (religiose, etniche o anche di “genere” e sessuali) una serie di percorsi, mai semplici e lineari, di inclusione, spesso alternati a momenti di esclusione, abbiano segnato l’atteggiamento complessivo della società nei confronti di queste minoranze.

La storia degli ebrei in Europa, a partire dall’Impero Romano e fino ad oggi, segnata da momenti di accettazione, di espulsione, di ghettizzazione, di concessione e negazione dei diritti politici e civili, fino allo sterminio e al successivo pieno riconoscimento, è emblematica di questi percorsi.

Nel 2005 il Consiglio d’Europa ha promosso l’anno della “cittadinanza attraverso l’educazione” sottolineando con forza il ruolo della scuola nell’educazione alla cittadinanza, considerata “un investimento per il futuro democratico dell’Europa”. Come ha sottolineato il Consiglio, la conoscenza e l’assunzione di responsabilità come cittadini, il diritto/dovere alla democrazia, sono qualcosa che si impara e si vive tutti i giorni.

L’educazione alla democrazia poggia anche sul pilastro dell’insegnamento della storia. E l’educazione a quell’aspetto fondamentale di una vita democratica che è la capacità di convivenza pur nelle diversità, può essere utilmente rappresentato anche dalle storie individuali. Le storie dei singoli, delle loro esperienze possono essere vere e proprie parabole esemplificative delle vicende storiche generali e hanno una capacità comunicativa eccezionale.

Alcune esperienze condotte nelle scuole medie e superiori (ma possono essere proposte anche specifiche declinazioni in scuole elementari) utilizzando le storie personali narrate nelle interviste conservate nell’archivio dello USC Shoah Foundation Institute for Visual History and Education hanno mostrato la grande potenzialità di questo strumento, non solo per documentare e spiegare gli eventi storici vissuti dai testimoni (fondamentalmente – ma non esclusivamente – la Shoah) ma anche per indurre alla riflessione sui temi dei diritti, delle discriminazioni, del pregiudizio; di tutto quello, cioè, che è implicito e sotteso a qualunque processo di inclusione o di esclusione nella società.

Si presentano qui alcune proposte di percorsi di studio. Sono solo alcuni esempi che potranno essere sviluppati dagli insegnanti, nei propri contesti, e ampliati attingendo al grande patrimonio delle interviste in Italiano, disponibile integralmente a Roma presso l’Archivio Centrale dello Stato e in collezioni parziali anche in altre città italiane.

Si segnala che per ogni tipologia di intervistato (perseguitati, soccorritori, partigiani, ecc.) qui segnalate, esistono numerose altre interviste che possono anche essere individuate in base alla pertinenza della vicenda al territorio della scuola. In ogni percorso si suggerisce di integrare l’intervista con una breve biografia del testimone (disponibile per gli esempi qui presentati) e si danno indicazioni per possibili sviluppi di ricerca che, naturalmente, possono essere integrati e ampliati a discrezione del docente.

Inclusione / esclusione

Inclusione: “Un secolo, due primavere”

Il ruolo dell’ebraismo italiano

Intervista a Vittorio Foa

Al centro di questo percorso è l’esperienza vissuta dagli ebrei italiani fra l’acquisizione dei diritti politici e civili sancita dallo Statuto Albertino nel 1848 (ed estesa dopo il 1861 al Regno d’Italia) e le leggi razziali del 1938.

Giustamente, il titolo di una mostra dedicata agli ebrei torinesi tra il 1848 e la Liberazione nel 1945 recitava: “Un secolo, due primavere.”

La piena cittadinanza acquisita dopo secoli dagli ebrei italiani con l’Unità d’Italia fu la premessa a una totale identificazione dei nuovi cittadini con lo Stato che si era appena formato. Gli ebrei italiani, da più di un millennio residenti nella penisola, vedevano finalmente riconosciuta la loro appartenenza alla storia e alla società italiane e prendevano entusiasticamente parte alla vita del nuovo Regno, al quale dedicavano riconoscenza e fedeltà.

Potranno anche essere avviati diversi percorsi di ricerca su argomenti quali:

  • 1848: l’emancipazione di ebrei e valdesi nel Regno di Sardegna (con lettura di testi quali l’opuscolo di Massimo D’Azeglio, Dell’’emancipazione degli Israeliti, Le Monnier, Firenze 1848, disponibile in molte biblioteche).
  • A seconda delle aree geografiche, letture sulla presenza degli ebrei nella propria città o regione, compresi testi letterari come il racconto Argon in Primo Levi, Il sistema periodico, per il Piemonte, o la visione di film come Nell’anno del Signore di Luigi Magni per Roma.
Esclusione: le leggi razziali del 1938
Intervista a Luigi Sagi
Intervista a Carmela Levi

Luigi Sagi e Carmela Levi e narrano la loro esperienzadopo l’emanazione delle leggi razziali del 1938, segnalando il passaggio, in meno di settanta anni dalla piena integrazione all’improvvisa esclusione.

