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Posto a 511 metri sulla collina
torinese, nei pressi del colle della Maddalena, il Pian del Lot durante
la guerra ospita una postazione antiaerea tedesca della Flak.
La sera del 30 marzo 1944 sul ponte Umberto I un gappista uccise un caporale
tedesco appartenente a questo reparto; la mattina del 2 aprile 1944 i
nazisti prelevano dalle carceri Nuove 27 giovani e li fucilano a gruppi
di quattro nei pressi della batteria dove presumibilmente prestava servizio
il graduato tedesco.
Un testimone oculare, il partigiano Giovanni Borca, Oscar, così
racconta gli avvenimenti: "Ci fanno scendere a piano terra, qui veniamo
legati con corde uno all'altro ai polsi; fatti salire nel cortile veniamo
caricati su un camion, il quale si avvia verso la collina torinese. Il
camion si ferma su uno spiazzo ove fummo fatti scendere e slegati
si
udivano raffiche di armi automatiche; girato lo sguardo verso quel punto
una scena orrenda si apre al mio sguardo: partigiani legati con le mani
dietro la schiena vengono fatti avanzare verso una grande fossa, entro
cui giacciono dei compagni, falciati dalle armi automatiche, corpi solo
straziati e gementi, a cui questi mostri in veste umana hanno negato anche
il colpo di grazia. Assistiamo così all'eccidio dei restanti.
Vengono fatti avanzare quattro alla volta verso la fossa e, colpiti a
raffiche di mitra, cadono dentro la loro tomba [...] Finito l'eccidio
noi fummo costretti a coprire la fossa nella quale molti dei caduti erano
solo feriti; gemiti e lamenti provenivano dalla fossa [...] Fummo poi
ricaricati sul camion e riportati alle Nuove, qui i tedeschi ci imposero
di non raccontare i fatti".
La stampa, nell'annunciare qualche giorno più tardi l'avvenuta
rappresaglia, parlerà di "delinquenti abituali" appartenenti
ad una non meglio precisata "vasta organizzazione terroristica"
colpevole delle azioni partigiane compiute a Torino in precedenza, ma
si tratta in realtà di giovani rastrellati qualche settimana prima
in Val di Lanzo e Val Pellice. L'eccidio di Pian del Lot è sicuramente
la più sanguinosa rappresaglia compiuta dai nazisti sul territorio
cittadino.
Sulla lapide, in calce ai nomi, vi sono sette vittime che non sono mai
state identificate.
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