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Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea 'Giorgio Agosti'
presenta
UNA
GUIDA PER LA MEMORIA:
TORINO DAL 1938 AL 1945
recensione
a cura di Marcella Filippa
etizia
che ti fa dimenticare quasi i danni che la città ha subiti;
ma poi li vedi, ché le tracce son lì. Piazza San Carlo ('avevamo
una piazza , noi, che valeva un soldo: adesso (...) quelle
case dalla parte della Filarmonica - dalla parte di Stratta
il confettiere - oh! '), le case, smozzicate, sgretolate,
parevano file dì scheletri in cimitero - canzone di Legnano,
proprio così: Torino vecchia, con le ferite nuove , via Po,
piazza Vittorio, con quegli squarci. E i corsi della periferia,
tutte quelle alberate, sparite; le panchine nei viali e nei
giardini ridotte a quei due sostegni di ferro".
Chi scrive è Augusto Monti, qualche anno dopo la fine della
guerra, per descrivere la sua città, mutilata, devastata,
ferita. Una città della quale si è persa la memoria, e il
ricordo, con il passare degli anni e la dipartita dei testimoni
oculari, sfumato via via. E così nasce il bisogno di vedere
la città con altri occhi, alla ricerca di indizi, frammenti,
segni, lasciati da un conflitto devastante - la seconda guerra
mondiale -, per poter evocare , più o meno direttamente, situazioni,
eventi, sensazioni, stati d'animo che ci consentono di stabilire
un rapporto con quel passato che sembra sempre più lontano.
Per
rispondere a un bisogno di conoscenza e di restituzione, l'Istituto
piemontese per la storia della resistenza e della società
contemporanea, in collaborazione con la Città di Torino, ha
recentemente realizzato una Guida del capoluogo piemontese
dal 1938 - anno in cui vennero emanate nel nostro paese le
leggi razziali, intese come una profonda frattura nella storia
della società italiana tra le due guerre - al 1945.
La
guida ci propone cinque percorsi che si intrecciano tra loro,
attraverso luoghi della memoria significativi che individuano
una sorta di città nella città: la città delle leggi razziali,
la città della guerra, la città della resistenza, la città
della deportazione e la città della liberazione.
La città diventa allora un "teatro della storia", un pretesto
per narrare la sua storia, un punto di vista privilegiato
attraverso cui raccontare gli eventi di quegli anni tragici,
e il tentativo di elaborare strategie di sopravvivenza da
parte di uomini e donne in carne e ossa che hanno saputo resistere
e opporre alla morte e alla distruzione, vita, voglia di vivere
e speranza in un futuro migliore.
Per
costruire tali mappe, reali e mentali, ci si è avvalsi di
fonti diversificate: fonti fotografiche di ieri e di oggi,
statistiche, demografiche, narrative, letterarie, memorialistiche,
topografiche.
Primo Levi, Augusto Monti, Cesare Pavese, Aldo Zargani, per
citare alcuni noti scrittori, ci guidano nello scoprire aspetti,
luoghi della città pressoché sconosciuti, o completamente
mutati nel tempo.
La guida è la prosecuzione ideale di una grande mostra, dal
titolo Torino in guerra. 1940 - 1945 , allestita nel
1995 alla Mole Antonelliana, per il cinquantennale della fine
della guerra, un evento forse unico nel nostro paese, per
la sua portata simbolica, per i nuovi approcci metodologici,
per gli effetti speciali presentati.
Dopo una cronologia ragionata che segnala avvenimenti nazionali
e internazionali, accanto a quelli riguardanti Torino, nell'intento
di fornire una sequenza dei fatti di maggiore impatto sulla
vita quotidiana della città, entriamo progressivamente nei
percorsi che ci propongono cinque città che fra loro si incontrano,
si scontrano, si negano, si alternano e talvolta convivono,
pur con fatica e sofferenza.
Veniamo cosi a conoscenza che il cuore della città ebraica
dopo il 1938 si sposta dal cosiddetto Vecchio Ghetto che ruotava
intorno a Piazza Carlina, alla zona limitrofa alla stazione
di Porta Nuova, intorno all'arabeggiante sinagoga, che verrà
parzialmente distrutta nel bombardamento del 21 novembre 1942,
segnale emblematico che chiuderà quasi ogni rapporto con il
mondo esterno.
