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Marchis Riccardo

Carlo Chevallard. Diario 1942-1945

Cronache del tempo di guerra

Torino, Blu Edizioni, 2005

Il diario di Carlo Chevallard rappresenta la maggior fonte di memoria sulla guerra a Torino, una memoria coeva ai fatti unica per estensione e ricchezza cui è difficile trovare un parallelo nelle scritture personali italiane del periodo, in virtù del taglio con cui attraversa la crisi italiana (1942) e percorre l'intera guerra di liberazione. L'Autore infatti assume i panni di un cronista della guerra vista, come dice nella prima pagina del diario, con gli occhi dell'uomo della strada. Un compito che si attribuisce e a cui resta fedele per trentatré lunghi mesi, al termine dei quali rivela: «Ho cercato di sfuggire all'opprimente rete di menzogne che ci circondava e di costruirmi una cronaca il più possibile sincera degli avvenimenti».

E al passo del cronista si attiene giorno dopo giorno, consultando i giornali e ascoltando ogni radio per confrontare, inferire, precisare luoghi e fatti, accuratamente distinti dalle voci, essenziali quanto le notizie che riporta, con un’attenzione che si allarga all’Italia e ai vari fronti di guerra.

La scelta di questo registro conduce l'Autore a scegliere tra i fatti del giorno una pluralità di soggetti, depurati - almeno nelle intenzioni - da quanto riguarda il suo privato, che rivelano al fondo i suoi tratti identitari - uomo d'industria, antifascista, liberal conservatore e cattolico - senza che divengano mai l'elemento dominante delle sue note. A prevalere è ancora il ruolo di cronista e il suo metodo, in base al quale egli giunge a dare voce ad una città colta in pagine memorabili, suggerite dalla comune oppressione della guerra e dall'oppressione congiunta, poi, dell'occupazione nazifascista e della guerra.

Si rende disponibile per questa via un continuum narrativo che rappresenta, sotto il profilo formale, la vera ricchezza letteraria del diario e che disvela ai nostri occhi la realtà del conflitto, le emozioni e, in definiva, il clima nel quale si produssero eventi che coinvolsero ogni aspetto della vita delle persone. Al suo interno i lettori e gli studiosi troveranno rappresentato il tempo di guerra e la sua eccezionalità, tramandata dai testimoni come separata dai giorni “normali”, fin dall’espressione usata per delimitarla: “an temp ëd guera”, che molti ricorderanno d’aver udito come esordio topico dei racconti familiari, che intendevano costruire memoria e ammonire, proprio come in conclusione l’Autore, affinché “tutti questi bambini innocenti come Tedo, come Giancarlo, come Luca non vedano, non sentano mai orrori come quelli che noi abbiamo vissuti”.

  
Carlo Chevallard. Diario 1942-1945pp. 1572
disponibile presso Istoreto

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