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presentazione
Un'immagine dell'Italia.
Mostra di una mostra sulla Resistenza. 1946|2003
uella
che visiterete è la mostra di una mostra: unesposizione
storica - la mostra della Resistenza italiana presentata allestero
nel 1946-47 - viene riscoperta e rivisitata con lo sguardo
e le consapevolezze di oggi.
Si
constata innanzitutto che la Resistenza fu la credenziale
con cui lItalia rientrò nella comunità internazionale;
che fu immediata, da parte dei Resistenti, lesigenza
di raccogliere documenti e fotografie per costruire, come
disse Franco Antonicelli, "il tesoro necessario delle
memorie di tutti"; infine, che quelle mostre costruirono
larchetipo delle rappresentazioni dei decenni successivi.
La
mostra ricostruisce il contesto e analizza la griglia interpretativa
delle prime esposizioni e si conclude con una serie di manifesti
sul tema della resistenza riletta da giovani di tutta Europa,
consapevoli dei valori e dei problemi della storia recente.
Le
mostre della Resistenza
A
poche settimane dalla liberazione e dalla fine della guerra
in Europa, mentre ancora si combatteva nel Pacifico, tra giugno
e settembre 1945, nelle principali città dellItalia
settentrionale - Milano, Torino, Genova e Roma - i Comitati
di Liberazione nazionale allestirono mostre che illustravano
per la prima volta la lotta clandestina, nota solo per frammenti
agli stessi protagonisti. Particolarmente impegnati nella
loro realizzazione furono Gabriele Mucchi, Albe e Lica Steiner,
per la Mostra della Liberazione e per quella della Ricostruzione
tenute a Milano, e Felice De
Cavero, per la Mostra della Resistenza in Piemonte che alla
fine del 1945 fu esposta anche in Francia, a Grenoble e a
Nizza.
Nel
marzo 1946, sotto gli auspici del Ministero dellAssistenza
post-bellica e per iniziativa del Corpo volontari della libertà,
si decise di realizzare una mostra internazionale della Resistenza
italiana a Parigi, da tenersi nei giorni in cui si sarebbe
aperta la Conferenza di pace.
Si
pensò di allestire un percorso capace di portare alla
coscienza del mondo quel che lItalia ha patito e quel
che essa ha fatto.
La
scelta dei materiali, scrissero gli organizzatori, deve
essere fatta con la massima imparzialità, al di fuori di gelosie
di partito o di formazione, e solo in vista di dare una visione
il più possibile impressionante del contributo dellItalia
alla lotta contro il nazifascismo. Bisogna far colpo con documentazioni,
con statistiche (caduti, forze in lotta, prigionieri alleati
salvati ecc) con elementi che possano essere riportati sui
giornali nel momento in cui si tratta della pace - e non contare
su un successo di critica artistica. Molti documenti e nessuna
retorica.
Il
percorso espositivo, progettato dagli architetti Ludovico
Belgioioso, Gabriele Mucchi, Guido Veneziani, Eugenio Gentili
Tedeschi, venne realizzato in 160 pannelli e due grandi plastici
che rimasero esposti dal 14 al 26 giugno 1946 nella Salle
Fox dellÉcole des Beaux Arts di Parigi.
Lentusiasmo
di quei giorni spinse i promotori a pensare di riallestire
la mostra nelle principali capitali europee e di trasferirla
anche negli Stati Uniti e in America Latina, dotandola di
cataloghi in italiano, francese, inglese, spagnolo e portoghese. La
mostra ritrovata
Le
dimensioni e lonerosità degli spostamenti dei materiali
indussero però, già nel novembre 1946, a predisporre una versione
ridotta composta da 80 pannelli, diffusa in ambito europeo
fin dai primi mesi del 1947, a Zurigo, Basilea, Ginevra, Berna,
Lucerna, Lugano, Milano, Praga, Roma, Napoli, Torino e molte
altre località.
Nella
seconda metà degli anni Cinquanta i pannelli della seconda
mostra finirono nei magazzini dellIstituto nazionale
per la storia del movimento di liberazione in Italia,a Milano,
dove sono stati riscoperti nel settembre 2001.
Si
sono conservati solo 73 degli 80 pannelli originali. Sottoposti
ad accurato restauro, essi vengono in parte qui presentati,
a più di cinquantanni dalla loro realizzazione. |