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palazzo dei Quartieri Militari, F. Juvarra

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punto elenco Sintesi della lezione presentata al corso "Prepararsi al saggio breve e alla recensione": Leggere/Recensire, di Camilla Valletti.


Viene qui presentato il testo della dispensa preparata dall’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea 'Giorgio Agosti'.

Prepararsi al saggio breve e alla recensione

Uno dei problemi che rende più ardua la comprensione della nuova prova d’italiano è la definizione di "saggio breve". La realizzazione di una forma testuale così denominata è prevista dal Decreto ministeriale relativo alle modalità di svolgimento della prima prova scritta (tipologia B). Partire da una buona definizione è per questo essenziale. Se si parte da una buona definizione, risulterà più facile non cadere nella consueta trappola e cioè confondere il "saggio breve" (d’ora innanzi s.b.) con l’articolo di giornale (o, in subordine, con la recensione).

Oggetto di queste esercitazioni saranno proprio i "saggi brevi", o meglio, intendiamo porci un obiettivo forse più ambizioso, ma non per questo irrealizzabile: l’acquisizione di strumenti-base per poter approdare – indipendentemente dalla prova d’esame – a realizzare alcuni saggi brevi che non abbiano necessariamente i caratteri della semplificazione, ma aspirino ad una realizzazione strutturalmente più impegnativa.

Per ottenere tale risultato abbiamo ritenuto indispensabile appoggiarci ad alcuni s.b. per così dire "d’autore", modelli alti da tenere presenti prima di affrontare ogni tipo di scrittura su documenti. Questi modelli sono allegati alle presenti pagine e ne costituiscono, per così dire, la premessa anche metodologica.

Definizione

Il saggio breve è un testo scritto che consiste nella trattazione di una tematica riguardo alla quale si sia in possesso di una certa documentazione e di cui si sia elaborata una personale interpretazione.

Già da questa sintetica definizione dovrebbe risultare chiaro il capovolgimento di prospettiva che la riforma dell’esame di stato impone ai nuovi candidati. Non si incomincia a scrivere subito, appena letta la traccia, come si faceva e si fa per il tema tradizionale, ma si inizia a scrivere soltanto dopo che si è raccolta la necessaria documentazione.

Una tecnica diversa viene pertanto richiesta. Ne consegue una prima riflessione preliminare: non è affatto sicuro che i bravi redattori di "temi" si rivelino altrettanto abili nella stesura del "saggio breve". Con il s.b. non esistono rendite di posizione. Doti di intuito, di sinteticità e anche di creatività subentrano alle tradizionali doti compositive. E anche le consuete abilità, per esempio, riassuntive, non è detto che si riverberino positivamente nella stesura di un s.b. Può non apprire ovvio a tutti che altra cosa è riassumenre un racconto o un romanzo, altra cosa è riassumere – supponiano in tre righe – la tesi forte su cui si fonda un saggio di uno storico o di un critico letterario.

Le difficoltà e gli equivoci nascono quasi subito. Infatti, mentre ci si esercita, come noi faremo durante questi tre incontri, è possibile, anzi obbligatorio, fare ricorso ad una documentazione, a sua volta allargabile con ulteriori ricerche personali e comunque sorretta dalla possibilità di adoperare il manuale o altri testi di appoggio come quelli qui allegati.

Il problema insolubile – almeno a breve termine - consiste nel fatto che, il giorno dell’esame, bisogna fare i conti con la realtà, che è ben povera sul piano qualitativo e quantitativo: documentazione che il Ministero ci offre nei fogli allegati alla consegna è infatti scarsa, scarsissima, sebbene non del tutto inutilizzabile. E’ poco più di un assaggio, qualche minimo frammento documentario, fornito a titolo esemplificativo. Poi, alla resa dei conti, bisogna appoggiarsi alla propria memoria e al sedimentarsi delle conoscenze pregresse. Due o tre documenti, non di più, qualcosa di più vario (riproduzione di un quadro, fotogramma di un film) viene per l’ambito artistico-letterario.

Solitamente si può fare affidamento su tre citazioni, di una decina di righe ciascuno, dove viene portata acqua a tesi contrapposte, in modo da stimolare direttamente la pratica argomentativa.

