Leggi razziali

In questa pagina sono raccolti materiali e strumenti sul tema delle Leggi razziali varate in Italia tra il settembre e il novembre del 1938. Trovate documenti, testimonianze, unità didattiche, risorse on line che permettono di accedere a siti, mostre, banche dati, attinenti al tema in oggetto.

L’intenzione è di offrire, in particolare alle scuole primarie e secondarie di primo grado, uno strumento a supporto dell’attività didattica. È bene precisare, tuttavia, che tutti i materiali presentati vanno intesi essenzialmente come punto di partenza cui i docenti possono attingere per impostare poi liberamente la loro attività didattica e non hanno, dunque, nessuna pretesa di esaustività.

È bene ricordare che la scuola fu uno dei contesti in cui si manifestarono con maggiore evidenza le intenzioni programmatiche insite nelle leggi razziali, strumento di esclusione feroce e di affermazione di una nuova fase nel totalitarismo fascista, che avrebbe dovuto condurre alla costruzione del “fascismo integrale”, rigurgitante di componenti razziste. E alla scuola doveva essere affidato il compito essenziale di plasmare in tal senso le coscienze fin dalle elementari.

La documentazione copre l’arco temporale 1938-1945 a sottolineare le tragiche conseguenze sviluppatesi dalle leggi razziali sino alla deportazione nei campi di concentramento nazisti.

È auspicabile e molto gradito, a questo proposito, che vengano segnalate e condivise le esperienze didattiche che sul tema dovessero essere realizzate nelle scuole.

Questo canale tematico è a cura di Mario Paschetto (mario.paschetto@istoreto.it) e Riccardo Marchis.

La scuola e le leggi razziali: 1938 Una data assente di Mario Paschetto.

Cronologia leggi razziali e persecuzione degli ebrei in Italia di Brunello Mantelli.

Documenti storici

leggi-razzialiCircolare del Regio Provveditorato agli Studi di Torino in data 18/08/1938 che comunica quella del Ministero dell’Educazione Nazionale, a firma del ministro Bottai, del 6/08/1938 sull’uscita della rivista “La difesa della razza” e l’importanza dell’esecuzione delle leggi razziali nella scuola.

Leggi antiebraiche emanate nel periodo 1938-1945.

Carta della scuola, approvata dal Gran Consiglio del Fascismo nel febbraio 1939

“Norme per l’associazione all’ENIM”, Rivista “Gymnasium”, n. 9, 5 febbraio 1939

“Compiti nuovi della cultura nella scuola”, Rivista “Gymnasium”, n. 10, 20 febbraio 1939

“Certificati di non appartenenza alla razza ebraica”, Rivista “Gymnasium”, n. 1/2, 5/20 ottobre 1939

Norme su “Il Bando dei concorsi”, Rivista“Gymnasium”, n. 5, 5 dicembre 1939

Presentazione di Mario Paschetto

In data 18 agosto 1938 il Regio Provveditorato agli Studi di Torino trasmette alle scuole della provincia la circolare del Ministro dell’Educazione Nazionale Bottai che ha per oggetto la formazione della coscienza razzista e la diffusione della rivista “La difesa della razza”. In essa si dà brevemente notizia dell’uscita del primo numero della rivista per proseguire poi con l’affermazione che il problema razziale costituisce il “principio basilare” della politica del Duce e con la definizione del ruolo fondamentale che la scuola dovrà assumere per l’affermazione della dottrina razzista. Conclude, infine, raccomandando la massima diffusione della rivista in tutte le scuole di ogni ordine e grado.

A partire dall’inizio di settembre del 1938,il governo fascista italiano emana una lunga serie di testi legislativi che ne determinano la politica razziale. Si tratta, fino all’ottobre del 1942, di regi decreti legge e regi decreti; successivamente, con l’instaurazione della Repubblica Sociale Italiana, fino ai primi mesi del 1945, di decreti ministeriali e di decreti legislativi del Duce (senza dimenticare, per tutto il periodo indicato, l’innumerevole quantità di circolari e di altre disposizioni amministrative). La parte più corposa e più nota fa, comunque, riferimento al 1938 e non è certamente un caso che uno dei primi provvedimenti (regio decreto legge 5 settembre 1938, n. 1390) riguardi proprio la scuola.

