Come nasce Raccontare la Resistenza
In occasione dell’Ottantesimo della Liberazione, grazie al sostegno della Fondazione Avvocato Faustino Dalmazzo, l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti”, con la casa editrice Laterza e in collaborazione con l’Associazione Avvalorando, ha proposto alla cittadinanza un ciclo di tre lezioni di storia, tre lezioni per ripercorrere e raccontare la Resistenza tenendo conto dei cantieri di ricerca più nuovi.
Il presidente dell’Istoreto, Paolo Borgna, ha sottolineato che la novità di questo ciclo consiste nel portare le lezioni fuori dalle mura del centro. Si sono svolte infatti al teatro Monterosa di via Brandizzo 65, in Barriera di Milano. Quella Barriera di Milano che fu tra i primi quartieri a vedere, il 28 aprile 1945, sfilare in corso Giulio Cesare, tra due ali di folla entusiasta, i partigiani che liberavano la città. Quella Barriera di Milano, in cui ancora il giorno prima, gli operai avevano scacciato tedeschi e fascisti dalla Grandi Motori, dalla Sima, dalle Ferriere-Savigliano. Un quartiere oggi molto diverso, in cui le grandi fabbriche non esistono più e non mancano le difficoltà, ma che con la ricchezza della sua storia, la pluralità delle sue culture, la vivacità delle sue tante iniziative rappresenta per Torino una risorsa preziosa.
La lezione di Carlo Greppi
Partigiani di tutto il mondo
Nella prima Lezione, Carlo Greppi ha proposto uno sguardo di medio periodo sulle traiettorie biografiche di combattenti che tra gli anni Trenta e gli anni Quaranta hanno lottato contro i fascismi in Europa e in Africa, e in particolare in Etiopia, Spagna e Francia, concentrandosi poi sul caso della Resistenza in Italia, dove migliaia di partigiani stranieri contribuirono significativamente alla Liberazione: una vasta minoranza all’interno di quella vasta minoranza che fu il partigianato italiano.
Proponendo anche contributi audiovisivi – come <i>L’Armée du crime</i> di Robert Guédiguian – e iconografici, dalle tavole di un fumetto alle fotografie dell’epoca, la sua Lezione ha così mostrato la tridimensionalità di un aspetto a lungo trascurato della Resistenza italiana: la sua dimensione transnazionale.
La lezione di Barbara Berruti
Partigiane senza ritorno
Nella seconda lezione Barbara Berruti ha intrecciato tre storie di donne, diverse per età e per appartenenze politiche e sociali. Si tratta di Teresa Noce, Vera Michelin Salomon, Marisa Scala: hanno agito come partigiane in luoghi diversi, in luoghi diversi hanno scontato la pena per la loro dissidenza e in modo diverso hanno interpretato il loro ruolo nell’Italia del dopoguerra. Intorno a loro si muovono tante altre storie di resistenza, in un mosaico complesso che intende restituire tutta la tridimensionalità di quell’esperienza. Che non è stata solo maschile. Come per i partigiani stranieri, la storiografia a lungo si è genericamente limitata a constatare che le donne c’erano, senza mai dire chi erano, che cosa avevano fatto, quale ruolo avevano avuto. Il 1945 è un buon punto di osservazione per le loro vicende: la guerra è finita da pochi mesi e il passaggio dalla guerra alla pace e’ per tutte loro traumatico e complesso.
La lezione di Giovanni De Luna
Partigiani tra la folla
L’interregno è il concetto chiave della terza lezione dedicata a quello che è successo a Milano, il 29 aprile 1945. A piazzale Loreto il vecchio potere, quello dei nazisti e dei fascisti della RSI, non c’è più e il nuovo potere, quello dei partigiani e della Resistenza, non c’è ancora. In quella “terra di nessuno” la folla, per un momento, si è riappropriata della sua piena sovranità. I partigiani, con il loro servizio d’ordine raccogliticcio, erano la rappresentazione della precarietà del nuovo assetto istituzionale, destinato ad essere travolto dalla spontaneità della folla. I cadaveri di Mussolini, della Petacci e dei gerarchi fucilati a Dongo, certificavano la fine della Rsi e, nella loro solitudine, l’abbandono da parte dei tedeschi loro alleati. Il filo conduttore della lezione è stato il diario fotografico di Luigi Ferrario: quella domenica di aprile esce da casa con la sua Leica e cattura le immagini dei partigiani che entrano in città, dei milanesi che applaudono, delle donne rapate, di piazzale Loreto e i corpi in mostra, etc…




