S. Girotto, Mi chiamavano frate Mitra (Paoline, 2026)
con Lorenzo Baravalle (autore, con Emanuele Monterotti, del podcast Frate Mitra e Daniela Girotto (una delle due figlie di Silvano)
Prenota qui il tuo posto
Se non riesci a prenotare in auditorium, clicca qui per riservare un posto in spazio incontri.
Con il patrocinio di Rai Piemonte, in collaborazione con Rai Teche, Media Partnership TGR e La Stampa
Evento nell’ambito del progetto “Processare le Brigate Rosse. Torino 1976-1978”, coordinato dall’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti” ETS. Con Fondazione Istituto piemontese Antonio Gramsci, Fondazione di studi storici Gaetano Salvemini, Fondazione Carlo Donat-Cattin, Associazione culturale Vera Nocentini ETS
In molti conoscono Silvano Girotto come l’uomo che si infiltrò nelle Brigate Rosse, portando all’arresto di Renato Curcio e Alberto Franceschini. Ma per capire una scelta così drammatica e discussa, bisogna fare un passo indietro. Prima delle BR, la sua vita sembra un romanzo: a soli 16 anni si arruola nella Legione Straniera per fuggire a un arresto, e da cui fugge subito; poi il carcere in Italia, dove matura la vocazione e diventa frate francescano; parte come missionario in Bolivia e, di fronte alle ingiustizie dell’America Latina, sceglie di schierarsi con gli ultimi; lascia il saio, si unisce ai guerriglieri e imbraccia le armi contro la dittatura; tornato in Italia negli anni più bui del Paese, mentre le Brigate Rosse alzano il tiro, Girotto decide di intervenire per fermare la tragedia imminente. Una vita fatta di scelte difficili e sofferte, sempre seguendo una sua idea di giustizia.

