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Il Santuario della Consolata conserva una
preziosa e imponente raccolta di ex voto, molti dei quali riguardano gli
avvenimenti bellici del 1940-1945, i bombardamenti sulla città,
la guerra in terra e in mare dei soldati sui vari fronti, la prigionia
e la deportazione, anche la guerra partigiana, fino al ritorno a casa
dei reduci e alle vicende legate ad un difficile dopoguerra, lo scoppio
di ordigni inesplosi, gli atti di banditismo. Non mancano ex voto che
fanno riferimento ad eventi della quotidianità (malattie, incidenti)
che le contingenze belliche rendono ancora più drammatici.
La guerra totale ha risvegliato paure antiche accanto ai nuovi terrori,
ha sollecitato ricordi e atteggiamenti che si erano sedimentati in tradizioni
di lunghissimo periodo, unificato comportamenti di massa nel ricorso,
come in epoche lontane ma vive nella memoria collettiva, alla protezione
della Vergine della Consolata: non solo e non più testimonianza
di grazia ricevuta da singoli (come sono gli ex voto dei soldati della
prima guerra mondiale, presenti in gran numero nella collezione), ma testimonianze
collettive, in numero cospicuo, di inquilini e proprietari di caseggiati
risparmiati dalle bombe. Ne è esempio, accanto a molti altri, il
quadretto offerto dagli abitanti di una delle zone colpite dal primo bombardamento
su Torino: in alto l'immagine della Madonna protettrice, le bombe che
cadono; in basso l'edificio risparmiato e la scritta dedicatoria: "A
Maria Vergine Consolatrice col cuore grato e riconoscente per la protezione
accordata nel bombardamento aereo del 12 giugno 1940 e con la sicura speranza
di essere da Lei assistiti in ogni avversità. Gli inquilini delle
case in Torino, via Priocca n.10, n.12". Similmente "Proprietari
ed inquilini della casa corso Emilia 40 ringraziano per scampato pericolo.
Bombardamento 13.7.1943. Accanto ad essi si può vedere il quadretto,
raro per l'utilizzo di materiale fotografico, offerto dall'unico scampato
di uno dei più tragici episodi della guerra aerea su Torino, il
crollo della chiesa di Madonna di Campagna: " Madonna di Campagna.
Bombardamento 8 dicembre 1942. Padre Teodoreto miracolosamente estratto
vivo dalle macerie. Il tragico panorama delle macerie che furono la tomba
di 64 vittime"; o anche le scene di rifugio come quello rappresentato
nella tavoletta offerta dalla famiglia Francone: "Grazia Ricevuta
1942-1945".
Centro della religiosità popolare cittadina, la chiesa dedicata
a Maria Consolatrice è il Santuario torinese, non solo per il suo
status di luogo di culto che per un motivo particolare di pietà
è posto dai fedeli come meta di pellegrinaggio per ottenere grazie
o sciogliere voti (secondo la definizione approvata da Pio XII, Bolgiani,
p. 45) ma "anche perché la vita della città vi è
rifluita nel passato (e non cessa nemmeno oggi di rifluirvi) specie in
connessione con certi avvenimenti interessanti l'intera cittadinanza":
la peste del 1420, l'assedio di Torino del 1706, la cacciata dei francesi
nel 1799, il ritorno dei Savoia nel 1814, il colera del 1835, lo scoppio
della polveriera nel 1852. La Madonna della Consolata "proclamata,
già nel 1706, 'particolare Avvocata e Protettrice' sarà
nel 1826 confermata 'Protettrice della Reale Città di Torino"
(idem, p. 51). E' un anonimo monaco cistercense a narrare la diffusione
dell'immagine salvatrice durante l'assedio del 1706 da parte delle truppe
francesi, così come la stessa immagine comparirà durante
il secondo conflitto mondiale su molte abitazioni cittadine: "Si
fecero pertanto a motivo di sempre più animare la divozione e dei
cittadini e delle milizie, imprimere dai monaci di San Bernardo molte
migliaia di picciole immagini di Maria Consolatrice, e queste distribuite,
fecero la migliore e più ragguardevole divisa de' combattenti alla
difesa di questa augusta [città] (Istoria del miracoloso ritratto,
p.103).
Le origini dell'edificio sono antiche: la chiesa di S. Andrea, che sorgeva
sull'area dell'attuale Santuario (ne sopravvive l'attuale torre campanaria
romanica) è già citata nel X secolo come luogo concesso
ai monaci fuggiti dall'abbazia della Novalesa per le incursioni saracene.
Secondo la tradizione si colloca nel 1104 l'episodio fondativo del santuario:
Jean Ravais, cieco partito da Briançon, ritrova la vista ritrovando
tra le rovine della chiesa un'immagine miracolosa della Vergine. Nel 1679
l'edificio viene ampliato su progetto di Guarini, e ulteriormente rielaborato
da Juvarra nel 1714, che vi innalza l'attuale altare maggiore, al cui
centro è l'immagine tradizionale e venerata della Consolata, opera
del finire del XV secolo. Alla configurazione attuale della chiesa contribuiscono
poi gli interventi dell'architetto Carlo Ceppi nel 1899.
Il santuario conserva, esposti nella grande galleria prospiciente il cortile
porticato laterale, un numero considerevole di ex voto: 2350 tavolette
dipinte, in gran parte su carta. Di esse 5 risalgono al XVIII secolo,
98 sono del XIX e tutte le altre del XX. Accanto ad essi un gran numero
di ex voto oggettuali, spalline militari, cuori d'argento, parti del corpo
in cera o metallo (Borello, pp. 61, 63).
Opere citate
Bolgiani F., Santuario, ex voto e "cultura popolare", in Gli
ex voto della Consolata. Storie di grazia e devozione nel Santuario torinese.
Catalogo della mostra, Provincia di Torino, Quaderni di cultura e documentazione,
1982
Borello L., Gli ex voto del Santuario della Consolata, in Gli ex voto
della Consolata, cit.
Istoria del miracoloso ritratto di Maria Vergine detto della Consolata
consacrata a S.A.R. Carlo Emanuele Ferdinando Maria Principe di Piemonte,
in Torino, nella Stamperia Reale, 1747
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