Venerdì 21 giugno ore 17,30 Sala Memoria delle Alpi, Palazzo San Celso, piazzetta Antonicelli  – Torino

Ne discutono con l’autrice, PAOLA VALABREGA

PIERO BIANUCCI, “La Stampa”, MIRNA CICIONI, Università di Melbourne, ROBERTA MORI, Centro Internazionale di Studi Primo Levi, Torino

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Pochi sanno che Primo Levi, oltre che autore di Se questo è un uomo, è stato un enigmista. Amava ingegnarsi con i giochi linguistici. Un giorno inviò a un grande specialista come Giampaolo Dossena un rebus disegnato su uno dei primi computer Macintosh. G elìde M anitra scura TE. Ne risulta una frase: Gelide mani trascurate.

Proprio alla predilezione per le mani nella descrizione dei suoi personaggi e alle conseguenze esistenziali che da questa scelta derivano è dedicato uno dei saggi qui raccolti.
La metafora del rebus serve a definire una strategia per interpretare l’opera di Levi che si presenta più complessa di quanto possa apparire. Questi saggi tentano di ricostruire alcuni aspetti del suo pensiero, di andare al di là della prima superficiale lettura.
Il volume comprende articoli che coprono un periodo che va dal 1981, anno di un’intervista che lo scrittore ha rilasciato all’autrice, al 2023. L’intervista metteva in luce tematiche in seguito esplorate: la presenza dell’esilio e di quei temi cari all’ebraismo orientale distrutto dai nazisti; la concezione del Tempo che, partendo dalle teorie di Einstein, approda alla definizione del tempo soggettivo; la forte influenza, a volte inconsapevole, degli studi classici quale garanzia di autorità. L’analisi del racconto Carbonio rivela la sua aspirazione a superare l’aridità della vita: la scienza, espressione dell’anima razionale, si coniuga qui con un illusorio sogno di immortalità. L’ultimo saggio va alla ricerca di quegli indizi sparsi e rinnovati nei suoi libri con riferimenti sempre più intensi fino ai Sommersi e salvati al fine di ricostruire l’ossessione del superstite, l’ansia di capire come la sua salvazione abbia potuto avvenire a scapito di altri. Il libro si propone di ricomporre in un disegno organico una trama di pensieri ai quali lo stesso scrittore non ha saputo dare una forma compiuta, come un rebus irrisolto.

Paola Valabrega, si è laureata presso l’Università di Torino con una tesi su Primo Levi, relatore il professor Guido Davico Bonino, con cui ha curato l’antologia Il tesoro della poesia italiana (Mondadori,1982). Dalla tesi di laurea è tratto il suo primo saggio raccolto in Primo Levi, Antologia della critica curata da Ernesto Ferrero (1997). Ha collaborato con il Centro internazionale di studi ”Primo Levi“, pubblicando Fioca e un po’ profana. La voce del sacro in Primo Levi (con Alberto Cavaglion, Einaudi, 2018) e tenendo un corso di formazione sul Sistema periodico (Il volume più primoleviano di tutti, 2020) con un laboratorio sulla analisi del racconto Carbonio. Alcuni suoi saggi sono apparsi in: “Studi piemontesi”, “Cartevive”, “La rassegna mensile di Israel”, “Riga”.

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