L’ideale, ovviamente, sarebbe un altro: poter disporre, in sede di esame, di una biblioteca di classe, una o più enciclopedie, qualche strumento di base, repertori bibliografici, magari l’accesso alla rete; solo così si potrebbe rispondere completamente a una sacrosanta richiesta, a lungo disattesa dalle precedenti riforme della prova d’italiano. La prova del s.b. viene incontro ad una richiesta fondamentale e giustamente pone l’accento su un imperativo categorico di ogni scrittura scolastica: "Incomincia a prendere la penna in mano, soltanto dopo che hai ordinato le tue idee intorno a fatti, dati, nozioni, letture". La riforma proposta del "saggio breve" parte da una esigenza importante, che rivoluziona il nostro modo di insegnare a scrivere: il guaio è che tale riforma, all’atto pratico, è applicata solo in parte. Rimane al docente il compito di metterla in pratica nella sua interezza per lo meno durante la fase preparatoria, direi soprattutto nell’ultimo anno scolastico, predisponendo prove di s.b. dove la documentazione non sia imposta dall’alto, ma solo suggerita, allo scopo di creare le condizioni necessarie allo svolgimento di una piccola ricerca personale, favorendo le attitudini necessarie alla ricerca individuale, incoraggiando l’uso di strumenti di consultazione, la frequentazione delle biblioteche, l’accesso ai siti internet di rapida consultazione bibliografica.

Già che ci siamo, ricordiamo che il sito del Ministero della Pubblica Istruzione (www.istruzione.it) dedica largo spazio alla prova d’esame di italiano e raccoglie ormai da mesi le prove d’esame di un grande numero di istituti scolastici italiani che stanno facendo della buona sperimentazione. Lo stesso sito riporta le prove sul s.b. predisposte per gli esami dei due ultimi anni scolastici. Un altro sito che raccoglie molta documentazione sulla nuova prova è www.novecento.org Lo stesso ministro attuale,, in collaborazione con S.Sensini ha pubblicato una Guida alla prova scritta di italiano (Firenze, Le Monnier, 1999), dove alle pp.115 e ss. Si trovano utili indicazioni ed esemplificazioni di s.b.

L’accesso alla rete è però ancora utopico in una realtà scolastica che nella maggior parte dei casi fa scarso uso anche di strumenti cartacei di base come il Dizionario Biografico degli Italiani, il Dizionario della Lingua Italiana (il cosiddetto Battaglia), le enciclopedie tematiche sui grandi temi della storia contemporanea (ne esistono, pubblicati dalle maggiori case editrici italiane: per avvicinarci ai temi che affronteremo nei nostri incontri, ricordiamo quello sulla Resistenza, appena stampato da Einaudi, o l’altro sulla storia della "sinistra europea", appena uscito dagli Editori Riuniti).

 

La tipologia del saggio breve

Per definizione il s.b. non può che essere breve. Nella "consegna" fornita allo studente all’inizio della prova viene di norma precisata una lunghezza standard: max 4-5 colonne di mezza pagina protocollo (si potrebbe anche dire 8.000-10.000 battute di un normale programma di videoscrittura).

La brevità e la sinteticità sono doti supreme per la stesura di un buon elaborato. Non vince chi scrive tanto, ma chi riesce a dire molto in uno spazio breve. Valori e criteri di giudizio sono per molti aspetti capovolti; chi riesce a inserire il maggior numero di informazioni nel più breve spazio possibile è giudicato con maggiore attenzione rispetto a chi si perde in digressioni, in esercizi virtuosi fini a se stessi, seppur ben confezionati. Il paragrafo sulle vittime civili nella seconda guerra mondiale (pp.350-351), contenuto nel saggio di R.Vivarelli – qui allegato – è al riguardo da considerare un esempio da manuale: dati e cifre essenziali in poco più di 20 righe.

Dunque è auspicabile che il collegamento fra le proprie argomentazioni, fra il proprio personale modo di esporre le cose sia sorretto innanzitutto da cifre, dati statistici, definizioni esili ma chiare di un’idea-guida che costituirà la parte centrale della prova (il riassunto del saggio va a confluire nel tessuto della propria trattazione).

