Compagnia Italiana Westinghouse - via P. Boggio, 20

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Negli ultimi anni del XIX secolo la Direzione Generale delle Ferrovie italiane decide di adottare per il proprio parco ferroviario il freno Westinghouse, provvedendo ad importare direttamente dalla Westinghouse inglese i ricambi e le apparecchiature. Il crescente sviluppo delle linee ferroviarie italiane rende però necessaria la creazione di una società che produca direttamente in Italia il freno pneumatico. Così il 10 novembre del 1906, a Torino è firmato l’atto costitutivo della Compagnia Italiana Westinghouse dei Freni. L’azienda acquista lo stabilimento della Rapid, fabbrica costruttrice di ricambi per auto, situato in via Boggio 20 ed inizia la realizzazione in serie di freni ad aria compressa. Contemporaneamente la Westinghouse esegue nello stabilimento di via Boggio, originariamente villa di campagna e solo in seguito adibito dalla Rapid a complesso industriale, molteplici lavori di ampliamento ed ammodernamento che permettono un netto miglioramento della produzione. In questo senso va anche interpretata la costruzione, nel 1907, di un reparto fonderia che impiega quasi esclusivamente operai specializzati e che negli anni successivi conoscerà un progressivo potenziamento con la creazione di nuovi impianti per la fusione.

Durante il primo conflitto mondiale l’azienda di via Boggio è, come molte altre officine di costruzione di materiale ferroviario, mobilitata dallo Stato per la fornitura di materiale per l’armamento dell’esercito: in questo periodo perciò la produzione si trasforma e accanto alla tradizionale costruzione di freni, la Westinghouse fabbrica munizioni per artiglieria e motori per aeroplani dell’Isotta Fraschini.

Nell’immediato dopo guerra, tra il 1919 e il 1922, la società costituisce una sezione segnalamento, settore in continua espansione. Infatti dopo aver collaborato a lungo con la parigina Compagnie Générale de Signalisation, l’aumento della domanda rende necessaria la creazione, in Italia, di una compagnia che si occupi della realizzazione di impianti da segnalamento: nasce così a Milano, il 19 novembre del 1922, la Compagnia Italiana dei segnali.

Pochi anni dopo, il 30 dicembre 1928, ha luogo l’ultima, e più importante, trasformazione della Società: la Compagnia Italiana dei freni si fonde con la compagnia Italiana dei Segnali, dando vita, a Torino, alla Compagnia Italiana Westinghouse - Freni e Segnali, alla presidenza della quale si insedia Charles Rowan, primo artefice della concentrazione aziendale.

L’incursione aerea che si abbatte sulla Westinghouse nel 1942 causando la distruzione totale dell’officina meccanica, della fonderia (dove oltre agli impianti va distrutto, cosa ben più grave, tutto il patrimonio dei modelli paralizzando totalmente l’attività), dei macchinari e degli impianti, segna per la compagnia l’inizio di un lungo e difficile periodo.

L’8 marzo del 1943 i lavoratori del reparto fonderia (che occupa complessivamente 900 persone) entrano in sciopero per chiedere le 192 ore: "le maestranze cessano spontaneamente il lavoro (per circa 15 minuti) richiedendo alla direzione, in forma calma e tranquilla, alcune migliorie e la corresponsione 10 Lire giornaliere per il caroviveri e di una gratifica pari a 192 ore che da qualche tempo le maestranze di altri stabilimenti avevano già ricevuto."[Aisrp, E 86 c]. L’agitazione è punita con un severo provvedimento disciplinare da parte delle autorità militari che "alla sera, a pochi minuti dall’uscita degli operai, comunicano a dieci operai del reparto fonderia che è loro revocato l’esonero e che hanno l’obbligo di presentarsi al corpo che provvederà ad inviarli al fronte". [Aisrp, E 86 c].

Il 27 aprile del 1945, durante l’insurrezione cittadina, dai tetti della Westinghouse, i partigiani della III Brigata Sap Giulio, arrivati a presidiare lo stabilimento, portano un attacco alle carceri Nuove nel tentativo di liberare i detenuti politici: "dalle 7,30 del mattino alle 17,30 continuano le schermaglie su via Boggio: dalle torrette del carcere e dai tetti della Westinghouse c’è un vero e proprio tiro incrociato. Poi alle 18,00 il maggiore Cera (comandante del carcere) si arrende" [G. Padovani].

Tre giorni più tardi, la fabbrica "presidiata dalle Sap integrate da elementi presi dalle maestranze, riprende regolarmente il lavoro". [Aisrp, E 86 c].


Fonti citate

Archivio:

Archivio Istituto piemontese per la storia della resistenza e della società contemporanea (Aisrp), Cln aziendali e di categoria, b. E 86, f. c, sottofasc. A;

Bibliografia essenziale:

G. Padovani, La liberazione di Torino, Sperling & Kupfer,Milano, 1979, p. 177;

Compagnia Italiana Westinghouse, I cinquant’anni della compagnia italiana Westinghouse - Freni e Segnali, Torino, 1957.

 
       
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