Documento di grande interesse, in questo contesto, è la Carta della scuola, redatta dal Ministro dell’Educazione Bottai e approvata dal Gran Consiglio del Fascismo il 15 febbraio 1939. In esso viene definito il progetto di riforma della scuola, articolato in ventinove punti, che oltre a tracciare il nuovo ordinamento della scuola fascista, dalla scuola d’infanzia alle superiori, ne sancisce principi, fini e metodi. A questo proposito citiamo testualmente: “La scuola fascista per virtù dello studio, concepito come formazione di maturità, attua il principio d’una cultura del popolo, ispirata agli eterni valori della razza italiana e della sua civiltà; e lo innesta, per virtù del lavoro, nella concreta attività dei mestieri, delle arti, delle professioni, delle scienze, delle armi”.

Tracce della legislazione razziale si trovano anche nelle numerose pubblicazioni “culturali” dell’epoca fascista. Una di queste è “Gymnasium”, rivista bimestrale didattico-letteraria per le scuole medie, pubblicata a Torino dalla SEI a partire dal 1933. Dalle sue pagine, a titolo di esempio, presentiamo: le norme per l’associazione all’ENIM (Ente Nazionale Insegnamento Medio) degli istituti privati di Istruzione media; un articolo di fondo sui compiti nuovi della cultura nella scuola che, nella parte finale, polemizza sui manuali scolastici compilati da autori ebrei; i chiarimenti in merito alle presentazione di certificati di arianità richiesti da molte amministrazioni statali e parastatali per la partecipazione ai concorsi da loro banditi; il bando per l’ammissione ai concorsi e agli esami di abilitazione all’insegnamento nelle Regie scuole.

Materiali Istoreto

1. I diari di vita scolastica

I diari di vita scolastica di Elena Ottolenghi Vita Finzi 1937/1938 e 1938/1939

Diari scolasticiPresentazione di Riccardo Marchis

Si propongono qui due quaderni di scuola di Elena Ottolenghi intitolati, secondo la denominazione data dalla riforma gentiliana, “Diario della vita di scuola” riguardanti rispettivamente l’anno scolastico 1937/1938 e il successivo 1938/1939. Il primo compilato nella terza classe B della Scuola elementare “Rignon” di Torino, il secondo redatto nella quarta elementare della Scuola ebraica “Colonna e Finzi” della stessa città, frequentata dopo l’entrata in vigore delle leggi razziali [Alcune notizie sulla “Colonna e Finzi” sono reperibili in Cristina Bonino, La scuola ebraica di Torino, 1938-1943, in Bruno Maida ( a cura di), 1938 I bambini e le leggi razziali in Italia, Firenze, Giuntina, 1999, pp. 65 e ss.]. I due quaderni mostrano elementi di continuità e differenze che meritano di essere anticipate per ciò che rivelano del passaggio tra la vita precedente e il dopo, indelebilmente segnato dall’applicazione delle inique leggi.

In quelle pagine vi è una sostanziale continuità nell’attenzione riservata alle ritualità, alle mete e agli appuntamenti del regime così come ai fasti di casa Savoia, vissuti come un connotato sostanziale della scuola ormai fascistizzata, da cui non era pensabile scartare, quand’anche ve ne fosse stata l’intenzione, nell’una come nell’altra scuola. Quaderni consimili a questi, compilati a partire dalla seconda elementare, avrebbero dovuto garantire uno spazio di espressione libera e creativa degli allievi e, in parallelo, le annotazioni dei docenti denominate “Cronaca della scuola” avrebbero dovuto consentire di cogliere la “scuola nella sua vita”, nonché servire a “scoprire il segreto dell’effettiva scuola”. Questo almeno nelle intenzioni dell’estensore dei programmi delle elementari del 1923, Giuseppe Lombardo Radice; presto però di questa documentazione si era appropriata, secondo il proprio spirito, la scuola fascista, trasformandoli in strumenti di vigilanza e di misura della propria capacità di plasmare le giovani generazioni, quanto in profondità si sarebbe meglio visto negli anni a venire. Tuttavia, già nei tempi del consenso, dai quaderni di “Diario” si esprime per qualche misura un’infanzia autenticamente curiosa e vivace che trapassa le pose proposte, e qualcosa delle parole e dei disegni parla dei piccoli autori, sino a restituire al termine “diario”, che campeggia nella prima pagina a mo’ d’intitolazione, una certa verosimiglianza.

