Fuga dall’Egitto – dall’ inchiesta allo spettacolo teatrale

di Aldo Salassa

L’incontro

(link a info e prenotazioni)

Nell’ambito del Festival delle Colline Torinesi e in collaborazione con Istoreto, Polo del ‘900 e Ordine Nazionale dei Giornalisti, si svolgerà il 22 ottobre 2021 alle ore 11 al Polo del ‘900 di Torino, Sala 900, un incontro di studio che analizza i temi del saggio di Azzurra Meringolo Fuga dall’Egitto – Inchiesta sulla diaspora del dopo golpe edito da Infinito. 

Il libro ha ispirato lo spettacolo omonimo di Miriam Selima Fieno Fuga dall’Egitto, interpretato dalla stessa Miriam Selima Fieno, da Nicola Di Chio e dalla musicista egiziana Yasmine El Baramawy, che andrà in scena il 24 ottobre al Teatro Astra di Torino alle ore 19.  

Lo spettacolo

Fuga dall’Egitto è una performance che unisce il teatro documentario alla musica live, in un intreccio tra atto performativo e cinema del reale, sonorità orientali e installazioni sonore.

La parola all’attrice e regista della performance:

« Per realizzare lo spettacolo siamo partiti dalle storie raccolte nel libro di Azzurra, abbiamo scelto alcune testimonianze, e analizzato l’archivio di audio, riprese, scatti, interviste che l’autrice ha messo insieme negli anni di lavoro in Egitto, prima, e inseguendo gli esuli per il mondo, poi.

Il passo successivo è stato quello di incontrare alcuni dei protagonisti delle storie, per raccogliere dal vivo le loro testimonianze attraverso l’uso del documentario.

Lo spettacolo si serve di materiali d’archivio, documenti originali, protocolli giudiziari, interviste, reportage e rapporti di ricerca per creare una drammaturgia che sia essenzialmente non-fiction e per interrogare la realtà sociale e politica di un paese, l’Egitto, che preferisce non guardare direttamente la sua storia e le sue contraddizioni.

Lo scopo è di cancellare i confini tra le discipline fondendo la ricerca artistica con il dibattito politico contemporaneo al ruolo dell’attore e identificare un linguaggio che possa ridurre al minimo la distanza tra teatro e pubblico ».

Il libro

Fuga dall’Egitto” di Azzurra Meringolo Scarfoglio è un viaggio nella nuova diaspora egiziana, composta dagli esuli di ultimissima generazione. Più o meno giovani, giornalisti, sindacalisti, artisti, medici, poeti, politici e attivisti per i diritti umani sono scappati dal loro Paese quando, dopo il golpe dell’estate 2013, i militari sono tornati al potere. Un viaggio che parte da New York e Washington, tocca la Silicon Valley, Londra, Berlino, Doha, Istanbul e arriva quasi al polo nord.

Dalla diaspora raccontano il viaggio con il quale è iniziato il loro esilio, spesso una fuga improvvisa che li ha consacrati parte di quella che alcuni storici hanno già definito la più importante ondata migratoria nella storia dell’Egitto contemporaneo.

Si tratta dell’atto di nascita di una nuova intellighenzia. 

L’autrice

Azzurra Meringolo Scarfoglio è giornalista della redazione esteri del Giornale Radio Rai. Innamorata del Medio Oriente, ha dedicato a I ragazzi di piazza Tahrir” il suo primo libro e il suo blog grazie al quale si è aggiudica il premio di scrittura Indro Montanelli. Ha ottenuto vari altri riconoscimenti come il premio giornalistico Ivan Bonfanti e il premio Franco Cuomo International Award. La sua tesi di dottorato ha conseguito, nel 2013, il premio Maria Grazia Cutuli. Ha lavorato come ricercatrice all’interno dell’area Mediterraneo e Medio Oriente dell’Istituto Affari Internazionali. E’ stata caporedattrice della rivista Affari Internazionali e conduttrice di Radio 3 Mondo (Rai3). Nel 2017 ha pubblicato Il sogno Anti-Americano. Viaggio nella storia dell’opposizione araba agli Stati Uniti.”

È docente a contratto all’Università Roma Tre, dove tiene un corso sui media arabi, e al Master di Giornalismo dell’Università di Bologna. È membro del comitato scientifico di WIIS Italy, di cui è fondatrice, e del German Marshall Fund Alumni Leadership Council.

Il contesto storico

Dei molti Paesi arabi che nel 2011 si rivoltarono con mobilitazioni di massa contro i propri tiranni, il caso dell’Egitto è uno dei più drammatici. Si potrebbe obiettare che la vicina Libia è in preda a una guerra civile, e che la Siria sta ancora vivendo una guerra regionale che ha prodotto oltre 400mila morti e cinque milioni di rifugiati, ma l’Egitto con i suoi 65mila prigionieri politici rimane uno dei casi più evidenti di violazioni sistematiche dei diritti umani. È anche uno dei più tollerati dalla comunità internazionale, dato il ruolo strategico di contenimento di rifugiati e jihadisti che l’autocrazia del presidente al-Sisi svolge sul fianco sud del Mediterraneo.Un paese che dopo il golpe militare del luglio-agosto 2013 (legittimato da una mobilitazione di massa nelle piazze), e ancor più nell’ultimo anno, ha vissuto un’accelerazione autoritaria senza precedenti nella sua storia moderna. I rapporti che parlano di centinaia di sparizioni forzate ogni anno, condanne a morte e torture, ne offrono un ritratto cupo, reso ancor più drammatico dalla svolta qualitativa oltre che quantitativa impressa ai suoi metodi repressivi, inedita anche rispetto ai periodi più atroci dei regimi pre-rivolta. L’Egitto del generale-presidente Abdel Fattah al- Sisi (che si appresta a rimanere in carica fino al 2034 grazie alle ultime riforme costituzionali) mira ormai a sopprimere qualsiasi spazio e dissenso, anziché – come facevano i suoi predecessori – mantenere una parvenza di pluralismo concedendo e controllando limitate sacche di indipendenza nella società.

 

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