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Fiat Materiale Ferroviario - Via Rivalta, 41 |
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Nel 1917 nellambito della strategia intrapresa da Agnelli volta ad assorbire le diverse industrie intermediarie che provvedono la Fiat di materia prima (allo scopo di ridurre gli oneri dovuti ai rapporti di dipendenza dellazienda da imprese fornitrici esterne), la società torinese procede allincorporazione degli stabilimenti del Gruppo Piemontese, del quale fa parte un insieme di industrie metallurgiche e meccaniche. Questa operazione permette così alla Fiat di assumere il controllo delle Ferriere Piemontesi (che negli stabilimenti di Avigliana e Buttigliera Alta producono bossoli per proiettili, parti darmi e acciai speciali), della Società industrie metallurgiche (specializzata nelle lavorazioni di fucinatura, stampaggio e meccanica) e, appunto delle Offcine Diatto che fabbricano, come accennato in precedenza, materiale ferroviario. Le Officine Diatto passano così sotto linsegna della Fiat, sancendo la nascita della Fiat Materiale Ferroviario (Materfer) che, nel primo periodo di attività, indirizza la propria produzione verso le normali costruzioni di carri e carrozze ferroviarie. Nel 1926 lazienda progetta e fabbrica alcune locomotive Diesel elettriche per lEritrea e pochi anni più tardi, nel 1930, rivolge, per prima in Italia, i suoi sforzi ad un nuovo campo di applicazione della tecnica ferroviaria, e cioè la fabbricazione di "automotrici leggere azionate da motori a benzina" [Fiat, 1950], che saranno adottate sia dalle Ferrovie dello Stato che dalle aziende private per le linee secondarie. Nel 1932, mette sui binari la prima automotrice battezzata con il nome di Littorina, che, a partire dal 1934, in seguito alle applicazioni dei motori a ciclo diesel, è prodotta in serie. Questultima creazione rappresenta in realtà più una realizzazione di prestigio che di effettiva utilità, che permette comunque alla Fiat di assicurarsi un discreto numero di commesse sufficienti a ridare fiato alla produzione ferroviaria. Inoltre la Littorina procura allazienda torinese un ottimo ritorno in termini di immagine, specialmente in un periodo in cui il regime "tiene allo sveltimento e alla puntualità delle comunicazioni ferroviarie" [V. Castronovo, 1999]. Nel 1932 la sezione ferroviaria, sebbene rappresenti per la Fiat un ramo collaterale, è comunque una realtà dalle dimensioni più che discrete: si estende per circa "120000 metri quadrati dei quali 47000 coperti da fabbricati e da tettoie" [Fiat, Le ali della Fiat], raggiunge una produzione contemporanea di oltre 100 carri al mese e 25 carrozze a carrelli, ed occupa circa 760 dipendenti. Inoltre si tratta di unimpresa conosciuta anche allestero per aver realizzato alcune importanti e prestigiose commesse come le "vetture a letto eseguite per conto della Compagnie Internationale des Wagons-lits, le vetture di prima classe per la Compagnie des chemins de fer de Paris-Orleans ed infine per il treno reale italiano, il treno più bello del mondo." [PNF, 1932]. Nel 1942, a guerra iniziata, Torino è sottoposta nel mese di novembre al primo vero bombardamento a tappeto da parte delle forze anglo americane che colpendo gli apparati industriali della città, e in particolare quelli Fiat, mirano a paralizzare uno "dei centri vitali dellindustria bellica italiana." [V. Castronovo, 1999]. Così la notte tra il 20 e il 21 novembre, quella tra il 29 e il 30 e quella tra l8 e il 9 dicembre, anche la Fiat Materiale Ferroviario è colpita dalle bombe che provocano ingenti danni "soprattutto al reparto segheria nel quale gli incendi provocano danni ai binari, agli impianti e alle commesse." [Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3356, fascicolo Fiat Materfer]. Questo però non è che linizio: lanalisi dei fascicoli contenuti