Nelle annotazioni di Elena, poi, si aggiungono ai momenti di vita di scuola, piccoli quadri di vita domestica, tratti dalla quotidianità e dalle vacanze scolastiche che disegnano una serena famiglia borghese intenta al pari di ogni altra nelle occupazioni e nelle cadenze di un’esistenza tranquilla, segnata all’improvviso dalla dolorosa scoperta di una diversità impensata e incomprensibile.

A distinguere le annotazioni dei due quaderni giungono le notizie sui momenti salienti del calendario di vita ebraico e sulle funzioni religiose, suggeriti sicuramente dal nuovo contesto e richiamati alla vigile sensibilità e all’intelligenza di Elena dai discorsi uditi in casa, che parlano di angosciose e dure scelte di esilio, di perdite di affetti che la inducono a espressioni serie e inusitate per lei anche nella forma: “Rabbrividisco al pensiero che, forse, dovrò anch’io allontanarmi dalla mia adorata Italia (20 aprile)”.

Ma il punto centrale delle differenze tra i due quaderni sta nel racconto della sua esclusione dalla scuola pubblica e della separazione dall’amata maestra, annunciato nelle ultime pagine del quaderno 1937/1938 e descritto lungo l’arco dell’intero anno scolastico successivo, con un crescendo d’intensità che commuove. Nelle pagine del 1938/1939 vi è infatti il diario di una perdita, che non ha consolazione pur con il costante e, se possibile, accresciuto affetto della famiglia e con i successi raccolti anche tra i nuovi compagni. E’ un dolore che si rinnova ad intervalli sino a chiarirsi alla mente di Elena attraverso le forme sfuggenti e rivelatrici di un sogno, nel quale essa esprime a se stessa ciò che fino ad allora aveva tentato di non dirsi: “[…] io non potrò più stare con quella maestra che mi insegnò a leggere, a scrivere … e piansi, piansi, piansi … e poi mi svegliai sempre molto triste e con gli occhi bagnati (18 aprile)”.

I due quaderni, in definitiva, servono per avvicinarsi a capire che cosa abbiano significato le leggi razziali per chi le subì bambino. E non solo. Lo sguardo spaesato e spiazzante di Elena, che non riesce e non può darsi ragione, rappresenta – in nuce – lo stupore e l’angoscia di chi visse adulto gli stessi momenti, di colpo relegato in un mondo di discriminazioni e disuguaglianza.

Suggerimenti didattici

Diversi gli approcci possibili a queste fonti, a seconda dell’età degli allievi e degli scopi didattici per i quali saranno analizzate. Un elemento di partenza comune che si ritiene di proporre è la ricerca dei personaggi che si affacciano nelle annotazioni di Elena, registrando per ognuno i ruoli e le relazioni che li legano. Inoltre si propone di annotare i fatti della “grande” storia che si presentano al chronicon. Un’ulteriore proposta potrebbe consistere nella ricerca di notizie relative ad alcuni personaggi individuati. Per esempio si potrebbero ricercare notizie riguardanti la sua compagna Nora Böhm (7/10/1938 e 20/2/1939) attraverso il racconto L’anello della nonna Rita, pubblicato su Ha Keillah, bimestrale ebraico, febbraio 2008, n. 1.

Relativamente ad Elena daremo noi qualche notizia per venire incontro alla legittima curiosità dei lettori: all’immagine della bambina dai capelli rossi che ci viene incontro dal veloce ed ironico ritratto tracciato da Aldo Zargani nel suo Per violino solo (Bologna, 1995, pp. 73 e ss.) e a quelle che ricaviamo dai suoi quaderni, possiamo accompagnare l’immagine sorridente di un’affabile signora che porta nello sguardo la stessa vivace intelligenza e nelle parole, per chi abbia la fortuna di ascoltare la sua testimonianza nelle scuole, la sensibilità ed il ricordo di chi visse quel tempo e il successivo periodo delle persecuzioni nazifasciste, a cui riuscì a sfuggire con i suoi genitori [Alcuni estratti di una sua intervista appaiono in Sonia Brunetti, Fabio Levi (a cura di), I nonni raccontano, in 1938. I bambini e le leggi razziali, cit. pp. 119 e ss.].

