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Madrid,
Madrid, qué bien
tu nombre suena
Antonio Machado
vent’anni dalla sua ultima personale, allestita nel
1986 dall’Universidad de Granada nel Palacio de La
Mandraza, la mostra Pablo Luis Ávila. Esilio e memorie
costituisce
la prima retrospettiva dedicata all’attività di
pittore e di grafico sviluppata dall’illustre ispanista
in oltre quattro decenni di lavoro.
Ancora una volta, una sua esposizione si tiene mentre si
ricorda l’anniversario dell’inizio della Guerra
Civile, un avvenimento che ha segnato la storia della Spagna
e la vita
di ogni spagnolo ma che rappresenta, per tutti coloro che
si identificano nei valori del mondo democratico, un momento
fondamentale nelle lotte del Novecento in difesa
delle libertà individuali e di una società più giusta.
Non a caso, fra la settantina di opere esposte, spiccano
quelle dedicate dall’artista alla tragedia della guerra,
ai lutti e
alle sofferenze che accompagnarono quei terribili anni, e
alla conseguente perdita della libertà durante tutto
il successivo lunghissimo periodo della dittatura franchista.
Oltre a questi dipinti, la rassegna presenta una quarantina
di opere attraverso le quali si possono cogliere i passaggi
fondamentali dell’evoluzione stilistica del discorso
pittorico
di Ávila, e una decina di opere recenti, realizzate
negli ultimi due anni.
Una sezione è dedicata alla sua attività di
grafico, con una decina di manifesti nei quali sono riprodotti
suoi dipinti significativi; un’altra – presentando
disegni preparatori
ed alcune opere non portate a termine – permette di
seguire da vicino il suo modus operandi. Si può così analizzare
il rapporto fra la struttura compositiva, la stesura del
colore, e la progressiva definizione dell’opera, sovente
caratterizzata da forti simmetrie degli elementi che, in
un complesso gioco di metamorfosi, vanno poi riempiendo
gli spazi pittorici – delineati da schemi prospettici
spesso ambigui e reversibili – sino a far emergere,
talvolta, una sorta di inesorabile corsa alla totale saturazione
di ogni
minima porzione rimasta libera, quasi che ci si trovasse
di fronte ad una incoercibile sensazione di horror vacui.
I dipinti di Ávila nascono dalla dialettica fra rigore
progettuale e capacità di inglobare la casualità dell’ispirazione
nel corso della stesura e della realizzazione delle opere,
sempre ricche di citazioni e di colti quanto poetici rinvii,
tanto alla tradizione letteraria, quanto alla raffinata metodologia
dell’analisi testuale. Il tutto ricorrendo a immagini
colme di simboli, di scarti di significati, di toni di lieve
ed umanissima ironia, dove si rincorrono struggenti ricordi
di infanzia e giovinezza, frammenti di natura, visioni velate
di nostalgia, ricavate da memorie di luoghi di cultura e
di sogno: una complessa imegerie, orchestrata da nessi plurisenso
che, come fili sottili e forti, vengono fra di loro
intessuti con una sensibilità acuta, profondamente
sincera ed autentica, e di squisita delicatezza.
Pablo
Luis Ávila è nato a Granada il 3 dicembre
1932. Dopo i primi studi si trasferisce a Madrid; qui, frequentando
i poeti della “posguerra”, un gruppo di scrittori
socialmente
impegnati che operavano in semiclandestinità, quali
José Hierro, Ramón de Garciasol, Leopoldo de
Luis e Rafael Montesinos, comincia anch’egli ad esprimersi
come poeta.
Dopo un primo periodo d’esilio in Francia e in Germania
(è lettore al Centro di Studi Ispanici di Germesheim
Rh.), ritorna a Granada; partecipa al gruppo di poeti “Veleta
al
Sur”, nella cui collana apparve nel 1959 la prima raccolta
Torre de viento. Sospettato di attività sovversiva è costretto,
due anni dopo, ad espatriare.
Vive in Germania, quindi in Austria e in Svizzera; infine
in Italia: a Torino, è segretario della rivista “Quaderni
Ibero-Americani”, diretta da Giovanni Maria Bertini.
