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Fiat SPA - Corso Ferrucci, 122 |
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Allinterno di questa nuova realtà industriale, i due assumono subito ruoli organizzativi ben definiti: Ansaldi, grande organizzatore industriale, si occupa della programmazione dei metodi produttivi, mentre Ceirano segue la fase progettuale dei veicoli (sarà lui a seguire tutti i progetti e i disegni delle automobili SPA fino al 1918, anno in cui decide di ritirarsi a vita privata). Nonostante possa contare su un capitale sociale di un milione di Lire e sulla partecipazione di alcuni soci eccellenti come il latifondista Edoardo Barel di SantAlbano e Michele Lanza, noto fabbricante di candele steariche (con dei trascorsi in campo automobilistico), la Spa fatica a trovare risorse necessarie (capitali liquidi, spazi ed organizzazioni di vendita) tali da consentirle un decollo nel panorama automobilistico cittadino. Loccasione di portare nelle casse sociali nuova linfa che permetta una crescita dellazienda si presenta nel 1908 quando la Flag, un marchio genovese che desidera entrare nel campo dellautomobile, si propone come nuovo partner della fabbrica torinese. Si arriva così alla fusione tra le due società con lestinzione della sigla Flag e la conservazione di quella SPA, il cui significato muta però in Società Ligure Piemontese Automobili: limpresa, che in seguito a questa operazione vede aumentare a 4.500.000 di Lire il proprio capitale sociale, mantiene a Torino, in Borgo San Paolo, lo stabilimento, mentre sposta a Genova la direzione. Questo momento segna linizio di un periodo di grandi successi, sia in campo sportivo (con un conseguente aumento di prestigio) che in quello industriale. Infatti è proprio a bordo di autovetture SPA che sono compiute alcune tra le più grandi imprese automobilistiche dellepoca: nel 1908 il pilota Ruggerone copre, senza nessuna assistenza il tratto Torino-Pietroburgo e partecipa (piazzandosi secondo) alla gara Pietroburgo-Mosca e lanno successivo il barone Ciuppa, alla guida di un modello SPA 28/40 HP, vince la celebre targa Florio. Insieme ai trionfi sportivi arrivano anche i primi risultati industriali tanto che, nel 1909, accanto a quella di automobili e di autocarri è avviata la produzione di motori per aerei. Presentandosi come unindustria forte, brillante ed innovativa, la SPA riesce, nel periodo prebellico, ad assicurarsi numerose commesse per il Ministero della Guerra, per il quale costruisce i motori a sei cilindri verticali A6, che equipaggiano gli aerei SVA, gioielli dellaeronautica italiana nella prima guerra mondiale. Dallo stabilimento torinese escono anche numerosi autocarri (la cui costruzione è stata voluta ed incoraggiata dai soci genovesi), molti dei quali sono forniti, congiuntamente, ai Ministeri dellAgricoltura, dellIndustria e del Commercio e della Guerra; questo successo porta lazienda ligure-piemontese a indirizzare maggiormente la propria produzione verso la costruzione di autocarri, ridimensionando notevolmente quella di autovetture. Il coinvolgimento italiano nel primo conflitto mondiale fa della SPA una delle prime imprese cittadine ad essere mobilitate per la motorizzazione militare, considerata dai vertici dellesercito italiano una condizione indispensabile per affrontare il conflitto. La produzione delle officine di Corso Ferrucci si concentra nella costruzione di autocarri (soprattutto in quelli di tipo medio), mezzi di cui lesercito sembra avere un gran bisogno se è vero che per gli alti comandi militari sono stimati nel numero di 3.400 unità gli autocarri necessari allequipaggiamento delle forze armate italiane. In realtà è la Fiat ad assicurarsi la gran parte delle commesse: su un totale di 3.400 autocarri richiesti sono ben 1.700 quelli che escono dai cancelli di Corso Dante, cosa che consente alle altre industrie costruttrici (dallIsotta Franchini, allItala e, soprattutto alla SPA) solamente "di spartirsi le briciole" [V. Castronovo, 1999]. Le difficoltà economiche legate al periodo post-bellico (dovute principalmente ai ritardi dei pagamenti delle commesse statali) fanno sprofondare la SPA in una profonda crisi finanziaria alla quale non riescono a far fronte nemmeno le risorse del gruppo genovese. La soluzione a