Dietro le quinte della ricerca, Rudolf Jacobs, il buon tedesco

di Enrica Bricchetto

Carlo Greppi, storico dell’età contemporanea, ha all’attivo ricerche importanti sul fascismo, sulla zona grigia e  su temi più trasversali – come quello dei muri che separano gli stati e le città. Ha pubblicato alcuni volumi di riflessione sul senso di studiare la storia contemporanea. Carlo Greppi è tra i fondatori dell’Associazione Deina, che si occupa di viaggi di memoria ed è uno scrittore. 

Nella videointervista Greppi – attraverso cinque brevi interventi – ci introduce dietro le quinte de Il buon tedesco,  appena pubblicato per la casa editrice Laterza.

  • Il primo è quello della biografia di  Rudolf Jacobs, nato a Brema, in Germania,  nel 1914, caporalmaggiore della Marina militare tedesca ( Kriegsmarine), che nel 1944 si trova  nel golfo di La Spezia  per coordinare i lavori di fortificazione contro un possibile assalto dal mare da parte degli alleati.  Rudolf Jacobs fa un passaggio di campo, diventa combattente per la libertà, un partigiano dell’umanità come lo definisce Greppi e come la recente storiografia tende  a considerarlo. In realtà Jacobs è un disertore perché diventa partigiano della leggendaria Brigata  “Ugo Muccini” che opera nella 4^ Zona Operativa  ligure, tra La Spezia e Parma, guidata da un certo momento in poi da Piero Galantini,  nome di battaglia  “Federico” , con il suo mentore politico “Andrea”, Paolino Ranieri.

 

  • il secondo ripercorre  le varie sfaccettature  del suo incontro con Rudolf Jacobs e perché  ha deciso di occuparsene. Jacobs come “tedesco buono” era già  noto a Roberto Battaglia, primo storico della Resistenza e molto studiato nella zona dove ha combattuto.

 

  • il terzo tratta della scelta di Jacobs  – la traiettoria imprevedibile – che è rappresentata dall’incontro con “Federico”, a settembre del 1944. In fondo, scrive e dice Greppi, erano entrambi due disertori.

 

  • nel quarto ragiona su quanti erano i disertori tedeschi e austriaci e  sul contributo hanno dato. Sono gli Special Germans, come li chiamavano gli alleati.

 

  • il quinto è dedicato al contributo degli istituti storici della Resistenza e della società  contemporanea alla sua ricerca lunga,  complessa, appassionante, internazionale. Come si è costruito il mosaico della storia di Rudolf e di tante altre storie paradigmatiche che hanno coinvolto ogni regione dell’Italia occupata.

 

La parte conclusiva è sulla  narrazione. Come Greppi ha scelto di raccontare la storia di Jacob e dell’attendente Paul e di entrare nei loro pensieri: montaggio e messa in scena.

Il libro è Il buon tedesco è stato presentato il   3 novembre nella Sala Didattica del Polo del Novecento con Chiara Colombini  a discuterne e Barbara Berruti (Istoreto)  e Federico Trocini  (Istituto Salvemini) a introdurlo.

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