2. Testi scolastici

Libri di Stato, testi per docenti, educatori e studenti

Testo1Presentazione
di Magda Morezzi

L’ “educazione al razzismo” operata dalla scuola fascista appare evidente dalla lettura dei testi scolastici dell’epoca, in un crescendo in cui il razzismo assume un carattere centrale nella visione della cultura che il regime intende trasmettere agli studenti e, tramite loro, a tutto il Paese. L’interpretazione della realtà e della storia offerta alla scuola, con i costanti richiami alle radici nazionaliste e colonialiste della vocazione imperiale fascista, ribadisce l’esaltazione della superiorità della “razza italica” a partire dalle sue vagheggiate origini romane. La grande guerra e la vittoria sono presentate come punto di partenza della rivoluzione fascista e dell’orgoglio di razza, le conquiste coloniali sono viste come un capitolo eroico della grandezza del popolo italiano, capace di portare tra i “selvaggi” la sua superiore e benefica civiltà.

Nel testo unico di Stato (imposto alla scuola elementare con la legge del 7 gennaio del 1929, diffuso in tutta Italia dall’anno scolastico1930/1931 e aggiornato ogni tre anni) si trovano fin dall’inizio ampi spazi di esaltazione nazionalistica, militaristica e imperialistica dettati dal Regime a cui si aggiungono con il varo delle leggi razziali pagine esplicitamente razziste e antisemite.

La prima Dichiarazione della Carta della scuola (varata nel 1939 dal ministro dell’Educazione nazionale Giuseppe Bottai) nel suo perentorio riferimento agli eterni valori della razza italiana proclama tale indirizzo. Nei libri rivolti ai docenti, che devono operare nella scuola e nelle colonie estive, molte pagine sono dedicate alla razza e le discriminazioni sono introdotte a fianco delle provvidenze come strumenti di difesa della razza italica. Non va poi dimenticata l’azione svolta dalla Gioventù italiana del littorio (GIL), istituita il 27 ottobre 1937 per raccogliere in una sola organizzazione i giovani dai 6 ai 21 anni e direttamente dipendente dal Partito nazionale fascista. Attraverso questo canale, che opera a fianco della scuola inquadrando tutti i giovani, viene ampiamente diffusa una pubblicistica pesantemente razzista.

Al Primo libro del fascista, edito nel 1937 dal Partito nazionale fascista per trasmettere ai giovani i fondamenti della formazione fascista, segue nel 1940 il Secondo libro del fascista, completamente dedicato al tema della razza. I due testi vengono poi pubblicati insieme in un unico libretto nel 1941. In questa edizione complessiva i discorsi sulla rivoluzione fascista, il Duce, il partito, lo stato corporativo e l’autarchia occupano un centinaio di pagine, la trattazione del tema della razza quaranta pagine. Tale proporzione conferma che il Regime considera tale argomento centrale nella formazione dei giovani. Il libretto si presenta nella parte finale come una sorta di “catechismo” del razzismo, poiché è organizzato in domande e risposte intitolate “Che cosa devo sapere sulla razza”. Il suo acquisto viene ripetutamente caldeggiato dal Ministro Bottai, che si rivolge ai Provveditori e ai Presidi perché lo diffondano tra gli alunni. Insistono con grande enfasi sul tema della razza anche le riviste e le attività culturali promosse sempre dal Partito nazionale fascista e rivolte ai giovani di diverse fasce di età. Non sono immuni da influenze razziste neanche i libri che i giovani potevano leggere privatamente, perché il filtro del Partito nazionale fascista si spinge fino al controllo di tali letture, attraverso capillari indagini svolte attraverso la scuola.