questi problemi arriva però ancora una volta dal capoluogo ligure: nel 1919 infatti i fratelli Perrone, già detentori del pacchetto azionario della Ansaldi, acquistano la SPA ed entrano così nella maggioranza azionaria della fabbrica torinese. Ai Perrone si aggiunge poi tra i maggiori soci azionari la Banca Agricola Italiana (guidata da Gualino) che, dai primi anni 20, inizia ad investire nellazienda cospicue somme di denaro. Nel 1926, in seguito alla crisi dellAnsaldo, la Fiat riesce a portare a termine unoperazione che le permette di assorbire (caricandosi tutti i costi delle passività) alcune imprese del gruppo ligure, prima tra queste la SPA, che passa così sotto legida del marchio torinese che ne diventa proprietario a tutti gli effetti. I primi anni di gestione Fiat sono caratterizzati da ingenti investimenti che permettono il rilancio della SPA che, insieme agli autocarri, comincia a costruire anche alcuni modelli di autobus. Nel 1932 gli stabilimenti di Corso Ferrucci sono tornati ad essere una realtà produttiva di buon livello: occupano 944 dipendenti e si estendono su una vasta area nel quadrilatero compreso tra "Corso Ferrucci (sul quale danno gli uffici, larchivio, la sala prova motori e il reparto revisione motori), Corso Peschiera (sul quale si affaccia il reparto esperienze), Via Osasco (sulla quale dà la centrale termica) e Via Montenegro (dove si trovano gli spazi adibiti ad ospitare i pompieri e i sorveglianti, il magazzino modelli, le fucine, il magazzino barre, la cabina elettrica e il magazzino attrezzature). Allinterno del quadrilatero sorgono gli stabili degli altri reparti e cioè il fabbricato collaudo veicoli e montaggio, il fabbricato magazzino materiale finito e spogliatoio, il fabbricato refettorio e spogliatoio, il fabbricato del reparto trattamenti termici, lofficina macchine, il magazzino generale e il reparto utensileria" [Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3372]. Inoltre la SPA possiede anche altri due compartimenti decentrati: la sezione ricambi di Via Marocchetti 33 (in Barriera di Nizza) responsabile della produzione delle parti di ricambio per veicoli militari, e quella situata nel reparto 32 delle officine del Lingotto. Linvasione italiana dellEtiopia, avvenuta il 3 ottobre del 1935, evidenzia ancora una volta la pochezza dei mezzi a disposizione delle truppe italiane ("appena 867 automezzi in tutta la colonia eritrea" [V. Castronovo, 1999]), molti dei quali costruiti dalla stessa SPA (il più conosciuto è lautocarro Dovunque). La nuova campagna bellica riversa così sulla fabbrica torinese una consistente somma di ordinazioni pubbliche contribuendo al definitivo rilancio dellazienda che in poco più di sette mesi riesce a spedire in Africa più di 1.500 autoveicoli. Pochi anni più tardi, quando il governo fascista dichiara lentrata dellItalia nel secondo conflitto mondiale, le officine di Corso Ferrucci sono nuovamente chiamate dalla produzione bellica a sostenere intensi ritmi di lavoro: qui infatti si concentra fin dal 1941 la fabbricazione di autocarri, autoblinde, trattori militari e carri dassalto con una media che nel marzo del 1942 risulta "più che quadruplicata rispetto a quella del 1939" [V. Castronovo, 1999]. Una brusca battuta darresto delle lavorazioni si ha però a partire dal novembre dello stesso anno quando le violente incursioni aeree che si abbattono su Torino, devastano anche il complesso della SPA sul quale la notte tra il 18 e il 20 novembre cadono "bombe dirompenti e numerosissimi spezzoni incendiari" [Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3340] che provocano danni ai fabbricati, ai macchinari, ai magazzini e agli impianti, costringendo lazienda a rinviare di ben sei mesi la produzione dei carri dassalto pesanti già in fase di progettazione. Terminati i bombardamenti e fatta una stima dei danni, lo stabilimento è investito, nel corso del 1943, dallondata delle agitazioni operaie che coinvolgono tutte le fabbriche torinesi e che hanno proprio qui, dove in periodo bellico lavorano circa 5000 dipendenti, uno dei centri più combattivi. I verbali dei Cln aziendali fanno infatti riferimento a parecchie agitazioni scoppiate nei vari reparti, prima tra tutte quella del mese di marzo, che vede una nutrita partecipazione da parte dei lavoratori