nei risarcimenti dei danni di guerra permette infatti di individuare altre incursioni che si abbattono sullo stabilimento nel periodo compreso tra lagosto del 1943 e il luglio del 1944. La più pesante è sicuramente quella del 17 agosto del 1943, quando le bombe dirompenti e gli spezzoni incendiari caduti sulla struttura danneggiano seriamente vari comparti produttivi: "il reparto produzione e rifornimento materiale, il magazzino tappezzeria, il laboratorio vernici, il reparto analisi tempi, il reparto collaudo esterno, il reparto tracciatori, il reparto finizione veicoli ferroviari, il reparto manutenzione, lUfficio tecnico e la palazzina di sorveglianza." [Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3375]. Tra il mese di giugno e quello di luglio dellanno successivo la fabbrica è nuovamente colpita: il 4 giugno e il 24 luglio rimangono sinistrati i fabbricati della Palazzina della direzione e degli uffici, alcune officine, i macchinari, gli arredamenti e le merci dello stabilimento (tra le quali molte commesse in preparazione). Durante il conflitto, in seguito alla conversione bellica della produzione, lazienda vede aumentare notevolmente il numero dei dipendenti che nel 1945 raggiungono la quota di 2850 unità. Un personale molto combattivo che non solo aderisce alle principali agitazioni promosse tra il 1943 e il 1945 dai lavoratori torinesi, ma dà anche vita il 3 gennaio del 1945 al Cln aziendale, che partecipa allinsurrezione "attraverso propaganda antifascista e sabotaggi alla produzione" [Verbale CLN aziendale]. A supportare lattività del Cln, è anche presente allinterno delle officine un nucleo di sappisti, che svolge azioni coordinate con quelle delle squadre di altre due fabbriche del borgo, la Nebiolo e la Westinghouse di Via Pier Carlo Boggio. Nei giorni precedenti linsurrezione cittadina il Cln elabora "mediante la fattiva collaborazione delle organizzazioni di massa e politiche, e dei dirigenti più qualificati" [Comune di Torino, 1975] un piano di difesa dello stabilimento che, a partire dalla notte del 24 aprile 1945 è occupato e difeso da operai, sappisti e appartenenti al Cln (coadiuvati nei giorni successivi dagli interventi delle formazioni partigiane) che lo abbandoneranno solo a Liberazione avvenuta. Subito dopo la fine della guerra la Fiat materiale Ferroviario riprende regolarmente la propria produzione, fornendo un importante contributo alla ricostruzione del parco ferroviario italiano, con la creazione di "grandi quantità di locomotori, carri merci e carrozze per passeggeri." [Fiat, 1950]. Fonti citate
Archivio di Stato di Torino, Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3440 e 3441; Archivio di Stato di Torino, Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3356, fascicolo Fiat Materfer; Archivio di Stato di Torino, Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3375; Archivio Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea, Verbali Cln aziendale: E/77/B; Archivio storico Fiat: fascicolo ricostruzione, note sul commercio estero; Archivio storico Fiat: Danni di guerra, fascicolo 9;
Fiat, I cinquantanni della Fiat: 1899-1949, Mondadori, Milano, 1950, [p.161]; V. Castronovo, Fiat 1899-1999: un secolo di storia italiana, Rizzoli, Milano, 1999 [p.471; 598]; Anno Decimo, Glorie e lavoro del Piemonte a cura del PNF di Torino, anno 1932; Fiat: le fasi della crescita. Tempi e cifre dello sviluppo aziendale, a cura dellArchivio Storico Fiat, Scriptorium, Torino, 1996; Fiat, Le ali della Fiat, opuscolo celebrativo (senza data di pubblicazione) di tutti gli stabilimenti Fiat conservato presso lArchivio storico Fiat; XXX Anniversario della Liberazione, Torino contro il fascismo, a cura del Comune di Torino e del Comitato per le iniziative antifasciste della Città di Torino, Torino, 1975; [p.82]. |
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