La stesura dovrà essere prevalentemente di tipo argomentativo: si tratterà cioè di descrivere, indicare, esporre e spiegare le ragioni degli altri confrontandole con le proprie.

A differenza di un tema, il s.b. non richiede una introduzione. Si potrà entrare subito in medias res, perché si dà per scontato che il lettore medio, cui s’indirizza il nostro testo, conosca l’argomento (non così viene richiesto per l’articolo di giornale: una delle tante ragioni che consigliano di sottolineare, subito, in fase di esercizio, le sostanziali e per molti aspetti radicali differenze fra i due tipi di scrittura).

Si consiglia l’uso del presente storico, cioè della forma verbale assertiva per eccellenza. Meglio se il presente storico è confortato da una terza persona impersonale, sostituita dal pronome Io soltanto nella parte conclusiva del lavoro, laddove sarà bene mettersi in campo direttamente, con una valutazione personale piuttosto energica.

Il saggio breve non è un esercizio retorico, né un comizio, né una prova di virtuosismo stilistico-letterario: i puntini di sospensione, le esclamazioni, le troppe domande retoriche non avranno molti diritti di cittadinanza nel s.b.; alla fine si conteranno, verrebbe da dire "si peseranno" altri coefficienti nella valutazione: la stringatezza, l’efficacia riassuntiva, la capacità di citare senza dilungarsi e senza offrire il destro all’accusa di plagio (la cosiddetta ars citandi non gode di molta fortuna nelle aule scolastiche, sebbene richiederebbe un laboratorio a sé). Citare due-tre righe dal documento offerto va bene, riportare l’intero brano è pura follia. E così ancora: vi sono autori che per puro senso di buon gusto non si citano (per es. un presentatore di varietà televisivo non è autorevole quanto un uomo politico, nell’economia del s.b); una citazione vaga e indistinta è come non esistesse, anzi diventa controproducente …

Il tipo di scrittura non sarà semplicemente quello giornalistico, divulgativo, anche se la chiarezza espositiva è elemento di primaria importanza. Per una scrittura più brillante e colorita – chi la possiede non abbia timori – meglio però scegliere la forma dell’articolo di giornale. Il s.b. esige un minimo di serietà professionale, ma non esclude, ove necessario, il ricorso agli strumenti della polemica, ai toni accesi del dibattito culturale, se l’argomento lo richiede e soprattutto se si hanno argomenti adeguatamente documentati da mettere sul piatto della bilancia.

Il tono e il registro dovranno essere quelli di un buon manuale o, appunto, di un saggio d’autore. Per questo è fondamentale l’esercizio propedeutico della lettura di s.b. scritti da saggisti di professione e serve poco l’appiattimento al livello del settimanale divulgativo come accade nella maggior parte delle esercitazioni che spesso si leggono nei manuali scolastici sotto forma di esercizi. Uno dei problemi più seri della scuola odierna consiste nella perdita del senso critico, nell’appiattimento dei livelli interpretativi, sicché possono considerarsi alla stessa stregua un pur bravo inviato speciale e uno storico serio.

Non si improvvisa mai, tanto meno un s.b. Se prima di arrivare alla prova non si sono letti un po’ di s.b. "d’autore" non si farà dunque molta strada. Tra l’altro, non sarà male ricordare che i s.b. sono una prerogativa della tradizione culturale novecentesca del nostro paese, una delle non tante cose di cui le nostre "patrie lettere" possono a buon diritto vantarsi: si pensi alle Prose polemiche di Luigi Russo, giù giù fino agli Scritti corsari di Pier P. Pasolini, esiste una nobile tradizione lì pronta a offrire materiali di lavoro.

Come in ogni forma espressiva, nulla s’inventa, ma tutto s’impara osservando. Si individui un saggista che corrisponda ai nostri gusti personali e lo si segua in tutta la sua produzione "breve"; naturalmente non ci si dovrà ispirare osservandolo quando è alle prese con un "saggio specialistico" – che è altra cosa rispetto al "saggio breve" . Il s.b. è un genere a sé: non tutti gli studiosi lo praticano con la stessa maestria.