Il tema potrà essere sviluppato, a seconda delle fasce di età e degli studi, attraverso la lettura di passi selezionati delle più importanti opere storiografiche sul periodo, dalla lettura diretta dei documenti, utilizzando ad esempio:

  • Centro Furio Jesi (a cura di), La menzogna della razza. Documenti e immagini del razzismo edell’antisemitismo fascista, Grafis, Bologna 1994.
  • Nando Tagliacozzo Dalle leggi razziali alla Shoà 1938-45. Documenti della persecuzione degli ebrei per conoscere, per capire, per insegnare, Sinnos 2007.
  • Dalla visione di film come Concorrenza sleale (2001) di Ettore Scola.
  • Utilizzando i numerosi documentari realizzati per uso didattico sul tema. (Una lista indicativa è reperibile in Saul Meghnagi (a cura di) Memoria della Shoah. Dopo i testimoni, Donzelli, Roma 2007)

“Offeso in quanto italiano”

Intervista a Vittorio Foa

Questa bella analisi di Vittorio Foa sulla ferita che le leggi razziali avevano inferto non solo all’identità dei cittadini ebrei ma, in generale, all’identità italiana nel suo complesso, come era stata fondata con il Risorgimento, può essere occasione per approfondire lo studio del Risorgimento e della presenza ebraica, per esempio, nei moti del 1848a Venezia e nella Repubblica romana, attraverso ricerche sulle figure di Daniele Manin, di Isacco Pesaro Maurogonato, sulle relazioni di amicizia di Giuseppe Mazzini con la famiglia Rosselli, sull’emancipazione ebraica proclamata dalla Repubblica romana, sulla partecipazione di ebrei all’impresa dei Mille, sulla figura di Isacco Artom, segretario di Cavour.

Si segnala la disponibilità di molte informazioni in proposito sul web.

Nuova inclusione: partecipazione alla resistenza

La “cittadinanza”, formalmente e definitivamente sottratta agli ebrei italiani dalla Repubblica Sociale Italiana con laCarta di Verona (14 novembre 1943), fu ripresa nei fatti da coloro che parteciparono alla Resistenza.

Scrive Michele Sarfatti, “Fu solo cinque anni dopo, con l’ingresso degli ebrei nella Resistenza armata, che la “patria” costruita nell’Ottocento tornò a esistere nella realtà concreta e formale”.


Intervista a Silvio Ortona 1
 Intervista a Silvio Ortona 2
Intervista a Silvio Ortona 3

L’esperienza di Silvio Ortona e di altri ebrei partigiani può offrire lo spunto per una serie di percorsi relativi a:

  • Resistenza. Si rimanda alla copiosa bibliografia e filmografia esistente.
  • Ebrei nella Resistenza. Lettura di:

P. Levi, Se non ora quando? Torino, Einaudi, 1982.

Pino Levi Cavaglione, Guerriglia nei Castelli romani, Il nuovo melangolo, 2006.

Catalogo della mostra “A noi fu dato in sorte questo tempo, Torino, Archivio di Stato, 27 gennaio-20 marzo 2010, a cura di Alessandra Chiappano.

Cittadini di fronte all’esclusione: aiutare gli esclusi

In un’educazione alla convivenza sono particolarmente significative le vicende di quanti si opposero alla persecuzione antiebraica in nome di valori etici e umanitari condivisi da religiosi e laici e declinati, in ciascun caso, in base alla storia e alla formazione personale.


Intervista a Aldo Brunacci 1
Intervista a Aldo Brunacci 2
Intervista a Aldo Brunacci 3
Intervista a Aldo Brunacci 4
Intervista a Aldo Brunacci 5
Intervista a Aldo Brunacci 6

Nei numerosi momenti di questa intervista è possibile individuare molti temi di discussione, che gli insegnanti potranno articolare in base alla propria sensibilità.

Si segnalano in particolare i seguenti temi:

  • Includere rispettando le differenze. Il diritto alla diversità (la morte della signora Weiss).
  • Le ragioni per opporsi. La responsabilità individuale davanti alle tragedie.

Questo particolare percorso potrà essere sviluppato anche partendo da altre esperienze di soccorritori, come le vicende che videro protagonisti Giovanni Palatucci e Giorgio Perlasca, visione di film relativi a queste esperienze, la consultazione sul sito www.yadvashem.org dell’area dedicata ai Giusti fra le nazioni. Si suggerisce di integrare anche il percorso con situazioni diverse, come ad esempio, con la visione del film Hotel Rwanda (2004) di Terry George.

  • Leggi giuste, leggi ingiuste. Si tratta di una grande e complessa questione morale (una proposta interessante potrebbe essere la lettura dell’Antigone di Sofocle)

Cosa si deve fare quando si ritiene ingiusta una legge?

Perché alcuni sacerdoti, come Aldo Brunacci, e alcuni vescovi scelsero di violare le leggi persecutorie?

Quali sono i parametri di valutazione delle diverse situazioni?

Politica e Costituzione

Fare politica, antifascismo e resistenza
Intervista a Silvio Ortona
Intervista a Aldo Brunacci

Con questo percorso si intende stimolare la riflessione su cosa significa per un cittadino fare politica. Troppo spesso l’attuale clima, nel nostro paese, spinge a considerare la partecipazione attiva alla vita politica come un qualcosa di negativo. La politica viene individuata come una attività delegabile a un ceto dirigente sul quale si esprimono diffusi giudizi negativi.

