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L'Istituto piemontese
per la storia della resistenza e della società contemporanea
L'Istituto storico della Resistenza in Piemonte
nacque come progetto quando ancora sussistevano i Comitati di liberazione
nazionale, su impulso del Presidente del Cln piemontese, Franco Antonicelli
e di Alessandro Galante Garrone. Furono poi i medesimi membri del Cln
che nel 1947 dettero vita all'Associazione per la storia della Resistenza
in Piemonte e, poco dopo, all'Istituto storico. Dal 1995 l'Istituto ha
assunto la denominazione attuale, in considerazione dell'attivitā archivistica,
scientifica, didattica, che si estende a tutto il XX secolo. Attualmente
l'Istituto si prepara a trasformarsi in un museo-laboratorio, che alla
tradizionale funzione di ricerca e di aggiornamento unisca quella di luogo
di memoria. La possibilitā di compiere questo passo, che comporta la massima
proiezione verso l'esterno del suo lavoro, č consentita dalla prospettiva
di trasferimento nel palazzo dei Quartieri militari di via del Carmine
13, destinato dalla Cittā di Torino a sede dell'Istituto e dell'Archivio
nazionale cinematografico della Resistenza.
Archivio [ beniculturali.ilc.cnr.it/insmli/guida.HTM
]
Il patrimonio originario dell'Istituto è costituito dalla documentazione
raccolta dall'Ufficio Storico del Comitato di Liberazione nazionale piemontese
arricchita dai cospicui versamenti effettuati via via da partigiani e
deportati, oltre che da documenti appartenenti a organismi politici e
da microfilm di carte americane, inglesi, tedesche, francesi. L'estensione
dell'attività dell'Istituto alla storia del ventesimo secolo ha
ampliato l'ambito tematico alla storia del XX secolo, con particolare
riguardo a Torino e al Piemonte. La sua attuale consistenza è di
circa un milione e cinquecentomila documenti, la cui descrizione appare
nella guida agli archivi della Resistenza, pubblicata dal Ministero per
i Beni Culturali nella collana degli Archivi di Stato. Se ne cura attualmente
l'informatizzazione, con ISIS- Guida adattato dagli Istituti storici della
Resistenza, consultabile sul sito [ www.insmli.it
]. Molte serie archivistiche sono oggetto di costruzione di banche dati.
Ai fondi cartacei si aggiungono i documenti custoditi nella nastroteca
e nell'archivio fotografico.
Biblioteca [ www.comune.torino.it/cultura/biblioteche/pagine/opacs.html
]
La biblioteca e l'emeroteca, fondata sul nucleo delle raccolte del disciolto
Cln piemontese, hanno attualmente una consistenza di circa 23.000 volumi
e di 500 testate, specializzati sulla storia del secondo conflitto mondiale,
dall'antifascismo e della resistenza tutti inseriti in SBN. Tale consistenza
raddoppierà con i fondi Quazza e Garosci, attualmente in corso
di ordinamento e informatizzazione. Si segnala la disponibilità
delle collezioni dell'Unità, edizione piemontese, "La Gazzetta
del Popolo", "La Stampa", per il secondo dopoguerra e di
collezioni di rari opuscoli. E' possibile consultare in ERASMO, attraverso
il sito, tutto il posseduto della biblioteca. In tale programma vengono
schedati anche i materiali che non è possibile catalogare in SBN,
con soggetti molto più analitici.
Ricerca
Sulla solida base documentaria dell'archivio, si è radicata un'intensa
attività di ricerca e di pubblicazione, che ha prodotto monografie
sulla lotta partigiana in Piemonte, sull'antifascismo clandestino e sul
movimento operaio durante la crisi del regime.
Dagli anni ottanta, il campo delle ricerche si è allargato al periodo
fra le due guerre (iscritti al Partito Nazionale Fascista di Torino; processi
agli antifascisti) e al dopoguerra (analisi storico-sociologica dei nuovi
ceti dirigenti; sentenze delle Corti di Assise e della Cassazione nei
processi del dopo liberazione contro collaborazionisti e partigiani; ricostruzione
e modernizzazione a Torino), ai temi di storia sociale, alla storia delle
donne, all'analisi della composizione sociale del partigianato piemontese,
alle elaborazioni della memoria collettiva. Alcune di queste ricerche
hanno prodotto importanti banche dati.
Accanto all'attività di ricerca, l'Istituto ha svolto una funzione
di promozione culturale, con cicli di lezioni, convegni e mostre documentarie.
Tra le iniziative più significative in questo settore sono da ricordare,
negli anni '80, l'organizzazione scientifica della mostra "Un'altra
Italia nelle bandiere dei lavoratori" (1981); l'allestimento delle
sale "Antifascismo e Resistenza" del Museo nazionale del Risorgimento
italiano in Palazzo Carignano; la mostra "Torino in guerra"
(1995) e quella itinerante "Con le armi senza le armi" dedicata
alla Resistenza in Piemonte (in collaborazione con gli Istituti della
Resistenza piemontesi, 1995), la guida Torino 1938/45 e il relativo sito
internet.
L'Istituto collabora attualmente con la Città di Torino al progetto
di costituzione di un Museo diffuso della guerra, Resistenza e Deportazione.