che però non sfuggono alla repressione aziendale. Una ritorsione che si concretizza nel trasferimento in Germania di quegli operai definiti "elementi turbatori dellordine pubblico" [Verbali Cln aziendali, E/75/A] come dimostra una delibera della Commissione di Epurazione del 13 ottobre del 1945 secondo la quale la stessa direzione "esercitò pressioni agli operai dipendenti per riprendere il lavoro durante lo sciopero del marzo 1943 e al termine di questo denunciò alcuni operai che in seguito a tale denuncia furono inviati in Germania" [Verbali Cln aziendali, E/75/A]. La minaccia del trasferimento immediato in Germania in caso di lamentele sembra essere una prassi adottata molto sovente dai vertici della fabbrica, come dimostra anche una lettera di un operaio del reparto motrici al quale per il solo fatto di essersi recato a lamentarsi "dal capo ufficio tecnico per via delle liquidazioni troppo basse e per chiedergli di rivedere la paga" [Verbali Cln aziendali, E/75/A] , è fornita una risposta che suona come un avvertimento: "lei reclama, vi è esuberanza di personale, e reclamando la si può licenziare ed inviare a lavorare in Germania" [Verbali Cln aziendali, E/75/A]. Nel 1943 la SPA è nuovamente colpita dal fuoco degli ordigni alleati che la notte tra il 12 e il 13 e quella tra il 17 e il 18 del mese di agosto causano danneggiamenti alla palazzina degli uffici, ai macchinari, ai vari reparti ma soprattutto alle "tettoie per deposito autoveicoli (tutte in legno), allofficina montaggio veicoli e al magazzino generale" [Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3372] e aumentano il malcontento dei dipendenti che il 19 agosto, secondo quanto traspare da un verbale dei Carabinieri (che arrestano dieci lavoratori), "dopo essere entrati al lavoro uscivano poco dopo abbandonando il lavoro stesso" [Cln Aziendali E/75/B], partecipando così allo sciopero indetto dalle fabbriche torinesi in solidarietà con i dipendenti della Fiat Grandi Motori (dove il giorno 17 agosto è ucciso un manifestante). Dopo la caduta di Mussolini e la conseguente occupazione tedesca, la SPA riprende sotto le direttive di Berlino la produzione di "sei nuovi tipi di autocarri militari" [V. Castronovo, 1999] e segue la progettazione di altri quattro. Una produzione che nel 1944 è costretta a subire nuovamente una brusca frenata per due motivi fondamentali: le proteste dei lavoratori nei mesi invernali e i bombardamenti alleati in quelli estivi. Già a partire dal 15 di febbraio "nelle Officine SPA si verificò uno sciopero dopo luscita degli operai e precisamente alle ore 18,00" [Verbali Cln aziendali, E/75/B] in seguito al quale, il giorno successivo, "ebbero luogo numerosi arresti degli operai che vennero successivamente deportati in Germania. Gli arrestati furono 30 e furono deportati in Germania il giorno 6/3/1944" [Verbali Cln aziendali, E/75/B]. Si tratta solamente del prologo allo sciopero generale del primo di marzo. Secondo i dati contenuti nei verbali del Cln aziendale la partecipazione è elevata: sono circa 4.500 i lavoratori che si astengono dal lavoro e, tra questi, alta è ladesione degli impiegati. Questo, almeno, sembra trasparire dalla lettera che Silvano B., capo gruppo del personale impiegatizio, epurato dopo la guerra, invia al CLN aziendale il 14/5/1945, nella quale riferisce come "durante lo sciopero i miei impiegati chiesero come dovevano comportarsi. Io dissi loro che sarei andato a prendere ordini dai miei superiori. Lordine era: chi vuole uscire esca, chi vuol restare resta e lavora. Riferii ai miei impiegati le stesse parole, questo per non incorrere in sanzioni a mio riguardo. I miei dipendenti aderirono unanimi ed uscirono." [Verbali Cln aziendali, E/75/B]. La risposta delle autorità a queste proteste non si fa certo attendere e si manifesta ancora una volta con la triste pratica della deportazione. A fornire una dettagliata relazione sugli arresti e la successiva deportazione degli operai che hanno preso parte alla protesta, sono le conclusioni di uninchiesta condotta dal CLN di Torino sulla deportazione degli operai SPA, datata 2 gennaio 1946 che, oltre al numero esatto degli arrestati, indica anche le modalità con cui sono scelti i soggetti da trasferire nei campi di lavoro, nonostante vi sia una certa "protezione" data