Uno stesso autore può essere magnifico nel s.b. e insopportabile nel saggio lungo o viceversa. Prima di imparare a scrivere bene un saggio breve, scegliamoci un maestro, innamoriamoci del suo stile, imitiamolo fino ai limiti del plagio. Copia un maestro di stile non è mai stato un reato e quando Salvemini, nella parte conclusiva del saggio con cui si apre il nostro dossier, dice che a scuola "certe cose non si debbono fare", certo non si riferiva a questa modesta, ma insostituibile regola di ogni seria "scuola di scrittura".

 

Le consegne

Con termine un po’ militaresco si indica così il brano di una ventina di righe che sostituisce la vecchia traccia del tema d’esame. E’ un testo che racchiude in sé ciò che viene richiesto al candidato. Con poche varianti le consegne tendono ormai a ripetersi di anono in anno, secondo un modello standardizzato che adesso esamineremo. Le consegne, di norma, non mutano a seconda dell’ambito per il quale sono state concepite.

La prova del saggio breve risulta pertanto così suddivisa:

  • ambito storico-politico
  • ambito artistico-letterario
  • ambito socio-economico
  • ambito tecnico-scientifico

Ogni candidato può scegliere fra queste quattro opzioni, all’interno delle quali è indicato un argomento.

L’argomento si può dire che prenda il posto della vecchia traccia e altro non è che un gigantesco ombrello sotto il quale ognuno deve dimostrare di sapersi muovere con destrezza. Non è errato sostenere che l’argomento sia in buona sostanza la trascrizione del titolo di un intero capitolo (o più di un capitolo) del manuale di storia o dell’antologia di letteratura: l’età giolittiana, il fascismo e la seconda guerra mondiale, la poesia crepuscolare.

Talora, come nella prova dello scorso anno per l’ambito artistico-letterario, l’argomento prescelto è talmente vasto da sostituirsi con l’intero programma dell’ultimo anno (la poesia del Novecento).

Attenzione a non confondere argomento e titolo. Il candidato dovrà dimostrare di sapersi muovere con destrezza dentro l’ambito prescelto, ma è totalmente libero di ritagliarsi un suo spazio personale e di scegliere, all’interno dell’argomento dato, una strada tutta sua per affrontarlo. Libero sì, ma a patto che alla fine sia lui a scegliere un titolo per il suo elaborato: titolo che naturalmente dovrà essere premiato tanto più sarà congruente con il ragionamento svolto.

In sintesi ogni consegna deve contenere, oltre ai documenti:

  • argomento
  • lunghezza
  • titolo
  • destinatario-destinazione editoriale

Della lunghezza abbiamo già detto, e così dell’argomento. Rimangono da affrontare gli altri due aspetti della consegna, che sono i più complicati e quelli maggiormente esposti ad equivoci: il destinatario e la destinazione editoriale del s.b.

Le consegne, innanzitutto, impongono di scegliere di svolgere l’argomento proposto in forma di saggio breve, ma lasciano aperta l’ipotesi di svolgere lo stesso argomento sotto forma di articolo di giornale. Un domani potrà essere richiesta la stesura sotto forma di recensione. La recensione altro non è che un articolo di giornale, sia pure di tipo molto particolare e per quest’anno ci soffermeremo poco su di essa, limitandoci ad allegare il curioso e saporito decalogo stilato dal direttore di una rivista d’informazione libraria e destinato ai suoi più stretti collaboratori.

Le difficoltà maggiori consistono nel porre l’accento su ciò che distingue l’articolo dal s.b. Altra cosa è spiegare chi era Giolitti e quale era la sua politica a un destinatario che è il lettore del quotidiano, altra cosa è spiegare chi era Giolitti al lettore di una rivista d’argomento culturale come potrebbe essere, supponiamo, "Il ponte" oppure la "Nuova Antologia".

La differenza, poco chiara talora nella formulazione stessa del legislatore e nella bibliografia esistente, turba il sonno a studenti e a non pochi insegnanti.

C’è un modo molto semplice per risolvere la controversia. Risulterà subito chiara, la differenza, se si avrà la pazienza di mettere il naso nei locali di una biblioteca di ampie dimensioni, una Biblioteca Nazionale.

