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Superga - via Orvieto, 59 |
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Durante gli anni del secondo conflitto mondiale la fabbrica si trasferisce nel quartiere di Lucento, in via Orvieto 59, e continua ad eseguire lavorazioni di tipo calzaturiero, in particolare vari modelli di stivali in gomma, suole e tacchi per calzature di cuoio, pantofole in panno e, soprattutto, scarpe da tennis (prodotto al quale lazienda deve la sua notorietà). Allinterno dello stabilimento, un caseggiato a due piani con gli uffici della direzione e quelli commerciali rivolti sulla via Verolengo, è attivo anche uno spaccio aziendale (al piano terreno) per la vendita dei prodotti che effettua sconti alle maestranze, in gran parte donne. La lotta antifascista allinterno della fabbrica inizia quasi subito dopo l8 settembre del 1943, quando sono già attivi gruppi interni allo stabilimento, collegati con lesterno, che svolgono diverse mansioni "tra le quali quelle di distribuire pacchi viveri alle famiglie di partigiani e di diffondere la stampa clandestina" [G. Padovani, 1979]. Nel luglio del 1944 è costituito il Cln aziendale che, come ricorda unimpiegata che del Cln è stata membra, "era formato da otto persone, quattro comunisti, tre del partito dazione e uno della Democrazia Cristiana" [G. Padovani, 1979]. Lattività del Cln di fabbrica consiste sin da subito nellorganizzazione della propaganda clandestina tra i lavoratori e nel reperimento di viveri e di armi, cosa questultima tuttaltro che semplice, visto "che non era facile procurarsele" [G. Padovani, 1979]. Nei giorni dellinsurrezione compito del Cln è anche quello di difendere la fabbrica da eventuali attacchi tedeschi e così, già dalla sera del 25 aprile, gruppi armati di operai occupano lo stabilimento. Il mattino del giorno successivo giunge alla Superga un gruppo di partigiani, una quindicina di elementi, che collabora con i dipendenti rimasti a proteggere lazienda, circa 60 uomini insieme ai dipendenti (in prevalenza operai e qualche impiegato) e 25 donne, (tra operaie ed impiegate, incaricate dellassistenza infermieristica e della cucina), armati solamente, secondo la testimonianza di Sabina Pollonera, una rappresentante del Cln di fabbrica, di "una ventina di moschetti, quattro o cinque pistole, alcune bombe a mano ed un fucile mitragliatore" [G. Padovani, 1979]. E proprio linsufficienza di armi che spinge i sappisti dello stabilimento a compiere azioni contro le colonne tedesche oramai in fuga: è il caso ad esempio di un operaio che la notte tra il 25 e il 26 aprile blocca davanti allo stabilimento una camionetta tedesca sequestrando i viveri e gli armamenti in essa contenuti. Altre armi arrivano poi il pomeriggio del 26 aprile, grazie ad una squadra di partigiani garibaldini che in via Lanzo "aveva affrontato un drappello di tedeschi in fuga e li aveva disarmati" [G. Padovani, 1979]. Il 27 di aprile nel corso di una sparatoria con una camionetta tedesca in transito in via Orvieto perde la vita il sappista Corrado Prassuit, e altri combattimenti si hanno anche il giorno dopo, prima di iniziare la lotta contro i cecchini, molti dei quali sono "catturati dagli uomini della Superga sui tetti delle case". [G. Padovani, 1979]. Il 2 maggio entra nello stabilimento una colonna di centocinquanta soldati americani, che porta con sé circa 200 militi fascisti della divisione Monterosa che rimangono negli edifici della fabbrica, sotto la stretta sorveglianza dei gruppi partigiani, fino al 7 di maggio, giorno in cui la Superga riprende la produzione. Fonti citate
Camera di Commercio di Torino, Industrie e commerci del distretto dellanno 1913, Torino, 1913 [p.34]; G. Padovani, La Liberazione di Torino, Sperling&Kupfer Editori, Milano, 1979; [p.119,120,121]. |
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