ai lavoratori da parte della direzione: "Il capo dellUfficio politico della Questura di Torino, signor Cipullo, aveva ricevuto lordine di fornire dallelenco degli operai della SPA che avevano partecipato allo sciopero del 2 marzo 1944, prima 500, poi 300, poi 150 e infine 100 (cifra definitiva) nominativi di operai da deportare. Lelenco dei 100 è stato ricavato stralciando un nome ogni 45 della distinta generale di oltre 4.500 operai. Di questi 100 ne venivano arrestati 44. Oltre a questi venivano deportati gli operai arrestati in seguito allo sciopero del 15 febbraio 1944, presi tra i più noti rappresentanti dellazione clandestina. Tali nominativi erano stati ricavati dagli schedari politici della questura compilati in base alle segnalazioni provenienti dagli informatori decentrati nello stabilimento. Alla compilazione dellelenco, si oppose lingegner Marchettu, appoggiandosi al fatto che non era possibile fare un elenco preciso essendo gli operai usciti senza bollare la cartolina. Tale ordine veniva allora girato alle Officine in quanto i singoli capi reparto potevano sapere effettivamente chi era uscito. Da questo è evidente come la responsabilità delle vittime ricada sulle autorità nazifasciste, che hanno ordinato alla questura tale inumano provvedimento di crudele stile teutonico". [Verbali Cln aziendali, E/75/A]. La punizione per chi il primo marzo del 1944 si è astenuto dal lavoro arriva però anche sotto forma di ritiro dellesonero, come dimostra il caso, tra i tanti, di un operaio del reparto 13, le cui parole contenute in una missiva recapitata al Cln aziendale nel giugno del 1945, ricordano come: "in seguito allo sciopero del marzo 1944, sono stato licenziato in tronco. Subito dopo lo sciopero ho ricevuto la cartolina precetto di presentazione alle armi dalla caserma Monte Grappa dove mi dissero che, causa lo sciopero, ero stato chiamato per lannullamento dellesonero". [Verbali Cln aziendali, E/76/C fasc. 7]. Pochi mesi dopo la fine delle agitazioni la SPA è nuovamente centrata dalle bombe anglo americane, il 4 giugno e il 24 luglio. I danneggiamenti riportati dallo stabilimento dopo la prima incursione ammontano alla somma di "Lire 8.156.292" [Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3434A], ma è la seconda, definita dallazienda "la più tremenda e disastrosa" a determinare i danni più seri "ai fabbricati, ai macchinari, agli impianti, agli arredamenti e alle merci, per un totale complessivo che ammonta alla considerevole cifra di Lire 233.696.786" [Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3430 C]. Nel 1944 è anche fondato il Cln aziendale, la cui attività intensifica allinterno dello stabilimento la lotta al nazifascismo che oltre allo sciopero, e alle azioni partigiane (qui agiscono i sappisti della la IV Brigata) ha nel sabotaggio della produzione un efficace mezzo di lotta. Secondo le testimonianze contenute nei verbali del Cln aziendale, questa pratica, molto diffusa tra gli operai specialmente negli ultimi anni di guerra, si attua seguendo modalità diverse, come quella "di sabotare le operazioni inoltrando particolari annessi ai carri armati e alle autoblinde che non corrispondevano alle esigenze dei rispettivi disegni" [Verbali Cln aziendali, E/76/B fasc. 6], oppure, nei reparti dove si costruiscono i carri armati, "raschiare i pezzi in modo da renderli inservibili"[G.Alasia, G. Carcano, M. Giovana, 1983]. Le operazioni di intralcio della produzione devono ovviamente essere eseguite clandestinamente, visto che i lavoratori sono severamente controllati da una "polizia segreta perfida e tedescofila" [Verbali Cln aziendali, E/76/B fasc. 6] che opera allinterno dei reparti e dallautorità di fabbrica, tradotta molto spesso nelle figure del caporeparto e del capo officina che cercano, con ogni mezzo, di mantenere elevati i livelli produttivi. Esemplificative a questo proposito sono le parole contenute in due verbali della Commissione di Epurazione che ben evidenziano i comportamenti tenuti da Giotto R., capo officina del reparto 32, che "nel periodo in cui era necessario il boicottaggio della produzione, insisteva perché questa fosse ulteriormente intensificata" [Verbali Cln aziendali, E/75/C] e da Luigi Rizzo capo officina della sezione SPA del Lingotto accusato di "voler