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Una guida per la memoria: Torino dal 1938 al 1945

a cura di Filippa Marcella
Torino, Blu Edizioni, 2003

Letizia che ti fa dimenticare quasi i danni che la città ha subiti; ma poi li vedi, ché le tracce son lì. Piazza San Carlo ('avevamo una piazza , noi, che valeva un soldo: adesso (...) quelle case dalla parte della Filarmonica - dalla parte di Stratta il confettiere - oh! '), le case, smozzicate, sgretolate, parevano file dì scheletri in cimitero - canzone di Legnano, proprio così: Torino vecchia, con le ferite nuove , via Po, piazza Vittorio, con quegli squarci. E i corsi della periferia, tutte quelle alberate, sparite; le panchine nei viali e nei giardini ridotte a quei due sostegni di ferro".

Chi scrive è Augusto Monti, qualche anno dopo la fine della guerra, per descrivere la sua città, mutilata, devastata, ferita. Una città della quale si è persa la memoria, e il ricordo, con il passare degli anni e la dipartita dei testimoni oculari, sfumato via via. E così nasce il bisogno di vedere la città con altri occhi, alla ricerca di indizi, frammenti, segni, lasciati da un conflitto devastante - la seconda guerra mondiale -, per poter evocare , più o meno direttamente, situazioni, eventi, sensazioni, stati d'animo che ci consentono di stabilire un rapporto con quel passato che sembra sempre più lontano.

Per rispondere a un bisogno di conoscenza e di restituzione, l'Istituto piemontese per la storia della resistenza e della società contemporanea, in collaborazione con la Città di Torino, ha recentemente realizzato una Guida del capoluogo piemontese dal 1938 - anno in cui vennero emanate nel nostro paese le leggi razziali, intese come una profonda frattura nella storia della società italiana tra le due guerre - al 1945.

La guida ci propone cinque percorsi che si intrecciano tra loro, attraverso luoghi della memoria significativi che individuano una sorta di città nella città: la città delle leggi razziali, la città della guerra, la città della resistenza, la città della deportazione e la città della liberazione.

La città diventa allora un "teatro della storia", un pretesto per narrare la sua storia, un punto di vista privilegiato attraverso cui raccontare gli eventi di quegli anni tragici, e il tentativo di elaborare strategie di sopravvivenza da parte di uomini e donne in carne e ossa che hanno saputo resistere e opporre alla morte e alla distruzione, vita, voglia di vivere e speranza in un futuro migliore.

Per costruire tali mappe, reali e mentali, ci si è avvalsi di fonti diversificate: fonti fotografiche di ieri e di oggi, statistiche, demografiche, narrative, letterarie, memorialistiche, topografiche.
Primo Levi, Augusto Monti, Cesare Pavese, Aldo Zargani, per citare alcuni noti scrittori, ci guidano nello scoprire aspetti, luoghi della città pressoché sconosciuti, o completamente mutati nel tempo.
La guida è la prosecuzione ideale di una grande mostra, dal titolo "Torino in guerra. 1940 - 1945", allestita nel 1995 alla Mole Antonelliana, per il cinquantennale della fine della guerra, un evento forse unico nel nostro paese, per la sua portata simbolica, per i nuovi approcci metodologici, per gli effetti speciali presentati.
Dopo una cronologia ragionata che segnala avvenimenti nazionali e internazionali, accanto a quelli riguardanti Torino, nell'intento di fornire una sequenza dei fatti di maggiore impatto sulla vita quotidiana della città, entriamo progressivamente nei percorsi che ci propongono cinque città che fra loro si incontrano, si scontrano, si negano, si alternano e talvolta convivono, pur con fatica e sofferenza.
Veniamo cosi a conoscenza che il cuore della città ebraica dopo il 1938 si sposta dal cosiddetto Vecchio Ghetto che ruotava intorno a Piazza Carlina, alla zona limitrofa alla stazione di Porta Nuova, intorno all'arabeggiante sinagoga, che verrà parzialmente distrutta nel bombardamento del 21 novembre 1942, segnale emblematico che chiuderà quasi ogni rapporto con il mondo esterno.

Con la guerra, alcuni luoghi, simbolo del capoluogo sabaudo, mutano radicalmente. Il parco del Valentino diventa un enorme campo coltivato a patate, per l'autarchia di guerra, Piazza d'Armi sarà destinata alla coltivazione dei cavoli, in Piazza Castello il 3 luglio 1942 si trebbierà il grano, campi di cereali cresceranno a ridosso di case e stabilimenti industriali. Le cantine diventano luoghi di ricovero, e rifugi contro i bombardamenti, dove si vive, si canta, si prega, si partorisce, si gioca a carte, cercando di sfuggire alla paura. Nel 1995 è stato riaperto uno dei più importanti rifugi della città: quello di Piazza del Risorgimento - uno dei ventuno ricoveri pubblici allestiti dal Comune con tecniche antibomba -, e prevede visite guidate per privati cittadini e scolaresche. All'interno si sono conservati ancora i sedili, e si possono leggere sulle pareti le scritte con le indicazioni di comportamento in caso di bombardamento aereo.
Le chiese viste con gli occhi di allora, assumono altri significati. La chiesa di San Massimo ad esempio accoglierà riunioni del Comitato di liberazione nazionale. Nel marzo 1945 ospiterà un apparecchio radio ricetrasmittente, con lo scopo di fornire agli Alleati la consistenza numerica, l'ubicazione delle formazioni partigiane e i loro fabbisogni, e trasmettere notizie riservate sui tedeschi.

La città della liberazione infine si snoda dai grandi stabilimenti della Fiat Mirafiori - è tuttora visibile all'altezza della porta 5 dello stabilimento, una lapide che ricorda i lavoratori, caduti e deportati, appartenenti alla Fiat -, della Microtecnica, alle Carceri Nuove, ai Giardini reali, alle piazze, e alle strade gremite di folla festosa per la fine dell'incubo della guerra, fino a Piazza Vittorio Veneto, dove la città tributerà gli onori ai partigiani che sfilano dopo aver combattuto per la liberazione di Torino.

La guida è rivolta a insegnanti, studenti, cittadini, che hanno attraversato quelle vicende, o che semplicemente vogliono conoscere meglio la propria città, e a coloro che recentemente sono giunti a Torino, e desiderano condividere la storia di una comunità cui sentono di appartenere. Ma é soprattutto rivolta ai giovani, sempre più eterogenei per formazione culturale e provenienza geografica, affinché essi conoscano la città in cui vivono, i luoghi più significativi, ma anche quelli che ogni giorno si incontrano, semplici luoghi di passaggio, ma che forse conservano, più di altri, segni dei cambiamenti, dei diversi momenti della storia della città, non sempre aulici, o architettonicamente importanti. "Talvolta sono luoghi ed edifici - scrive nell'introduzione Ugo Perone, Assessore per la cultura della città di Torino - che gli avvenimenti successivi hanno cancellato, trasformato, che la crescita urbana ha inglobato rendendoli irriconoscibili o ha convertito ad altre funzioni. Riscoprire questi luoghi dimenticati, o addirittura sconosciuti, può aiutare a rileggere le vicende storiche della comunità cittadina della quale si fa parte, ricostruendone, attraverso la memoria, l'identità".

  
Una guida per la memoria: Torino dal 1938 al 1945pp. 128
disponibile presso Istoreto

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