Conceria Fiorio - Via Jacopo Durandi, 10

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L
e vicende della Conceria Fiorio iniziano il 4 agosto del 1837, quando Domenico Fiorio chiede al Comune di Torino il permesso di edificare in regione Martinetto un edificio da adibire ad uso conceria.

Lo stabile conosce successivamente progressivi cambiamenti: nel 1838 infatti è sopraelevato di un piano l’edificio originario al quale si aggiunge, nel 1854, un nuovo fabbricato. Sono però le modifiche e le nuove costruzioni volute tra il 1882 e il 1909 dai fratelli Filippo e Giovenale Fiorio (diventati titolari dell’impresa che occupa circa 250 dipendenti) a costituire la struttura definitiva del complesso industriale, che si manterrà tale anche negli anni successivi.

Negli anni del secondo conflitto mondiale, il nome dell’azienda si lega fortemente al movimento della Resistenza cittadina: la conceria e tutti i suoi apparati (dall’edificio ai mezzi di trasporto), sono infatti messi "a disposizione della Resistenza e dei suoi uomini" [De Rege, 1985] svolgendo un ruolo fondamentale nella lotta contro il nazifascismo.

Il tutto avviene riuscendo a garantire la continuità produttiva dell’azienda che mantiene i ritmi e le pressanti esigenze della produzione bellica imposta e "controllata dai tedeschi che qualche volta capitavano in conceria per sorvegliare, vedere: andavano e venivano, urlavano e sequestravano le cose di cui avevano bisogno" [De Rege, 1985]. La Conceria Fiorio diventa così il fulcro di molte attività del Cln: è un luogo di ritrovo, di riunione (le riunioni si tengono, a partire dal dicembre del 1943, nel "salotto nero" della palazzina degli uffici) e di rifugio per svariati esponenti dell’antifascismo torinese (come, tra gli altri, Duccio Galimberti, Renato Martorelli, Eusebio Giambone e Giuseppe Perotti), che possono soprattutto contare oltre al fondamentale appoggio del proprietario, l’ingegnere liberale Sandro Fiorio, fulcro dell’attività cospirativa e sostenitore del Cln fin dai primi mesi di costituzione, anche sulla piena collaborazione delle maestranze, che vedono a loro volta nell’azienda un importante punto di riferimento specialmente nella fase più dura del conflitto quando su Torino iniziano ad abbattersi, in maniera sempre più massiccia, i bombardamenti alleati. Manin Fiorio Barattieri, sorella di Sandro, ricorda infatti come nei locali dell’azienda viene "creato una specie di doposcuola per i figli dei dipendenti; i bambini dell’asilo erano sempre in conceria, quelli che andavano a scuola venivano a fine orario scolastico e facevano i compiti, e se suonava l’allarme potevano scendere nel rifugio aziendale insieme alle loro madri e ai loro padri" [De Rege, 1985].

Per meglio consentire lo svolgimento delle operazioni nella più totale clandestinità lo stabilimento è dotato di una serie di misure di sicurezza: un sistema di allarme con una suoneria che con suoni non convenzionali avvisa i cospiratori in caso di pericolo, la riduzione da due ad una sola delle porte di ingresso (quella che si affaccia su Via Durandi, diventa l’unica entrata e viene sbarrata e rinforzata da una massiccia cancellata in ferro, mentre l’altra, che si affaccia su Via San Donato è trasformata in uscita di sicurezza) e, dopo un accurato esame della mappa fognaria, è costruito "da imprese e muratori diversi un passaggio che dalle cantine della conceria, attraverso le fogne, sbuca prima in Via Cibrario e poi in Piazza Statuto" [De Rege, 1985].

Utilizzata più volte come luogo di passaggio per i finanziamenti alleati e di nascondiglio di materiale, documenti ed armi, la conceria diventa anche sede dell’attività di stampa e di diffusione dell’organo del Cln, il giornale «La riscossa italiana».

Nel febbraio del 1945 i locali dell’edificio ospitano due importanti missioni alleate, la Stella del capitano Giuliani appoggiata dagli inglesi e la missione statunitense guidata dal cecoslovacco Panek.

Nel mese di marzo la fabbrica scrive una delle pagine più importanti dell’antifascismo torinese diventando il teatro delle riunioni del Cln con il Sottosegretario alle terre occupate, Aldobrando Medici Tornaquinci, giunto a Torino da Roma in vista dell’imminente fase insurrezionale per incontrarsi "non solo con il Cln, ma anche con gli operai delle fabbriche, girando in una Torino piena zeppa di posti di blocco [De Rege, 1985].


Fonti citate

Bibliografia essenziale:

Guido De Rege di Donato (a cura di), Una azienda torinese nella Resistenza: la conceria Fiorio, Cuneo, L’Arciere, 1985, [pp. 9, 39, 40, 74, 112, 113];

Mario Abrate, La lotta sindacale nell’industrializzazione in Italia 1906/1926, Milano. Franco Angeli, 1967

Archivio Storico AMMA, Imprenditori piemontesi, a cura di P.L. Bassignana, Torino, Allemandi, 1994

 
       
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