Architettonicamente parlando la Nazionale di Torino reca diversi spazi espositivi: una sala quotidiani, vicina all’ingresso principale – luogo deputato alla lettura degli articoli – e una sala periodici, dopo la prima rampa di scale, dove regnano e abbondano i saggi. Non necessariamente quelli brevi: in verità la maggiori parte dei saggi pubblicati oggi dalle riviste culturali italiane e consultabili in quella sala sono saggi specialistici: riviste universitarie, per lo più, di letteratura trovano spazio accanto a riviste di fisica, diritto internazionale, teologia, biologia e così via, ma vi sono alcuni scaffali dedicati a quelle "riviste di argomento culturale" che evidentemente il Legislatore aveva in mente quando fissava nel s.b. una delle possibili destinazioni editoriali della nuova prova.

Facciamo un elenco sommario e lacunoso: saggi brevi esemplari si leggono con facilità in riviste come le seguenti, per consultare le quali, fra l’altro, basta accedere alla biblioteca della propria scuola o alla più vicina biblioteca civica:
"Micromega", "Il Mulino", "Il Ponte", "Limes", "Intersezioni", "Belfagor", "Lettera Internazionale", "La Nuova Antologia".

Non si può pensare di scrivere un s.b. per una rivista di argomento culturale se prima non si è "annusato" almeno un fascicolo di queste riviste, segnando idealmente a margine il s.b. che si preferisce, magari lo si fotocopia e lo si rilegge più volte.

Riviste di sole recensioni librarie sono:

"La rivista dei libri", "L’indice dei libri del mese", "L’informazione bibliografica".

Per la seconda di queste tre ultime riviste è stato pensato il decalogo, di cui si acclude fotocopia.

Potrà capitare che emergano delle difficoltà leggendo le diverse tipologie che le consegne prevedono come destinazione editoriale.

Per quanto riguarda il s.b. si osserva ormai una certa ripetitività nelle scelte adottate per gli anni passati; sicché non si sbaglierà di molto se si ipotizza anche per le future consegne la seguente tipologia.

  1. rassegna di argomento culturale
  2. fascicolo scolastico di ricerca e documentazione
  3. rivista specialistica

Le opzioni 1 e 2 non si differenziano molto fra loro. Il tipo di scrittura immaginabile per una rassegna culturale non è diverso da quello prevedibile per il fascicolo di documentazione. Un fascicolo di documentazione lo avete in mano in questo momento o un altro simile potete averlo consultato quando qualche esperto esterno alla scuola è venuto a tenere una lezione o un ciclo di lezioni su qualche tema specifico, facendosi accompagnare da un dossier didattico. Il Cesedi, che organizza il nostro corso ha prodotto negli anni passati un congruo numero di "fascicoli scolastici di ricerca e documentazione".

Sono differenze minime, ininfluenti tra 1 e 2. Diversa è l’opzione 3, consigliabile soltanto a un alunno che abbia particolari attitudini ad una disciplina e voglia cimentarsi con un tipo di scrittura specialistica, da tesina (quando non già, precocemente, da tesi di laurea). Per buttarsi sull’opzione 3 bisogna aver letto molto, maneggiare con sicurezza il lessico specialistico di questa o quell’altra disciplina. I modelli, se è il caso, potranno essere ricavati dalle stesse riviste citate che non rifiutano saggi specialistici – e soprattutto da altre più professionali. Per gli ambiti che qui più ci interessano p. es. riviste specialistiche possono essere considerata:

"Lettere italiane" o il "Giornale storico della letter.ital." per la critica letteraria, "Passato e presente" e "Studi storici" per la storia contemporanea.

Il buonsenso suggerisce di orientare gli studenti verso le prime due opzioni, in particolare verso la stesura di un s.b. ispirato alla lettura di una rivista generica di argomento culturale e sempre il buonsenso consiglia di lasciare da parte il caso 3, consigliabile soltanto a qualche caso eccezionale. IN questa ottica precisa si muovo le esercitazioni che svolgeremo in classe.