Con
la guerra, alcuni luoghi, simbolo del capoluogo sabaudo, mutano
radicalmente. Il parco del Valentino diventa un enorme campo
coltivato a patate, per l'autarchia di guerra, Piazza d'Armi
sarà destinata alla coltivazione dei cavoli, in Piazza Castello
il 3 luglio 1942 si trebbierà il grano, campi di cereali cresceranno
a ridosso di case e stabilimenti industriali. Le cantine diventano
luoghi di ricovero, e rifugi contro i bombardamenti, dove
si vive, si canta, si prega, si partorisce, si gioca a carte,
cercando di sfuggire alla paura. Nel 1995 è stato riaperto
uno dei più importanti rifugi della città: quello di Piazza
del Risorgimento - uno dei ventuno ricoveri pubblici allestiti
dal Comune con tecniche antibomba -, e prevede visite guidate
per privati cittadini e scolaresche. All'interno si sono conservati
ancora i sedili, e si possono leggere sulle pareti le scritte
con le indicazioni di comportamento in caso di bombardamento
aereo.
Le chiese viste con gli occhi di allora, assumono altri significati.
La chiesa di San Massimo ad esempio accoglierà riunioni del
Comitato di liberazione nazionale. Nel marzo 1945 ospiterà
un apparecchio radio ricetrasmittente, con lo scopo di fornire
agli Alleati la consistenza numerica, l'ubicazione delle formazioni
partigiane e i loro fabbisogni, e trasmettere notizie riservate
sui tedeschi.
La
città della liberazione infine si snoda dai grandi stabilimenti
della Fiat Mirafiori - è tuttora visibile all'altezza della
porta 5 dello stabilimento, una lapide che ricorda i lavoratori,
caduti e deportati, appartenenti alla Fiat -, della Microtecnica,
alle Carceri Nuove, ai Giardini reali, alle piazze, e alle
strade gremite di folla festosa per la fine dell'incubo della
guerra, fino a Piazza Vittorio Veneto, dove la città tributerà
gli onori ai partigiani che sfilano dopo aver combattuto per
la liberazione di Torino.
La
guida è rivolta a insegnanti, studenti, cittadini, che hanno
attraversato quelle vicende, o che semplicemente vogliono
conoscere meglio la propria città, e a coloro che recentemente
sono giunti a Torino, e desiderano condividere la storia di
una comunità cui sentono di appartenere. Ma é soprattutto
rivolta ai giovani, sempre più eterogenei per formazione culturale
e provenienza geografica, affinché essi conoscano la città
in cui vivono, i luoghi più significativi, ma anche quelli
che ogni giorno si incontrano, semplici luoghi di passaggio,
ma che forse conservano, più di altri, segni dei cambiamenti,
dei diversi momenti della storia della città, non sempre aulici,
o architettonicamente importanti. "Talvolta sono luoghi ed
edifici - scrive nell'introduzione Ugo Perone, Assessore per
la cultura della città di Torino - che gli avvenimenti successivi
hanno cancellato, trasformato, che la crescita urbana ha inglobato
rendendoli irriconoscibili o ha convertito ad altre funzioni.
Riscoprire questi luoghi dimenticati, o addirittura sconosciuti,
può aiutare a rileggere le vicende storiche della comunità
cittadina della quale si fa parte, ricostruendone, attraverso
la memoria, l'identità".
Torino 1938/45. Una guida per la memoria, Progetto
e cura di Ersilia Alessandrone Perona, Luciano Boccalatte,
Alberto Cavaglion, Bruno Maida, Gianfranco Torri, Città di
Torino, Istituto piemontese per la storia della Resistenza
e della società contemporanea, Torino, 2000, pp. 126.
Per
informazioni sulla guida, che non è in vendita, ed eventuali
richieste, rivolgersi al n. 011 5628836 fax 011549523 V. Fabro,
6 10122 Torino, sede dell' Istituto piemontese per la storia
della Resistenza.
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nota del webmaster
E'
stata realizzata una versione ipermediale della guida, Torino
1938|45. I luoghi della memoria , riducendone i contenuti,
ma offrendo al visitatore differenti percorsi di consultazione
e di ricerca usando il materiale interattivo. Per una maggiore
fruibilità didattica è disponibile una
versione cartacea delle schede. E' possibile scaricarla
in formato
PDF .
In collaborazione con il Settore Musei della Città di Torino,
2001.
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