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punto elenco dispensa preparata dall’Istituto in collaborazione con il CESEDI di Torino (a.s. 2001-2002): Prepararsi al saggio breve e alla recensione


Sintesi della lezione presentata al corso "Prepararsi al saggio breve e alla recensione"

Cesedi, Torino, 28 febbraio 2002.

Leggere/Recensire

Mi occuperò di un genere di scrittura assolutamente specifica e settoriale. La recensione. Ma non basta. La recensione di un oggetto altrettanto atipico e non di largo consumo, il libro. E’, infatti, necessario delimitare il campo. La recensione è un tipo d’intervento che si può dirigere su diversi prodotti culturali: un film, un disco, un’opera teatrale, un concerto…Ad ognuno corrisponde un codice linguistico ed espressivo diverso con cui chi recensisce deve necessariamente fare i conti. Pensate ad uno scrittore-giornalista, per fare un noto esempio, come Dino Buzzati, che sia chiamato a recensire la prima di Carmen in apertura di stagione alla scala. Che tipo d’intervento pensate che farà? Descriverà senz’altro i presenti, l’abbigliamento, il cicaleccio della mondanità, i tic del direttore d’orchestra ma senz’altro non entrerà nel merito di quella particolare esecuzione. Se invece avessimo affidato ad un musicologo il compito allora certo avremo avuto un resoconto puntuale. Ecco allora la necessità d’identificare il recensore. Prima di tutto bisogna, infatti, chiedersi che tipo di competenze mette in gioco colui che è chiamato a fare un resoconto.

In secondo luogo bisogna chiedersi come si pone il recensore rispetto al codice formale che nel nostro caso riguarda il libro. E’ necessario infatti sapere in che relazione è il recensore in rapporto con le peculiarità proprie del libro. Sembra ozioso ricordarlo ma, sempre più di frequente, leggiamo recensione che non hanno assolutamente nessun valore tecnico né comunicativo, leggiamo recensioni che parlano di libri scritte come se l’oggetto del discorso fosse tutto affatto un altro. Come se, insomma, il recensore deliberatamente dimenticasse che è proprio un libro sta affrontando, non la sua analisi, i suoi gusti, le sue idiosincrasie, le sue morbosità. Dopo aver individuato il profilo del recensore è necessario poi stabilire che patto egli ha stipulato con il lettore. E cioè. Che cosa vuole rappresentare per il lettore? Intende essere un mediatore tra libro e lettore? Intende essere semplicemente un consigliere di buone letture? Intende svelare i segreti contenuti iniziatici di un libro e quindi di un mondo? Intende denunciare un fenomeno attraverso un libro? Intende smascherare un’operazione commerciale? Insomma, come si vede, i moventi del recensore sono molteplici ma credo che debbano essere chiariti al lettore all’interno del testo della recensione in modo che gli obiettivi siano subito espliciti. La recensione deve essere prima di tutto un servizio e non un operazione letteraria né un operazione critica in senso tradizionale. Quindi è necessario che tutti i presupposti siano chiariti al lettore. Stiamo parlando naturalmente delle recensioni che normalmente possiamo trovare sulle pagine culturali dei quotidiani, delle riviste settimanali, degli inserti di libri e perché no, su riviste specializzate come L’Indice. Ci sono stati grandi, straordinari recensori come Pampaloni o anche Citati che si sono inventati uno stile da recensori: i loro pezzi si leggono come Pampaloni che legge Moravia e non come il recensore Geno Pampaloni recensisce Gli indifferenti di Alberto Moravia, in quanto naturalmente Pampaloni può prendersi tutta la libertà che vuole ed essere completamente autonomo e indipendente, soggettivo e improprio. Addirittura può immaginare di recensire libri che non esistono punto. Come hanno fatto mirabilmente Calvino o Borges o Jonathan Swift. O dichiarare l’inutilità della recensione come dichiarò Virginia Wolf proponendo piuttosto un sistema che prevedesse una forma di remunerazione fra recensore e scrittore. O infine condannare le recensioni come devianti e creatrici di fama immeritata come racconto Susan Sontag in un suo ricordo di un incontro con Thomas Mann.

Ma tutto ciò non toglie che la recensione sia un genere antichissimo e persistente.


Scrivere recensioni

Come si redige una recensione? A questo fine mi permetto di leggervi un prontuario per il "buon recensore"che Cesare Cases scrisse nel 1984 e che ancor oggi conserva elementi di grand’utilità e godibilità.

Dunque le regole: chiarezza, approfondimento relativo in una misura che non è quella del saggio, giudizio temperato e legato alle finalità del libro e non a quelle del recensore, massima libertà d’esposizione, e infine, valore fondamentale di una recensione è la referenzialità. Queste le regole auree di Cesare Cases pensate in momento in cui era possibile scegliere un libro tra molti, in un momento in cui ci si affacciava ad un mercato librario in ascesa, regolato e regolabile. Oggi davvero gli scenari sono cambiati e radicalmente. La nostra editoria produce intorno ai 50.000 titoli l’anno e solo il 20% della popolazione legge almeno un libro l’anno. Bisogna tenerne conto. Senza fare allarmismi sulla morte del libro ma considerare che recensire un libro non deve essere un dialogo tra pari. Quindi, per aggiornare il prontuario del ’84: chiarezza di linguaggio, rispetto dell’oggetto considerato, presentazione sintetica dell’autore (altre opere pubblicate, scuole di riferimento, contesto), confronto con le opere precedenti, se si tratta di un opera letteraria, individuazione del sistema dei personaggi, delle strategie del racconto, ricostruzione dei registri stilistici, analisi delle strutture semantiche e tematiche.


Quali errori evitare

Elencherò gli errori più frequenti e fastidiosi.

  • Eccesso di trama: evitare di raccontare la trama di un racconto o di un romanzo, è sufficiente una suggestione
  • Eccesso di citazioni: devono essere brevi e motivate dal discorso.
  • Eccesso di soggettivismo: il recensore non si deve sentire. E’ consigliabile una voce neutra
  • Eccesso di giudizio: il giudizio si deve desumere dal discorso.
  • Eccesso di accademismo: si rischia di essere più oscuri del tema trattato
  • Eccesso di stile: la recensione non è una prova di bella scrittura, la recensione non deve porsi al di sopra del libro trattato ma al suo servizio
  • Eccesso di formule standard: da evitare, sempre, espressioni quali "agile volumetto", "grazioso libretto", "polveroso volume", "intrigante intreccio" e via dicendo.

Camilla Valletti
Capo-redattrice della rivista "L’indice dei libri del mese"