Per quanto riguarda l’articolo di giornale le consegne standard riguardano invece le seguenti opzioni:

  1. quotidiano
  2. rivista divulgativa
  3. giornale scolastico

Qui sorgono le maggiori difficoltà. Innanzitutto perché tale suddivisione tende a far nascere una possibile confusione tra questa opzione 2 e l’opzione 1 del s.b., il che non solo è assolutamente sbagliato, ma è anche causa di incidenti a catena. La rivista divulgativa cui qui s’allude non è la stessa cosa della rivista di argomento culturale.

Qui si ha in mente il modello "Espresso-"Panorama", il settimanale tematico (di attualità, di moda, di economia, per sole donne, per soli uomini, per appassionati di computers ecc.). La rivista divulgativa può in teoria ospitare s.b., ma ciò accade eccezionalmente e comunque si tratterà di saggi di natura diversa dai saggi in precedenza esaminati, ovvero di prove che attribuiscono alla divulgatività la loro ragione d’essere. Un bravo giornalista potrebbe prenderla male, ma è bene che, in preparazione della prova per il s.b., circoli in aula il principio secondo cui un articolo di giornale è mediamente più effimero di un s.b.

In secondo luogo nella tipologia dell’articolo di giornale si nasconde la più elementare via d’uscita per la prova d’esame. Il giornale scolastico.

Dovendo ipotizzare un destinatario, lo studente è ovvio che s’accontenti di uscire dall’obbligo scegliendosi il destinatario più semplice e a lui più congeniale: il suo coetaneo. A lui lo legano affetti e comunanza di linguaggio. Dunque: colloquialità della prosa, forme gergali, cadute stilistiche nel parlato, nella lingua scolastica, nel blabla televisivo.

In sé la scelta non è errata, ma sarà bene avvisare subito gli interessati che, così facendo, si svolgerà la prova ricorrendo al quoziente minimo di difficoltà: quoziente 1, come capita nei videogiochi. Bisogna saper ciccare anche sul grado 2, 3 di difficoltà. L’abilità cresce se si sceglie un quoziente di difficoltà maggiore. Si fa un piccolo scalino, scegliendo come destinazione editoriale il giornalino scolastico; altre e ben maggiori sono le difficoltà che si debbono tentare, se si vuole tentare il passo per lo meno intermedio, quello della rivista culturale per il s.b., o l’articolo per il quotidiano. Così facendo, naturalmente, i risultati raggiungibili saranno più alti.

La questione della simulazione del destinatario non è un falso problema. E’ la richiesta di uno sforzo supplementare, che risponde ad un’esigenza importante complementare a quella della documentazione: "Sapere per chi si scrive" è il secondo imperativo categorico del s.b. E’ un altro lato positivo della riforma. Non sarà facile persuadere lo studente che il destinatario delle sue colonne di fogli protocollo è un personaggio immaginario, un fantasma, e non il tipo in carne ed ossa che andrà a far parte della commissione d’esame e che dovrà giudicarlo. In fase di preparazione all’esame, questo è comunque un gioco di simulazione consigliabile. Fissiamo, senza paura di sbagliare o di essere corretti, alcune essenziali "regole del gioco". Se la simulazione – in linea teorica – è considerata pericolosa dai pedagogisti, in una prova di scrittura essa è vivamente consigliabile e non fa danni alla stabilità psicologica dell’adolescente (altre sono le simulazioni dannose, come è noto).

Tutti gli esercizi di prova dovrebbero così essere concepiti lasciando fuori l’opzione "giornalino scolastico", dando cioè per scontato che comunque esiste la scappatoia della scrittura avente per destinatario il coetaneo, ma per crescere bisogna puntare più in alto, il che vuol dire, per il s.b., scrivere da adulto per un destinatario adulto.