Stabilitosi
a Milano, Ávila divide il suo lavoro di lettore di
spagnolo tra l’Università “Bocconi” e
la Facoltà di Lettere di Pavia. Sono gli anni che
vedono nascere gli stretti rapporti
con l’ispanoamericanista Giuseppe Bellini e con l’amico
filologo romanzo Cesare Segre, mentre appaiono le sue raccolte
poetiche Elegía de ausencias, Brújula en el
limonar
e il poema Costa de sangre.
Ormai esule stanziale in Italia, Pablo Luis Ávila
prosegue la sua attività di poeta e inizia una felice
carriera universitaria che, attraverso l’insegnamento
negli atenei di Milano,
Pavia, Parma e Catania, lo porterà a diventare professore
ordinario nell’Università di Torino. Le sue
pubblicazioni, cui si accompagna l’attività di
traduttore, riguardano
le pagine dei classici spagnoli e le voci più rappresentative
dell’esilio. Da Rafael Alberti a Jorge Guillén,
dal poeta cileno Pablo Neruda al pittore spagnolo José Ortega,
sono
davvero numerosi gli autori di cui si occupa come ispanista
e che coinvolge negli incontri e nei convegni da lui promossi
e organizzati.
Dagli Anni Sessanta si dedica anche alla pittura: esordisce
con una mostra alla Galleria Viotti di Torino, nel 1969,
cui seguono altre personali a Milano (1976), a Granada
(1980 e 1986) e all’Avana (1984). Le possibilità formali
delle due arti, poesia e pittura, s’intrecciano con
esiti linguistici che configurano una vera e propria écriture
aviliana,
densa di rinvii letterari ed esistenziali, in cui i ricordi
dei luoghi e delle emozioni sono trasfigurati da un’ironia
che cerca di temperare il dolore della lontananza
(scorci di una Torino amata, La Praça do Rossio a
Lisbona, i vicoli dell’Alfama; soprattutto Granada,
la città dell’infanzia e della giovinezza, il
luogo della propria preistoria).
Centrale, sullo sfondo, la vicenda della guerra civile
cui, di tempo in tempo, Ávila ha dedicato opere assai significative
nell’economia del suo discorso pittorico.
Dal 1989 ricopre la cattedra di Lingua e Letteratura spagnola
all’Università di Torino, dove ha continuato
a promuovere iniziative rivolte a ravvivare la memoria dei
tragici
eventi spagnoli: il ricordo del grande poeta e pensatore
Antonio Machado e dell’indimenticabile Federico García
Lorca, consolidando i legami storici, culturali e democratici
tra la Spagna, il Portogallo e l’Italia. Grazie ai
convegni e ai seminari da lui organizzati, l’Ateneo
torinese ha accolto, insieme ad altre, personalità quali
Rafael Alberti,
José Saramago, Cesare Segre, Jorge Semprún,
José Hierro, Leopoldo de Luis, Ramón de Garciasol,
Mário Soares, José Agustín Goytisolo,
Alfonso Guerra.
incontro
PALABRAS
PARA PABLO LUIS ÁVILA: dalla
poesia alla pittura
Palazzo
Nuovo, 1º piano, “Aula Cesare Cases”,
via Sant’Ottavio 20, Torino
Martedì,
14 novembre 2006
ore
10.00 Saluto delle Autorità: Ezio PELIZZETTI,
Rettore dell’Università degli Studi
Roberto PLACIDO, Vicepresidente del Consiglio Regionale
del Piemonte
ore 10.15 PALABRAS
PARA PABLO LUIS ÁVILA
Coordinatore: Paolo BERTINETTI
Interventi di: Cesare SEGRE, Lorenzo MASSOBRIO,
Luigi FORTE, Piergiorgio DRAGONE, Francesco GUAZZELLI,
Gabrielle MORELLI, Pier Luigi CROVETTO, Antonio BERNAT
VISTARINI.
ore 12.15 Presentazione
delle raccolte di versi Elogios y lamentaciones,
Editorial Renacimiento, Sevilla, 2006
e
Vicoli di paura, Introduzione di Giancarlo DEPRETIS,
Crocetti Editore, Milano 2006.
