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Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea 'Giorgio Agosti'
Vecchi partigiani miei
di Piero Carmagnola nuova edizione a cura di Andrea D'Arrigo
Milano, FrancoAngeli, 2005, pp.232
Scritto
nell’estate del 1945 da un ragazzo partigiano di
venti anni, diplomatosi in ragioneria e iscritto al Politecnico,
il libro si inserisce compiutamente in quel rigoglioso
filone in cui compaiono opere di una memorialistica vivacissima,
affidata più che alla voce e all’esperienza
degli scrittori professionali, alle espressioni spontanee
più o meno varie, più o meno attendibili
dei protagonisti della lotta, dei partigiani stessi; una
letteratura dai toni ingenui, alimentata soprattutto dalle
biografie degli “eroi”, in una dimensione epica
che privilegiava gli aspetti combattentistici, neo-risorgimentali
della lotta. Erano libri esclusi dai tradizionali circuiti
editoriali, vicinissimi alla tradizione orale e come tali
veri “segni” di una memoria collettiva che
investiva la Resistenza per appropriarsene, assumerla come
parte integrante di un patrimonio di esperienze da riversare
in un processo di progressiva compenetrazione tra coscienza
storica e maturità politica.
I ricordi di Piero Carmagnola ci portano fin dentro “il
farsi” della lotta partigiana, ne descrivono il dinamismo,
gli affanni, la dimensione epica e quella più legata
ai normali gesti della quotidianità.
Dopo
sessant’anni la presente edizione critica, pubblicata
nella collana “Testimonianze” dell’Istituto
piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio
Agosti”, ripropone al lettore l’itinerario, «tra
i vigneti del Monferrato e le rupi della val di Lanzo»,
del commissario della 19a Brigata Garibaldi.
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