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  Opificio Militare Corso Regina Margherita, 16   
(tram: 3-15 bus: 55)

 

Il grande complesso fu costruito nel 1907 su progetto dell'architetto Pietro Fenoglio quale sede dello stabilimento Venchi, e destinato a Opificio militare dopo il trasferimento dell'industria dolciaria. L'edificio liberty oggi esistente in corso Regina Margherita 16 costituisce il fabbricato principale della struttura militare, che era completata da un magazzino sito in un isolato attiguo (con ingresso al numero 5 di corso Tortona, oggi sostituto da una casa d'abitazione costruita nel dopoguerra), occupando una superficie totale di oltre 24.000 metri quadrati. La costruzione era inserita in un'area densa di manifatture e opifici, nata dall'espansione industriale della città dell'ultimo scorcio del secolo scorso, il quartiere del "Borgo del fumo" a forte presenza operaia e artigiana; nelle immediate vicinanze si trovavano le carrozzerie Garavini (sul lato opposto del corso), le carrozzerie Farina (sui due lati di corso Tortona; la villa padronale, appartenuta al tenore Francesco Tamagno, era attigua agli stabilimenti, all'angolo delle vie Ricasoli e Fontanesi), il Gasometro, il deposito municipale delle tranvie, tessiture e filature.
Abbandonato dai militari di presidio, probabilmente tra il 9 e il 10 settembre 1943, in seguito allo sbandamento dell'esercito dopo l'armistizio, il grande deposito venne invaso dagli abitanti della zona, alla ricerca di vestiario, scarpe, coperte, stoffe, spinti dalla necessità di procurarsi quei generi indispensabili, ormai introvabili dopo tre anni di guerra. Intorno a mezzogiorno dell'11 settembre, alcune pattuglie tedesche giunsero improvvisamente sparando e lanciando granate sulla folla che stava svuotando l'Opificio: sul terreno rimasero nove morti e diciassette feriti, per lo più operai, manovali, casalinghe. Un testimone, Giuseppe Boccalatte (classe 1911), così rievoca i fatti: "Abitavo proprio di fronte all'Opificio militare, in corso Tortona 6, e ho visto quando sono arrivati i tedeschi: subito, alla sera sono venuti con una camionetta a vedere se c'era ancora qualcuno [ma non hanno visto] niente, e se ne sono andati. Il giorno dopo, io ero al lavoro, qualcuno ha cominciato a entrare nell'Opificio, perché era aperto, chi ha portato via qualcosa, un altro ha fatto lo stesso e hanno cominciato a saccheggiare, la gente ha cominciato a portare via la roba dal magazzino: scarpe, cuoio. Si sono organizzati, c'erano quelli con carretti, portavano via tutto, la voce correva da uno all'altro, le porte erano aperte…All'uscita dal lavoro (lavoravo in via Fontanesi), sono passato lì davanti e ho visto tutto quel traffico e sono entrato anch'io…ho trovato quattro suole di cuoio, le ho messe sotto la camicia e sono andato a casa. Sul ponte di corso Regina Margherita si vedevano dei carretti che andavano e venivano [...] mentre pranzavo ho sentito dare una mitragliata, vado a vedere dal balcone, ho visto tutta la gente scappare da tutte le parti. I tedeschi sono arrivati da corso Regina Margherita, qualcuno deve averli avvertiti, sono entrati in corso Belgio e hanno dato una mitragliata ad altezza d'uomo, hanno tirato per ammazzare e ne hanno uccisi quattro o cinque; qualcuno si è nascosto dentro all'Opificio, qualcuno ha cercato di uscire e per loro è stato un massacro [...] Tutti avevano una paura del diavolo: loro [i tedeschi] sono arrivati con una camionetta con un mitragliatore, hanno richiuso le porte dell'Opificio e se ne sono andati. Alle due sull'angolo di corso Belgio con via Fontanesi, c'era ancora steso a terra un morto, vicino alla sua bicicletta, aveva ancora un sacco con un po' di cose dentro…Dopo una settimana i tedeschi sono tornati per arrestare due o tre del borgo, uno abitava al numero 4 di corso Tortona, sono andati per prenderlo e hanno circondato la casa. La gente, allora, ha buttato tutto quello che aveva preso all'Opificio dalle finestre, per paura che venissero a perquisire".
Alcuni dei feriti, ancora nel maggio 1944, nel proseguire le loro pratiche per i danni di guerra, segnalavano al prefetto: "La sottoscritta, mentre transitava in bicicletta, per sbrigare urgenti commissioni per lo Stabilimento cui era impiegata, in corso Tortona all'altezza di corso Belgio, veniva verso le ore 12 colpita da una raffica di mitragliatrice sparata da Reparti delle Forze Armate Tedesche [...] La sottoscritta gravemente ferita veniva ricoverata all'ospedale Molinette e a tutt'oggi non ha ancora raggiunto la completa guarigione". E ancora: "La sottoscritta [...] laureanda in Lettere alla nostra Università si permette rendere noto come all'11 settembre dello scorso anno, durante una sparatoria in corso Regina Margherita, veniva ferita al femore destro da un proiettile di fucile mitragliatore sparato da personale che trovavasi a bordo di un automezzo militare germanico. In conseguenza di tale ferita dopo oltre un mese di cure dovette sottostare all'amputazione dell'arto".
I vigili del fuoco furono chiamati un'ora dopo per spegnere un incendio, forse provocato dagli stessi tedeschi durante la repressione; il caposquadra annotò nella relazione: "I militi della Croce Rossa avevano trasportato via i feriti e i morti che si trovavano sulla strada lasciando le chiazze di sangue sul terreno [...] con la condotta ho fatto lavare in modo da non lasciare più traccia".
 

 
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