sempre ottenere il massimo di produzione" [Verbali Cln aziendali, E/76/B fasc. 6]. Nel 1945 la SPA dà il suo apporto decisivo alla causa della Liberazione. Nei giorni immediatamente precedenti linsurrezione generale gli operai e le squadre SAP interne alla fabbrica provvedono ad innalzare "opere di difesa passiva (bloccaggio delle porte secondarie, costruzione di muretti protettivi)" [R.Luraghi, 1958] in modo da preparare la difesa dello stabilimento dagli attacchi tedeschi. Un attacco che arriva, durissimo, il 26 di aprile, quando, "dalle 17,00 alle 21,00" [G. Padovani, 1979], lintera fabbrica è "colpita da colpi di carri armati nazifascisti". [Verbali Cln aziendali, E/76/d (fas.8)] Dopo un primo scontro avvenuto nel pomeriggio contro dei militi fascisti della X MAS, gli operai costruiscono tre carri armati, "uno dei quali semovente con un pezzo dartiglieria da 75mm" [G. Padovani, 1979], terminando il lavoro verso le ore 21,00. Pochi minuti dopo le colonne fasciste e quelle tedesche forti di due carri pesanti, un autoblindo e alcuni camion delle brigate nere, arrivano in Corso Ferrucci e in Via Monginevro, da dove sferrano un violento attacco iniziando a cannoneggiare lo stabilimento. Le armi a disposizione dei sappisti non sono sufficienti a contrastare una tale potenza di fuoco, ma, proprio quando gli insorti stanno per cedere, un gesto decisivo quanto disperato, risolve la situazione: un operaio esce dai cancelli della SPA alla guida del carro armato semovente sul quale sono issate le insegne del Cln e subito dopo i nazifascisti fuggono in ritirata, probabilmente convinti che "molti di quei bolidi fossero pronti per entrare in azione" [G. Padovani, 1979]. In realtà non è vero, visto che i sappisti oltre a non possedere altri carri armati non possiedono le pallottole né per il cannoncino né per la mitragliatrice posti sul carro. Questo è per la SPA lultimo episodio legato alla guerra. Nel dopoguerra lazienda passa ad essere a tutti gli effetti un reparto produttivo della Fiat, anche se le lavorazioni, sempre orientate verso la costruzione di autocarri, continuano con il marchio SPA fino al 1949, quando dai cancelli di Corso Ferrucci esce lultimo autocarro di fabbricazione SPA, lo SPA 10000 a tre assi. Fonti citate
Archivio di Stato di Torino, Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3340; Archivio di Stato di Torino, Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3347 C; Archivio di Stato di Torino, Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3372; Archivio di Stato di Torino, Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3373; Archivio di Stato di Torino, Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3434°; Archivio di Stato di Torino, Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3430 C; Archivio Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea, Verbali Cln aziendali E/75/A; Archivio Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea, Verbali Cln Aziendali E/75/B; Archivio Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea, Verbali Cln Aziendali E/75/C; Archivio Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea, Verbali Cln Aziendali E/76/B; Archivio Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea, Verbali Cln Aziendali E/76/B (fasc.6); Archivio Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea, Verbali Cln Aziendali E/76/C (fasc.7); Archivio Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea, Verbali Cln Aziendali E/76/D (fasc.8); Archivio storico Fiat, fascicolo ricostruzione, note sul commercio estero; Archivio storico Fiat, Fascicolo Danni di guerra, fascicolo 9;
V. Castronovo, Fiat 1899-1999: un secolo di storia italiana, Rizzoli, Milano, 1999, [pp.95; 494; 495; 636]; Fiat: le fasi della crescita. Tempi e cifre dello sviluppo aziendale, a cura dellArchivio storico Fiat, Scriptorium, Torino, 1996 ; R. Luraghi, Il movimento operaio torinese durante la Resistenza, Einaudi, Torino, 1958 [p.285]; G.Alasia, G.Carcano, M. Giovana, Un giorno del 43. La classe operaia sciopera, Gruppo Editoriale Piemonte, Torino, 1983; [p.192]; G. Padovani, La liberazione di Torino, Sperling &Kupper Editori, Milano, 1979; [pp.166; 169]; F. Rodi Morabito, Storia dellautomobile italiana, Sosed Edizioni, 1999. |
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