Attraverso le esperienze di persone che, durante la loro giovinezza, si trovarono a dover compiere difficili scelte di partecipazione, anche a rischio della vita, si possono avviare riflessioni sul ruolo attivo dei cittadini come garanzia di vita democratica.

La Costituzione, articolo 3: eguaglianza dei cittadini e libertà religiosa

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

(Costituzione, art. 3)

Intervista a Silvio Ortona
Intervista a Aldo Brunacci

L’articolo 3 della Costituzione viene analizzato, in questo percorso, in riferimento alladiversità di religione, un tema di grande attualità in un momento di grande trasformazione sociale nella composizione, anche religiosa, del nostro paese, in conseguenza del fenomeno dell’immigrazione. L’analisi del fenomeno della persecuzione antiebraica, insieme all’analisi storica della situazione delle minoranze religiose in Italia attraverso i secoli (ebrei e valdesi, tra espulsioni, ghettizzazioni ed emancipazione) può essere un utile strumento di riflessione.

Si suggerisce di utilizzare alcune letture, a cominciare dalle sintesi reperibili sui siti morasha.it e chiesavaldese.org

La Costituzione, articolo 34: diritto allo studio

“La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”

(Costituzione, art. 34)
Intervista a Piero Terracina

L’intervista di PieroTerracina consente di conoscere l’esperienza vissuta dai ragazzi ebrei nel 1938, quando furono espulsi dalle scuole.

Il percorso potrà articolarsi verso lo studio dello sviluppo del diritto allo studio in Italia e discutere delle ragioni che fecero ritenere opportuna al fascismol’adozione dell’espulsione dalle scuole e dall’insegnamento comeprimo” provvedimento concretamente persecutorio nei confronti degli ebrei italiani.

Possibili argomenti di discussione:

  • Qual è il ruolo della scuola nella formazione del cittadino?
  • Perché si ritenne particolarmente importante separare ebrei e non ebrei proprio in ambito scolastico?
  • Quali sono state le tappe del diritto allo studio in Italia?
La Costituzione, articolo 3: diritti alle donne. L'altra metà del cielo

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

(Costituzione, art. 3)

Intervista a Luciana Nissim 1
Intervista a Luciana Nissim 2

L’intervista a Luciana Nissim offre un vero e proprio spaccato di storia dell’emancipazione femminile in Italia, oltre che essere una vicenda assolutamente esemplare della tragedia della deportazione delle donne.

Intervista a Carmela Levi

L’intervista a Carmela Levi offre invece l’esperienza di una donna che scopre la politica nella Resistenza e la declina in coerenza con la sua vita personale e familiare.

Prendendo spunto da queste interviste possono essere avviati percorsi di studio sull’emancipazione delle donne in Italia, partendo, ad esempio, dall’acquisizione del diritto di voto, giunto tardissimo (solo nel 1945). Può essere utile :

Altro percorso è quello sulla deportazione delle donne:

  • Filmato Le rose di Ravensbruck, Anna Laurenzim, 2006
  • A.Chiappano, Essere donne nel lager, Giuntina, Firenze 2009
La Costituzione, articolo 11: rifiuto della guerra

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.”

(Costituzione, art. 11)
Intervista a Carmela Levi

Nell’intervista di Carmela Levi, che ricorda la dichiarazione di guerra del 10 giugno del 1940, appare il rifiuto assoluto di una logica di guerra.

Il citatissimo articolo 11 della Costituzione nasce da un’esperienza storica particolare, quella della II Guerra Mondiale e di uno dei suoi tratti caratteristici più terribili: il coinvolgimento delle popolazioni civili nel massacro. Si tratta di un fenomeno che già aveva cominciato a delinearsi nei territoridi confine, durantela prima Guerra Mondiale.

Lo studio della sorte delle popolazioni civili durante la II Guerra Mondiale, dell’uso della rappresaglia come strumento bellico da parte dei nazisti e della svolta che questa esperienza ha portato nell’atteggiamento delle nazioni può essere uno degli sviluppi da proporre.

Il confronto con situazioni recenti (guerra nei Balcani, Darfour) può essere molto interessante.

L’uso di altre interviste relative al territorio della scuola, nelle quali si descrivono le condizioni di vita durante la guerra può integrare lo spunto offerto dall’intervista di Carmela Levi.

 

Spunti di riflessione
Intervista a Carmela Levi
Intervista a Luciana Nissim

Al termine delle interviste realizzate dallo Shoah Foundation Institute viene chiesto al testimone di lasciare un messaggio alle generazioni future. Questi messaggi costituiscono spesso l’occasione perun’importante riflessione sulla propria esperienza. È in questi messaggi che i testimoni cercano di ricavare un insegnamento etico per i giovani e, al termine di ogni percorso di studio proposto, si ritiene utile invitare gli studenti a riflettere, a loro volta, su questi messaggi.

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