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La resistenza alle porte di Torino
Quando il libro apparve nel 1989, Guido Quazza lo indicò come un esempio di storia della Resistenza “nuovo nella metodologia e nell’interpretazione” che «trae dalla microstoria una capacità rievocativa più profonda e intenta e perciò stesso più illuminante anche sulla macrostoria».
Novità di approccio e di risultati che non hanno fatto un punto di riferimento e ne rendono necessaria la riedizione.
L’osservatorio scelto dall’autore comprende le valli del Sangone e del Chisola e la bassa valle di Susa, un’area che per la sua vicinanza a Torino presenta specificità significative.
Accanto ai partigiani si trovano infatti i pastori-contadini dell’alta valle, i contadini-operai delle fabbriche valligiane, gli operai pendolari del Lingotto e di Mirafiori, gli sfollati: una popolazione eterogenea, analizzata nel suo crescere e schierarsi di fronte all’emergenza della guerra e della lotta antifascista. Lo stesso mondo partigiano è composito, con il formarsi di brigate di diverso orientamento politico che maturano senza i condizionamenti di un comandante carismatico, attraverso un confronto talvolta difficile ma libero e fecondo. Ne risulta un’esperienza di democrazia vissuta giorno per giorno festeggiando le urgenze della guerra, dell’autogoverno, dell’amministrazione della giustizia, della difesa collettiva di fronte ai rastrellamenti.
Oliva Gianni: Vive e lavora a Torino, dove è nato nel 1952. Agli studi di storia militare (Storia degli Alpini, 1985; Esercito paese e movimento operaio, 1986; Storia dei carabinieri, 1992) e sulla dinastia sabauda (I Savoia, 1999; I Duchi d’Aosta, 2003) ha affiancato importanti ricerche sulla Resistenza italiana, studiandola nel suo complesso e negli snodi più controversi e meno esplorati. Ricordiamo in particolare: "I vinti e i liberati", 1994; "La resa dei conti: aprile-maggio 1945", 1999; "Foibe", 2002; "L’alibi della Resistenza", 2003; "Le tre Italie del 1943", 2004.