 

Un esercizio, una prova

L’Istituto che con il Cesedi ha organizzato questo corso sperimentale - "Prepararsi al saggio breve" - si chiama Istituto piemontese per la storia della Resistenza e la società contemporanea. La persona che ha svolto in classe le esercitazioni, e che adesso scrive queste note, lavora presso questo Istituto. Ciò spiega perché le esercitazioni, nella maggioranza dei casi, si siano concentrate sull’analisi e sullo svolgimento di prove aventi come ambito di riferimento quello storico-politico. Le regole generali valgono per tutti e quattro ambiti, ma le letture dei documenti fatte nelle classi – e gli stessi documenti qui a titolo di modello antologizzati – rientrano nel solo ambito storico-politico, all’interno del quale l’Istituto da anni svolge attività di aggiornamento e approfondimento, con corsi, seminari per insegnanti, consulenze per tesi di laurea, tesine di maturità. Libri e riviste da cui si è tratto il materiale grezzo di lavoro provengono dalla biblioteca dell’Istituto, alla quale insegnanti e alunni stessi potranno fare capo ogni volta che il loro lavoro lo renderà necessario.

Il modello di prova che si è ipotizzato, e su cui si è lavorato in alcune scuole cittadine nei mesi di febbraio-marzo 2001, tocca dunque soltanto uno dei quattro ambiti previsti dalla prova. Si è privilegiata la (parziale) competenza in un settore, all’ambizioso tentativo di approfondire tutte le discipline per le quali è richiesta la prova del s.b. Una scelta di principio, portata alle estreme conseguenze anche nella "consegna-campione" che è stata sottoposta alle singole classi, come prova-esercizio, assegnata in occasione del primo incontro e collettivamente discussa e corretta al termine del terzo incontro.

Viene qui riprodotto alla lettera il testo della consegna-esercizio. Il tempo per l’elaborazione del s.b. non era naturalmente quello dei classiche sei ore di esame, mai i dieci-quindici giorni di intervallo tra il primo e il terzo incontro:

Ambito storico-politico
Argomento:
La seconda guerra mondiale e l’Italia: guerra civile e guerra ai civili?
Oppure (in alternativa alla precedente)
Memoria e storia: il caso della deportazione

CONSEGNE

Sviluppa uno dei due argomenti in forma di s.b., non solo utilizzando i documenti allegati in fotocopia (e riprodotti in questa dispensa), ma anche, nei limiti del possibile, facendo uso di altri strumenti scelti fra quelli suggeriti in classe.

Interpreta e confronta dati e documenti acquisiti con queste letture preliminari, facendo riferimento alle tue conoscenze di studio; fai liberamente uso del manuale di storia in adozione.

Da’ un titolo efficace al tuo saggio e ipotizzane la destinazione per una rivista di argomento culturale o per un fascicolo di documentazione scolastica. Cerca di tenere alto il tono della tua trattazione: non pensare che il destinatario del tuo scritto siano i tuoi coetanei, ma al tempo stesso sforzati nell’immaginare che i tuoi lettori non saranno insegnanti o commissari di esame.

Non superare le cinque colonne di metà foglio protocollo o le 8.000 battute di un qualunque programma di videoscrittura.

In talune classi, che ne hanno fatto esplicita richiesta, è stata predisposta una prova anche per l’ambito artistico-letterario, avente il seguente titolo:

Romanzo e autobiografia nell’opera di Svevo

Le esercitazioni vertevano sulla lettura e l’analisi di una serie di s.b. "d’autore" che sono stati discussi insieme ai ragazzi a metà del percorso, mentre la classe stava già materialmente provando a raccogliere documentazione per conto proprio e comunque prima dell’ultima settimana destinata alla stesura vera e propria.

Il materiale fornito come documentazione prevedeva come obbligatorie due letture introduttive generali, prive di attinenza con l’argomento proposto, ma ritenute utili come inquadramento metodologico generale:

  1. alcuni frammemti del saggio di G. Salvemini, Che cos’è la cultura (1908)
  2. alcuni frammenti del saggio di A.Momigliano, Le regole del gioco (1984)

La scelta di questi due modelli è stata dettata dalla necessità di offrire due prove esemplari anche sul piano della chiarezza espositiva. I due frammenti, meglio di ogni definizione meramente teorica, sono serviti a spiegare, nel concreto di un, che cosa vuol dire argomentare, ossia procedere ragionando, confrontando idee, tesi opposte.

