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Con il mare negli occhi
Storia, luoghi e memorie dell'esodo istriano a Torino
L'esodo di buona parte della popolazione italiana dell’Istria rappresenta un passaggio drammatico e tormentato nella storia contemporanea del nostro paese. È in queste terre che si estendono lungo la linea del confine orientale che si assiste ad uno spostamento forzato di popolazione che coinvolge circa 350 mila individui costretti ad intraprendere la via dell’esilio dirigendosi verso Trieste e le altre località della penisola italiana dove trovano ospitalità all’interno dei diversi campi profughi, oppure spingendosi verso territori ben più lontani come le Americhe e l’Australia.
La traiettoria di questi individui, obbligati ad abbandonare la propria terra senza però mai perdere le tracce della loro identità, tocca in modo rilevante anche Torino dove la presenza dei grandi apparati industriali esercita sugli esuli una forte capacità attrattiva.
Le fonti archivistiche e le parole dei testimoni raccontano l’arrivo, l’accoglienza in città, l’adattamento alla vita del campo profughi delle Casermette in borgo San Paolo, il trasferimento qualche anno dopo nelle “case rosse” di Lucento, il lavoro (in particolare nella storica Manifattura Tabacchi del Regio Parco), il tempo libero. Ne risulta una storia a più voci ce ci parla delle difficoltà di inserimento, ma anche dell’integrazione nel tessuto urbano e sociale cittadino di una comunità che serba tuttavia vivissimo il senso delle sue origini.
Miletto Enrico: Lavora come ricercatore presso l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti” e la Fondazione Vera Nocentini. Autore di studi e ricerche sulla storia di Torino operaia, si occupa delle vicende legate all’esodo istriano e al confine orientale d’Italia.


