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Cavaglion Alberto

La Resistenza spiegata a mia figlia

Napoli, L'ancora del Mediterraneo, Istoreto - Altri Editori, 2005

Nella Resistenza un risveglio collettivo

Sono passati sessant'anni dal 25 aprile del 1945, fine dell'occupazione tedesca, caduta del fascismo, nascita della democrazia. Fu opera degli eserciti dei paesi che si mossero contro il nazismo e le sue aggressioni, ma fu opera anche di quei gruppi di soldati sbandati, di renitenti alla leva, di giovani avventurosi o avventurieri, di militanti politici di più posizioni, e delle alleanze di base che essi seppero trovare nella popolazione, che ha preso il nome di Resistenza. Un fenomeno di eccezionale risveglio collettivo, in un paese dominato da una sorta di nefasto "continuismo" basato su antichi mali. Il modo di considerare i due anni di storia dal '43 al '45 fu subito diverso, al sud e al nord, a seconda della data della liberazione, della durata dell'occupazione, e nella tormentosa vicenda dell'Italia di questo mezzo secolo il modo di considerare la Resistenza ha spesso cambiato di segno. Una tappa storiografica fondamentale, contro retoriche e denigrazioni, fu senza dubbio il saggio di Claudio Pavone sulla Resistenza come guerra civile (1991), ma oggi, in un periodo in cui la Resistenza subisce più denigrazioni che esaltazioni, l'agile volumetto di uno storico piemontese, Alberto Cavaglion - che appartiene alla prima generazione nata dopo la Resistenza ed è scritto all'intenzione di sua figlia, seconda generazione - è forse lo strumento più essenziale e più sostanzioso di cui possiamo disporre per spiegare la Resistenza ai più giovani. Si intitola La Resistenza spiegata a mia figlia e lo pubblica L'ancora del Mediterraneo (pagine 116, euro 9).
Fuor di retorica, la nascita, gli sviluppi, le contraddizioni di quel breve ma decisivo periodo storico sono interrogate alla luce di una verità che travalichi gli interessi di parte, che si ponga sotto il segno di una civile moralità. Alla propria figlia, insomma, non si può e non si deve mentire: il lascito del passato le va spiegato con tutta la chiarezza possibile, e così i limiti delle interpretazioni politiche ufficiali (per esempio quelle in auge al tempo di Togliatti, o dei centro-sinistra) e interessate (quelle di una destra rivendicativa che soffre di passate frustrazioni e di tante rimozioni e che non è pronta a considerare con la dovuta attenzione le proprie grandi responsabilità). Libro "anti-eroico" e antiretorico per eccellenza, questa "spiegazione" mette in luce di fronte ai tragici dilemmi che si posero ai giovani del '43 le figure più sagge, decise nella loro azione e nei principi che dovevano guidarle ma aperte alla realtà, alle difficoltà di chi doveva operare scelte che non isolassero dal mondo, anzi in amore del mondo. Tra queste, due in particolare colpiscono il lettore, e sono di giovani vittime coscienti: Falco Marin ed Emanuele Artom, il primo veneto il secondo piemontese. Ma molte altre figure attraversano questa vivacissima e necessaria ricostruzione per problemi, molto più note, le più gobettianamente convinte, come riassume Vittorio Foa che si dovesse «combattere il fascismo fra di noi, fra italiani, e poi anche dentro di noi». Il saggio di Cavaglion comincia non a caso da Mario e il mago di Thomas Mann, un racconto che tutti gli italiani dovrebbero meditare, e la sua storia dell'illusionista commendator Cipolla, perché di illusionisti il nostro paese continua a produrne e perché gli italiani continuano a lasciarsene incantare.

Recensione di Goffredo Fofi, da “L’Avvenire”, 23 aprile 2005.

  

Cavaglion Alberto: Laureatosi in lettere e filosofia all'Università di Torino nel 1982, fu dal 1982 al 1984 borsista dell'Istituto italiano per gli studi storici e della Fondazione Luigi Einaudi. Studioso dell'ebraismo, insegna all'Università di Firenze. È membro del comitato di redazione de "L'indice dei libri del mese" e dal 2012 del comitato scientifico dell'Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia.

La Resistenza spiegata a mia figliapp. 120

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