Quel che Salvemini scrive sull’assenza di ogni certezza assoluta nelle questioni politiche e sociali, vale più di ogni bizantina definizione sulle differenze fra testo argomentativo e testo espositivo; a maggior ragione quelle lucide espressioni possono valere come consiglio generale per chiunque debba comporre un testo quale che esso sia: "Noi non abbiamo alcuna certezza di possedere la verità assoluta nelle questioni sociali. Per conseguenza siamo tenuti a non ignorare i punti di vista che sono in opposizione con i nostri; non abbiamo il diritto di sopprimere con mezzi violenti le altrui vedute. (…) Se vogliamo conservare il rispetto di noi stessi è nostro diritto intellettuale e nostro dovere morale di sostenere senza compromessi il nostro punto di vista e di essere intellettualmente intolleranti dei loro errori finché essi non ci abbiano convinto con argomenti abbastanza forti che noi ci sbagliamo. Se essi dovessero riuscirci a convincerci che ci sbagliamo, dobbiamo diventare intellettualmente o moralmente intolleranti del nostro errore ed eliminarlo istantaneamente (…) allo scopo di sapere il modo più efficace di combattere l’errore del nostro avversario, dobbiamo comprenderlo, ma non allo scopo di fare un miscuglio composto per metà del suo errore e per metà della nostra verità o di rinunciare alla nostra verità e ingoiare il suo errore".

Abbiamo focalizzato il nostro discorso intorno al s.b. sul problema preliminare della documentazione che è questione cruciale amche per lo storico, indipendentemente dal fatto che si cimenti oppure no con il s.b. "Più documenti significa migliore storia", scrive Momigliano. E noi potremo chiosare: "Più documenti significa miglior s.b." Per questo abbiamo pensato di fornire, come secondo testo introduttivo, le "regole del gioco" che questo anziano professore di storia antica, pochi anni prima di morire, ha deciso di fissare sulla carta per fare chiarezza intorno al modo di lavorare proprio e dei colleghi.

E’ sempre possibile migliorare il proprio s.b. con il trovare più documenti, così come è sempre possibile migliorare il proprio lavoro storiografico se si schiudono nuove fonti di documentazione. Scarsi documenti, insiste l’autore delle "regole del gioco", significano peggiore storia (e peggiore s.b., aggiungeremo noi).

Scarsi documenti lasciano spazio a molte ipotesi. Non dare mai per certo quel che è dubbio, non generalizzare i casi isolati – ecco altre piccole regole che possono comodamente essere esportate nel lavoro scolastico, a partire, beninteso, da quest’ultima: "Ogni storico serio nel dubbio consulta i colleghi". Ogni alunno serio, potremmo aggiungere noi, consulta un compagno, "specialmente quelli che hanno fama di essere scettici e inesorabili". Dimmi che amici hai, e ti dirò che storico sei. L’argomentazione non può essere mai preda di faciloni o creduloni. Il dubbio e la critica sono garanzia contro le falsificazioni.

Alberto Cavaglion

Elenco dei documenti allegati:

Parte introduttiva, testi di carattere generale:

  1. Gaetano Salvemini, Sull’educazione morale, da Storia e scienza, Firenze, La Nuova Italia, 1948, pp.137-142, 111-114.
  2. Arnaldo Momigliano, Le regole del gioco, in Sui fondamenti della storia antica, Torino, Einaudi, 1984, pp.477-486.
  3. Cesare Cases, La recensione e Progetto di decalogo per il Recensore, inediti. Si ringrazia Cesare Cases per la cortese disponibilità.

Testi di appoggio e di documentazione per la consegna-esercizio:

  1. Roberto Vivarelli, Guerra ai civili e vuoti di memoria, in "Belfagor", LIII, 315, 31 maggio 1998, pp.346-354.
  2. Goffredo Fofi, Beppe Fenoglio e la Resistenza, in Strade maestre, Roma, Donzelli, 1996, pp.121-127.
  3. Cesare Cases, Difesa di "un" cretino, in Patrie lettere, Torino, Einaudi, 1987, pp.138-143.
  4. Anna Rossi Doria, Il culto della memoria, in Memoria e storia: il caso della deportazione, Catanzarop, Rubbettino, 1998, pp. 13-22.