Processare le Brigate Rosse
Mercoledì, 27 maggio 18.00 h
Auditorium | Palazzo San Daniele | Polo del ‘900 | Piazzetta Antonicelli, Torino
Ci sono processi che costituiscono una chiave di volta nella storia di un Paese. Così fu il processo ai “capi storici” delle Brigate rosse che occupò la Corte d’Assise di Torino dal maggio 1976 al giugno 1978, un impegno che colse le istituzioni impreparate di fronte ad un gruppo che contestava la legittimità dello Stato.
A 50 anni dal processo il Polo del ‘900 – insieme a cinque Enti partner e in collaborazione con la Fondazione “Fulvio Croce” e con l’Ordine degli Avvocati di Torino – dà il via al progetto che intende ricostruire quell’evento storico partendo dalle cause, analizzando le strategie e le motivazioni dietro agli omicidi di presunti “avversari di classe” e la risposta delle istituzioni sul piano fisico, giuridico e sociale.
A inaugurare il progetto sarà la testimonianza di Alberto Mittone, Avvocato d’ufficio durante il processo e Consigliere dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza.
Saluti: Paolo Borgna (presidente Istituto piemontese per la storia della Resistenza), Vittorio Maria Rossini (Fondazione dell’Avvocatura Torinese Fulvio Croce ETS e Ordine degli Avvocati di Torino)
Un progetto di Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti” ETS con Fondazione Istituto piemontese Antonio Gramsci, Fondazione di studi storici Gaetano Salvemini, Fondazione Carlo Donat-Cattin, Associazione culturale Vera Nocentini ETS
e in collaborazione con Fondazione dell’Avvocatura Torinese Fulvio Croce ETS e Ordine degli Avvocati di Torino
L’immagine fa parte dell’archivio fotografico della Fondazione Istituto piemontese A. Gramsci – Fondo PCI, Federazione provinciale di Torino
Come, nell’Italia da poco uscita dal boom economico, sia stato possibile che fasce minoritarie ma non esigue di giovani avessero immaginato una palingenesi rivoluzionaria lastricata di omicidi di presunti “avversari di classe”. Come il processo fu immediatamente interrotto dal terrore che, dall’esterno, si abbatté nell’aula di giustizia (furono sedici gli omicidi commessi dai brigatisti, in tutta Italia, nel corso del processo). Le diatribe che divisero gli intellettuali italiani su come uscire da quella crisi. Il progressivo maturare della consapevolezza che – come disse Italo Calvino – vi sono momenti storici in cui “la sola paura salutare è la paura di avere paura, che riesce a ridare coraggio anche a chi l’ha perduto.” E, dunque, il lento ma alla fine unitario risveglio delle istituzioni, la reazione della società civile a partire da quella della classe operaia torinese.
Sullo sfondo di questo nostro impegno di ricerca c’è la convinzione che è giusto ricordare questa vicenda storica del ‘900, così importante per Torino e per l’Italia, non solo come doveroso omaggio ai suoi protagonisti ma perché, come sempre, lo studio della storia è importante per comprendere meglio il presente e per guardare più lucidamente al futuro.