Terminato
l’incontro verrà consegnato ad Ávila
il libro Racconti per Pablo Luis, omaggio di
amici e colleghi, a cura di Paolo BERTINETTI, prologo di José SARAMAGO,
premessa di Lorenzo MASSOBRIO, Edizioni dell’Orso,
2006.
Comitato
d’iniziativa:
Ersilia ALESSANDRONE, Gian
Luigi BECCARIA, Paolo BERTINETTI, Gian Mario BRAVO,
Alberto CONTE,
Lucia DELOGU,
Giancarlo DEPRETIS, Mario DOGLIANI, Piergiorgio DRAGONE,
Luigi FORTE, Lorenzo MASSOBRIO, Maria Rosa MASOERO,
Renato OLIVA, Gianni PERONA, Mario POZZI, Alda ROSSEBASTIANO,
José SARAMAGO, Cesare SEGRE, Claudio SENSI.
In redazione:
Elena de PAZ de CASTRO
mostra
PABLO
LUIS ÁVILA. ESILIO E MEMORIE
Museo
Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra,
dei Diritti e della Libertà -
Palazzo dei Quartieri Militari, corso Valdocco
4/A, Torino
Martedì,
14 novembre 2006
ore
18.00 Inaugurazione della personale di dipinti Pablo
Luis Ávila. Esilio e memorie.
La rassegna
e il catalogo –
con saggio introduttivo di Cesare SEGRE – sono stati
curati da Piergiorgio DRAGONE.
convegno
LA
MEMORIA DELL’ESILIO / L’ESILIO DELLA
MEMORIA
Sala
Conferenze del Museo
Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra,
dei Diritti e della Libertà - Palazzo dei Quartieri
Militari, corso Valdocco 4/A, Torino
Mercoledì,
15 novembre 2006
ore
9.30 Saluto delle Autorità: Gianni
OLIVA, Assessore alla Cultura della Regione
Piemonte
Roberto PLACIDO, Vicepresidente del Consiglio
Regionale del Piemonte
Ezio PELIZZETTI, Rettore dell’Università degli
Studi
ore
10.00 Giancarlo DEPRETIS e Marco NOVARINO (Univ. Di Torino): Guerra
ed esilio. Lo
sguardo del letterato
e dello storico.
• LO SGUARDO DELLO STORICO
Presiede: Fanny RUBIO (Instituto Cervantes)
ore
10.30 Gian Mario BRAVO (Università di Torino):
Esilio, esodo, emigrazione politica
nella storia delle libertà e
dei socialismi.
Alfonso BOTTI (Università di Urbino): La memoria
della Guerra civile, del franchismo e dell’esilio
nel dibattito
storiografico attuale.
Manuela CERETTA (Università di Torino): Spagna
1936. L’esilio della memoria nella macchina
totalitaria.
Gianni PERONA (Università di Torino): Dimensioni
dell’esilio
spagnolo.
Antonio RODRÍGUEZ DE LAS HERAS (Universidad Carlos
III de Madrid): El olvido está lleno
de memoria. La memoria
de la guerra en la sociedad española
de hoy.
• LO SGUARDO DEL LETTERATO
Presiede: Giancarlo DEPRETIS
ore
15.30 Orietta ABBATI (Università di Torino): Echi
dalla Spagna nella Lisbona di Ricardo
Reis di José Saramago.
António FOURNIER (Università di
Torino): La Guerra civile spagnola
nella letteratura portoghese
contemporanea.
Luis de LLERA (Università di Genova): Ni olvido,
ni memoria: hacia la realidad histórica.
Rafael LOZANO MIRALLES (Università di Bologna): Federico
García Lorca, «Y después …sólo
queda el desierto».
ore
18.00 Conclusioni e dibattito
Organizzazione
scientifica del Convegno: GIANCARLO DEPRETIS
Dipartimento di Scienze Letterarie
e Filologiche - via. S. Ottavio,
20 - 10124
Torino
Segreteria del Convegno: MARCO
NOVARINO - Tel. 3384080208;
E-mail: novarinomarco@libero.it
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