3. Interviste

Elena Recanati [pdf] ed Enrica Jona [pdf] Estratti delle interviste del 1982

Aldo Zargani e Giorgina Arian Levi Video interviste

Testo2Presentazione di Barbara Berruti

Tra il 1982 e il 1985 è stata condotta dall’Università di Torino in collaborazione con l’Aned (Associazione nazionale ex deportati) una campagna di interviste a reduci dai campi di concentramento e di sterminio nazisti residenti in Piemonte. In tre anni sono state raccolte 219 testimonianze a deportati politici e razziali: queste sono state registrate su audiocassette e in seguito sbobinate, per un totale di circa 10.000 pagine. Nell’intenzione dei promotori le testimonianze non dovevano limitarsi al racconto dell’esperienza concentrazionaria, ma restituire delle “Storie di vita”. È così possibile oggi rintracciare all’interno di quell’archivio percorsi biografici complessi che restituiscono memorie di guerra, di resistenza e di persecuzione razziale. [Per maggiori informazioni sull’Archivio della Deportazione piemontese, consulta la pagina corrispondente di Archos].

Tra le varie testimonianze, abbiamo estratto due memorie di donne che insistono con particolare attenzione sugli effetti immediati della legislazione antiebraica poiché per entrambe è centrale nel racconto autobiografico la percezione che le rispettive tragedie personali e familiari abbiano avuto inizio non tanto con la guerra ma con l’entrata in vigore delle leggi razziali.

La prima intervista è a Elena Recanati (Torino, 1922-1984), figlia di un ebrea tedesca e di un ufficiale italiano, ultima di 5 fratelli, frequenta il liceo classico Vittorio Alfieri fino alla seconda liceo quando è costretta ad abbandonare la scuola per ragioni razziali. Anche i fratelli perdono i loro impieghi. Il trauma è per lei molto forte. Nel 1940 il padre decide di emigrare con tutta la famiglia in Argentina ma Elena non li segue perché sceglie di sposare il suo primo amore, Guido Foà, conosciuto negli anni del ginnasio, con il quale torna a Torino. Sfollata con il marito e con il suocero a Feletto, il 9 agosto del 1944 viene arrestata con tutti loro e con il figlio di 9 mesi dalla Xª Mas. Il figlio viene messo fortunosamente in salvo durante la detenzione alle Nuove, Elena torna da Auschwitz, mentre il marito e il suocero non fanno ritorno.

La seconda intervista è a Enrica Jona (Asti, 1910-2000), figlia di ebrei piemontesi, prima di cinque fratelli, viene allontanata dall’insegnamento a causa delle leggi razziali. Il più piccolo e il più promettente dei suoi fratelli, Lino Jona, rivela un’acuta e precoce percezione della complessiva portata della legislazione antiebraica e negli anni della guerra si dedica con passione ad aiutare gli ebrei stranieri internati nei paesi dell’Astigiano fino alla morte improvvisa, avvenuta il 18 dicembre del 1942. 
Enrica viene arrestata ad Asti il 25 maggio 1944 e poi trasferita a Fossoli e di qui deportata ad Auschwitz il 26 giugno 1944. Sopravvive. Il 27 maggio 1944 avviene l’arresto dei genitori, Olga Levi ed Leopoldo Ezechia Jona che sono uccisi ad Auschwitz all’arrivo del trasporto il 2 agosto 1944. Le sorelle Elda e Laura riescono a trovare rifugio presso dei contadini e a salvarsi, così come il fratello Donato, entrato nella Resistenza.

Nel corso del 2005 è stata poi registrata una serie di video-interviste per la realizzazione dell’allestimento interattivo permanente, a cura dell’Istoreto, “Torino 38-48. Dalle leggi razziali alla Costituzione”, dedicato alla storia di Torino dall’introduzione delle leggi razziali fino alla Liberazione e all’entrata in vigore della Costituzione repubblicana. L’allestimento è collocato al Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà. Le interviste riguardano testimonianze sui luoghi della città significativi per la storia del periodo, collegate all’interno del percorso espositivo. Tra di esse ne proponiamo due, rilasciate da Aldo Zargani e da Giorgina Arian Levi, che contengono riferimenti al tema delle leggi razziali.

Per ascoltare e leggere integralmente le interviste a uomini e donne deportati per ragioni razziali è necessario venire presso la sede Istoreto, in via del Carmine 3 a Torino. Il senso complessivo del lavoro svolto attraverso le interviste alle donne deportate si può cogliere attraverso la banca dati Donne nella deportazione piemontese.

