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Carrozzerie Pininfarina - corso Trapani, 107 |
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La passione per i motori e le auto che lo accompagnerà per tutta la vita, nasce per Pinin in giovane età, quando va a prendere al lavoro suo fratello Giovanni, carrozziere presso le officine Marcello Alessio. Qui Giovanni dopo aver "imparato il mestiere", diventa riparatore di automobili e il giovane Pinin è assunto come apprendista del fratello. Nel 1910 Giovanni decide di aprire una propria attività di riparazioni e di carrozzerie per automobili e dà vita, con i fratelli Battista (Pinin) e Carlo alla società Stabilimenti Farina, che ha sede in corso Tortona 12 e che inizia subito un proficuo rapporto daffari con la Fiat. Durante la prima guerra mondiale i comandi militari requisiscono tutte le vetture costruite dalla Farina che si dedica così esclusivamente alle produzioni militari fabbricando per il governo italiano aeroplani da guerra. Il giugno del 1930 rappresenta per Battista Farina una delle tappe più importanti della sua vita. Aiutato dallamico Vincenzo Lancia e da un prestito di un milione di Lire di una zia materna, Battista, ritenendo i tempi ormai maturi, decide di compiere il grande salto: "mi ero deciso a fare il gran salto, avrei messo su fabbrica da solo." [B. Pininfarina, 1968]. La neonata Società Carrozzerie Pininfarina trova spazio in corso Trapani 107 nel quartiere di borgo San Paolo. In questi ampi locali (che si estendono su una superficie di circa 9250 metri quadrati) già attrezzati per luso industriale dove lavorano circa 90 operai Pininfarina inizia a costruire serie limitate di automobili destinate a soddisfare un mercato di nicchia costituito da facoltosi appassionati dei motori. Infatti è al Salone di Parigi, evento internazionale di esposizione automobilistica, che le creazioni di Pininfarina iniziano ad affermarsi, ritagliandosi spazi e clientele esclusive: "esordii con vetture Fiat, Lancia alfa Romeo e Isotta Fraschini. Al salone di Parigi esposi modelli di quelle marche e nel settembre dello stesso anno avevo venduto una lancia Dilambda alla regina di Romania. Nello stesso anno feci una vettura per il re dellIrak e una per uno sceicco dellHegiaz e verso il 1932 ebbi unordinazione anche da Guglielmo Marconi." [B. Pininfarina, 1968]. Negli anni seguenti la fabbrica torinese conosce un vero e proprio decollo: nel 1939, con un organico di 500 dipendenti e una produzione di ottocento vetture allanno la Pininfarina si presenta come una realtà dai chiari connotati industriali. Con lentrata in guerra dellItalia, nel 1940, lazienda abbandona la produzione di automobili fuori serie e si dedica alla fabbricazione di veicoli per le forze armate realizzando autoambulanze, autocarri e sedili per aerei Fiat. Ma non solo. Infatti in questi anni (quando "andavamo a segatura in corso Trapani: forni e gran parte del nostro macchinario funzionava così" [B. Pininfarina, 1968]) la fabbrica riceve numerose commesse dallArsenale di Piacenza per la costruzione di carri da traino, slitte ed imbarcazioni, "una buona cauzione per la paga dei circa 250 operai." [B. Pininfarina, 1968]. Queste ultime produzioni richiedono un massiccio uso di legname che la Pininfarina si procura grazie ad un impianto di segheria impiantato ad Ornavasso tra il lago Maggiore e il lago DOrta, perché "non era il caso di attrezzarci a Torino per via dei bombardamenti che aumentavano di cadenza e di peso". Le origini astigiane portano Battista Farina a conoscere, su quelle colline, vari capi di formazioni partigiane, con le quali egli collabora attivamente tra il 1944 e il 1945. Pininfarina diventa un importante punto di riferimento per quanto riguarda il rifornimento di materiale: nel 1944 ad esempio, le officine di corso Trapani consegnano delle automobili a reparti operanti nellastigiano e, lo stesso Battista, ricorda come "per quanto mi era possibile li rifornivo di gomme, attrezzature meccaniche e carburante. Alcuni di loro venivano a trovarmi anche a Torino, nello stabilimento." [B. Pininfarina, 1968]. La collaborazione con i nuclei partigiani dellastigiano, riguarda anche lo stabilimento Pininfarina di Montechiaro dAsti, che fabbrica pezzi speciali per laeronautica e che, come ricorda nel suo diario Mario Foieri, esegue per il distaccamento di Montechiaro dAsti della 19° Brigata Garibaldi, oltre alle riparazioni "di camion ed autovetture, anche la costruzione di armi, riuscendo a fabbricare, entro il marzo-aprile 1945, "quindici sten alla settimana", distribuendoli insieme a "numerosi caricatori per mitra Beretta" [M. Foieri, 2001]. Alla fine della guerra "quando il tempo gira in folle, va in briciole come le case egli stabilimenti" [B. Pininfarina, 1968], lattività della Pininfarina riprende a pieno ritmo: dopo un incendio che devasta totalmente lo stabilimento nel 1946, la creazione della Cisitalia, una berlina progettata da Piero Dusio segna la definitiva consacrazione dellazienda (nel 1947 la Cisitalia è esposta al Museo darte moderna di New York). Tra il 1948 e il 1958 la Pininfarina, che abbandona le vesti della carrozzeria artigianale per indossare quelle di un complesso industriale a tutti gli effetti, realizza modelli che passano alla storia dellautomobilismo: il Cuopé Gran Turismo su telaio Lancia, i cupé 1100 su meccanica Fiat (realizzati nel 1953 e venduti in circa 700 esemplari), lAlfa Romeo Giulietta spider (1954) e la costruzione della lancia Florida (1955). Ed è proprio questa esigenza di sviluppare la produzione "secondo i criteri della massima razionalizzazione del lavoro" [G. Borgarelli,1999] che spinge Pininfarina, nel 1958, a trasferire la sede dellattività nel nuovo sito industriale di Grugliasco, alle porte di Torino, in unarea di 36.500 metri quadrati che porta un notevole incremento di produzione e di manodopera. Otto anni più tardi, il 3 aprile 1966, Battista "Pinin" Farina muore dopo una lunga malattia. Fonti citate
Archivio Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea (Aisrp), Cln aziendali e di categoria, b. E 74, f. e.
G. Borgarelli, Unautobiografia imprenditoriale, in La capitale dellautomobile. Imprenditori, cultura e società a Torino, a cura di P. Rugafiori, Marsilio, Venezia, 1999; [p. 233]; B. Pininfarina, Nato con lautomobile, memorie raccolte da E.Caballo, Palazzi, Milano,1968 [pp. 175, 176, 177, 178,232, 233, 245]; Pininfarina, Cinquantanni, Torino, 1980; M. Foieri, Non sono cose che si dimenticano. Memoria partigiana della 19° Brigata Garibaldi, Torino, Genesi editrice, 2001; [p. 117]. |
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