Didattica
A partire dal 1977 è stato attivato un settore di ricerca sulla
didattica della storia, con seminari annuali sulla metodologia dell'insegnamento
storico, preparazione di "unità didattiche", di bibliografie,
di banche dati, condotta anche in collaborazione con l'Irrsae (Irre),
Provveditorato agli Studi, Enti locali. Tale attività è
rivolta al mondo contemporaneo. Si ricordano i cicli di lezioni:
- I linguaggi della propaganda: l'insegnamento della storia (1986)
- L'assetto mondiale da Yalta agli anni Novanta (1991);
- Identità nazionali della rivoluzione francese a oggi (1992);
- La Costituzione dalla caduta del fascismo ai giorni nostri (1992/93);
- Le maschere del razzismo (1993);
- Donne e uomini nella storia dell'Italia contemporanea (1994);
- Deportazioni, spostamenti di popolazioni, "pulizie etniche"
nel secolo XX" (1996)
- Nonviolenza nella storia (1996);
- Repubblica, Costituzione e trasformazione della società italiana
1946-1996 (1997);
- La fortuna del Risorgimento nella storia d'Italia (1998);
- Dall' emancipazione delle minoranze religiose alle libertà costituzionali.
Percorsi in cento anni di storia degli ebrei e dei Valdesi(1848-1948)
(1998);
- Storia, generazioni, territorio (2001/2002).
In sintonia con le direttive ministeriali sulla scuola dell'autonomia
l'Istituto propone da alcuni anni delle sperimentazioni nelle scuole che
hanno come temi principali l'esplorazione storico- documentaria degli
archivi scolastici, la storia delle donne, l'educazione alla legalità,
cittadinanza e territorio, la preparazione al "saggio breve".
Un museo-laboratorio su guerra, resistenza,
deportazione.
Attualmente l'Istituto si prepara a trasformarsi in un museo-laboratorio,
che alla tradizionale funzione di ricerca e di aggiornamento unisca quella
di luogo di memoria, presentato nella forma di un moderno museo di storia.
La possibilità di compiere questo passo, che comporta la massima
proiezione verso l'esterno del suo lavoro, è consentita dalla prospettiva
di occupare il palazzo dei Quartieri militari di via del Carmine 13, destinato
dalla Città di Torino a sede dell'Istituto e dell'archivio nazionale
cinematografico della resistenza.
La compresenza in uno stesso edificio di una gamma assai vasta e diversificata
di fonti preziose, da quelle cartacee a quelle filmiche, di biblioteche
specializzate, di numerose banche dati, di attrezzature tecniche di vario
tipo farà del palazzo un vero e proprio museo, che potrà
avere una funzione pubblica e una proiezione verso la città grazie
alla disponibilità di spazi idonei: innanzitutto uno spazio espositivo,
collocato nel sottotetto del palazzo e collegato con due aule didattiche
poste all'interno dell'Istituto sottostante e con la sala di proiezione
dell'Archivio cinematografico. Tale struttura suggerisce un itinerario
che dal limitato spazio museale da cui dovrebbe cominciare la visita del
pubblico non professionale conduce in ambienti in cui vengono forniti
strumenti di consultazione, ricerca, approfondimento guidato; da questi
si può accedere, secondo le esigenze dei fruitori, alle fonti originali
e agli strumenti della ricerca scientifica.
La proposta che qui si delinea rappresenta un sistema integrato di tutela
e di comunicazione che ci pare risponda alle esigenze della più
moderna museografia: se questa chiede di risalire dal museo all'archivio,
qui si suggerisce di collegare l'archivio al museo.
Non ci nascondiamo che una struttura di questo tipo, con spazi molto contenuti
per la "messa in scena" e indirizzati di preferenza allo studio
e alla riflessione è cosa diversa dal museo quale è inteso
nell'accezione e nelle aspettative comuni, e risponde piuttosto alle aspettative
di un museo-laboratorio. Siamo consapevoli, inoltre, che questa proposta
cerca di colmare una lacuna di riflessione e rappresentazione che riguarda
tutto il Novecento.
Ma poiché occorre prendere atto della attuale composizione del
pubblico e dei problemi che pone oggi la riproposizione di modelli museali
che sarebbero parsi soddisfacenti mezzo secolo fa, occorre cercare altrove
gli elementi di spettacolarità, emozione che costituiscono un primo
stimolo alla curiosità e alla conoscenza.
Queste sollecitazioni dovrebbero essere offerte dalla città stessa,
cioè da quei luoghi, visibili a chiunque, che sono stati teatro
di eventi cruciali della sua storia passata, dalla persecuzione antiebraica
alla deportazione razziale, dalle distruzioni della guerra alla tragedia
dell'occupazione e della deportazione politica, dalla lotta clandestina
all'insurrezione. Opportunamente valorizzati, alcuni di questi luoghi
potrebbero costituire un "museo diffuso", articolato secondo
un progetto agile e mirato, che farebbe riconoscere nelle sembianze attuali
la sedimentazione del passato, suscitando il desiderio di conoscerlo o
riscoprirlo.
L'integrazione virtuale fra il museo diffuso e il museo-laboratorio quale
è stato sopra delineato dovrebbe soddisfare le più diverse
esigenze.
È all'interno di questo progetto
che è stata realizzata la guida Torino 1938-1945.
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