4. Interventi radiofonici

Trascrizione dell’intervento radiofonico di Roberto Farinacci [pdf] sui “Motivi essenziali della difesa della razza” in data 23 gennaio 1940, tratto da La radio rurale: pubblicazione mensile dell’Ente radio rurale, n. 5, (1939-40), p. 1

Testo3Presentazione di Riccardo Marchis

L’anno scolastico 1934/1935 rappresenta l’anno di sviluppo delle trasmissioni per le scuole, che vengono dotate di impianti di diffusione nelle aule e di apparecchi radio che trovano posto, troneggianti, nello studio del Preside o del Direttore. All’interno dei registri di scuola viene predisposto uno spazio per annotare quali siano le radiotrasmissioni ascoltate dalle singole classi e al termine delle lezioni risulta compilato un lungo elenco.

Nella scuola elementare “Margherita di Savoia” di Torino, per esempio, nell’anno scolastico 1938/1939 la classe IVª maschile del maestro Villani ha ascoltato le seguenti conversazioni:

18 XI Discorso di S. E. Bottai Ministro dell’Educazione Naz [ionale]
5 XII Che l’inse? [commemorazione di G.Battista Perasso, il balilla per antonomasia, ndr.]
7 XII L’Arca di Noè
14 XII L’eroico portaordini
16 I Caio Duilio
20 IV Il discorso del Duce sull’Esposizione del 42

E il maestro Zanon della classe IIIª maschile:

1 febbraio 1939 Glorie di Legionari Interessante per gli alunni
4 febbraio 1939 Amor di Mamma Commovente
7 febbraio 1939 Niente sprechi!
22 febbraio Pier Fortunato Calvi! Ha destato molto interesse e commozione
15 marzo Siculi Picciotti E’ stata ascoltata con viva attenzione
17 marzo Eroi del mare
18 marzo Sogno di uno sgrammaticato Ha destato ilarità
22 marzo L’ardente vigilia
31 marzo S. Tarcisio Molto interessante e assai commovente
[…] Molti disegni radiofonici Interessava molto gli alunni

Particolare impulso all’iniziativa era venuta dall’istituzione dell’Ente radio Rurale (1933), pensato per dare penetrazione in ogni dove alla propaganda e alle politiche educative del regime, ma le trasmissioni trovano posto anche nei palinsesti dei programmi nazionali ormai consolidati, per quanto la loro capillare diffusione nelle campagne trovi inizialmente dei limiti nell’ampiezza della rete elettrica. Nell’anno scolastico 1939/1940, successivo all’emanazione delle leggi razziali, opera una circolare ministeriale (la n. 22389 del 18 ottobre 1939) che prevede specifici radioprogrammi per le scuole, suddivisi per tipologia e livello.

Sul tema risultano di utile consultazione le seguenti opere, corredata ciascuna di antologie di testi:

Alberto Monticone, Il fascismo al microfono. Radio e politica in Italia (1924-1945), Roma Studium, 1978.

Franco Monteleone, Storia della radio e della televisione in Italia. Società, politica,strategie, programmi (1922-1992), Venezia, Marsilio, 1992.

Gianni Isola, L’ha scritto la radio. Storia e testi della radio durante il fascismo (1924-1944), Milano, Bruno Mondadori, 1998.

Archivi scolastici

Testo4Direzione Didattica Margherita di Savoia

ITC Quintino Sella

SMS Marconi

ITIS Paravia

Presentazione di Daniela Marendino

In questa sezione sono presentati documenti amministrativi (circolari direttive relative all’applicazione delle leggi, ordini di servizio, interpretazioni, risposte a quesiti) provenienti dagli archivi scolastici. Negli archivi scolastici i documenti che permettono di ricostruire l’impatto che le leggi razziali del 1938 hanno avuto sulla vita di circa 50.000 cittadini italiani (all’epoca, in Italia, la proporzione della comunità ebraica è di circa 1 su mille abitanti) sono raramente accorpati sotto un’unica categoria documentaria: è quindi difficile trovare fascicoli o faldoni nei quali siano riuniti tutte le circolari e le disposizioni, gli elenchi e fascicoli personali di alunni e docenti allontanati. Solitamente la corrispondenza in entrata e in uscita da una scuola viene protocollata e smistata secondo un titolario di classificazione (fornito dal Provveditorato): ad esempio tutte le circolari che riguardano l’arredo scolastico saranno messe insieme.

Come si può notare dalle segnature archivistiche, i documenti selezionati provengono da fascicoli che contengono le pratiche più disparate: dall’organizzazione generale della scuola, all’orario scolastico, all’iscrizione degli alunni, ai fascicoli personali dei docenti, persino agli arredi scolastici e ai libri di testo. Questo dato apparentemente incongruente con l’accurata precisione che caratterizza prima la ricerca (censimenti ripetuti della popolazione) e poi la cacciata degli ebrei, ne riflette invece pienamente l’intento: queste persone devono semplicemente scomparire, quindi l’inventiva dei legislatori spazia in qualsiasi settore che renda visibile anche solo il loro ricordo. Pertanto: allontanamento di ogni alunno e docente ebreo (vedi alla voce: organizzazione scolastica e fascicoli del personali), nessun libro scritto da ebrei può essere adoperato (vedi alla voce: libri di testo) né carte geografiche (vedi: arredi scolastici).

Unità didattiche

Testo5

Presentazione di Mario Paschetto

Proponiamo in questo spazio delle unità didattiche e una bibliografia ragionata, con l’intenzione di offrire sia esempi concreti su cui riflettere e ragionare sia materiale già pronto per un utilizzo immediato.

La professoressa Margherita Curato relaziona in merito ad un’attività laboratoriale svolta nell’anno scolastico 1998/99 con un gruppo di lavoro di dieci studentesse di una classe terza del Liceo Alfieri di Torino. Tale attività costituisce un interessante esempio di ricerca effettuata con l’utilizzo di fonti di archivio scolastico.

Le quattro unità didattiche, Gli ebrei in Italia, Le leggi razziali, Il razzismo (La politica coloniale italiana) e La persecuzione, invece fanno parte di un percorso didattico più ampio (sostanzialmente un modulo) che ha per argomento la Shoah in Italia.

L’obiettivo è quello di fornire ai docenti quattro unità didattiche che si integrino e che si completino ma, nello stesso tempo, possano essere utilizzate anche singolarmente, a seconda del contesto scolastico, del tempo a disposizione e degli interessi specifici manifestati dalle classi che ci lavoreranno. E’ appena il caso di ricordare che le singole unità didattiche costituiscono soltanto una traccia (o meglio una proposta) per le attività che i singoli docenti decideranno di intraprendere. Ognuna di esse è corredata di un certo numero di documenti storici da utilizzare per l’attività didattica (e questo ci sembra il loro valore aggiunto) e contiene una scheda introduttiva che elenca contenuti, prerequisiti, obiettivi, metodi, strumenti e valutazione. Inoltre, per motivare lo studio del passato, inizia il suo percorso partendo dal presente per poi ritornarvi circolarmente alla fine.

Le ud sono state stata pensate e calibrate per le classi quinte della scuola secondaria, più precisamente degli istituti professionali (da qui la sua struttura modulare) ma, ovviamente, non si rivolgono solo a questi ultimi.

Altre risorse on line

A noi fu dato in sorte questo tempo 1938-1947, sito che presenta l’omonima mostra a cura dell’Insmli, 2010

La menzogna della razza: fotogrammi per la mostra, filmato Lepida TV, produzione IBC Emilia Romagna, 1994

La persecuzione degli ebrei in Italia 1938-1945, mostra a cura del CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea)

Torino 1938-1948. dalle leggi razziali alla Costituzione, percorso multimediale permanente presso il Museo Diffuso di Torino, a cura dell’Istoreto)

“A difesa della razza”. Ideologia e applicazione delle leggi antiebraiche all’Università di Torino. 1938-43 con documenti dell’Archivio storico dell’Università di Torino

Cronaca di un anno 1938 la Biblioteca Nazionale Braidense ha riportato gli articoli del 1938 tratti dal Corriere della Sera riguardanti la razza e il razzismo. Dalla stessa pagina si accede alla mostra del 2009 dedicata all’applicazione delle leggi razziali nell’editoria e nelle biblioteche.

Torino 1938/45 la città delle Leggi razziali, a cura dell’Istoreto

Archivio della deportazione piemontese (ADP), a cura dell’Istoreto

Ebrei in fuga attraverso le Alpi. Juifs en fuite à travers les Alpes, CD-Rom a cura dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Cuneo

Museo virtuale delle intolleranze e degli stermini ospitato da Istoreto



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